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  • Milanmania: panchina inaffidabile, Montella non deve fare turnover

    Milanmania: panchina inaffidabile, Montella non deve fare turnover

    • Luca Serafini
    L'illusione è dolce per sua natura e anche se nessuno ragionevolmente ha mai pensato che il Milan potesse competere per lo scudetto, l'idea di una notte in testa alla classifica era romantica e suggestiva. Avrebbe aiutato a resuscitare un campionato ucciso da 5 anni. È il modo in cui la sveglia è suonata a lasciare un po' storditi. Restano da una parte le considerazioni positive fatte in queste settimane, dall'altra i limiti oggettivi della squadra quando - invece di aspettare - è costretta a giocare. Soprattutto in termini di qualità, variabili, fantasia.

    Da qui partono le responsabilità di Montella che nella brusca caduta di Genova ci ha messo parecchio del suo. Le fonti di gioco rossonere hanno nelle due fasce una risorsa primaria: Niang e Bonaventura da una parte, Abate e Suso dall'altra (tra l'altro proprio questi ultimi hanno innescato Locatelli nell'azione del gol alla Juve). Perché Abate avrà pure lacune difensive tradotte in blackout ondivaghi pericolosi, ma nella spinta e negli inserimenti è certamente prezioso. Non solo Montella li ha improvvisamente messi a riposo entrambi, ma ha riproposto il fantasma giapponese che speravamo essere stato definitivamente escluso dal progetto, accompagnandolo sul suo binario morto da un centrocampista nel ruolo di terzino destro. Rendendolo il colpevole principale dell'1-0 subito a Marassi. Quando uno scellerato Paletta ha completato l'opera, il cambio di Bacca e non di Honda per inserire Gómez è stato sorprendente, fino alla riesumazione di Luiz Adriano al momento (tardivo) di richiamare il nipponico ossigenato. Così il Milan, che già giocava in 10 dall'inizio della partita come sempre quando si affida a Honda, ha di fatto concluso in 9.

    Eppure Lapadula, che a Verona si era dato da fare parecchio anche nel primo tempo con il Milan in difficoltà, dovrebbe essere assai più avanti nel "progetto" rispetto appunto a Luiz Adriano che non pare più calciatore da un anno e mezzo. Con un centrocampo così limitato nella costruzione del gioco, a Genova sono rimasti soltanto Niang e Bonaventura a sbattere le corna contro il muro rossoblù, guarda caso la palla-gol più pericolosa stava capitando sui piedi del terzo uomo di quella corsia, De Sciglio.  Caro Montella, non sappiamo cosa vedi ogni giorno a Milanello in Honda e Luiz Adriano, non sappiamo come possa nascere l'idea di Poli terzino, ma quello che continuiamo a vedere noi è che purtroppo questa rosa non va oltre i 12-13 giocatori e a quelli bisogna continuare ad affidarsi. A costo di spremerli. Non si dice che sia questo l'unico vantaggio di non avere le coppe?

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