Parte la Coppa d'Africa: favorito il Ghana, la stella sparita nel buco nero
14/01/2017, 15:30
di Stefano Benzi
La formula di questa edizione di Coppa d’Africa, così come quella che nel 2019 si terrà in Cameroon, continuerà a ospitare sedici squadre: ma già oggi per il 2021 si parla di una formula a ventiquattro squadre per allargare i confini e cosentire altri esordi che a oggi sono stati davvero molto limitati. 

La Costa d’Avorio, che ha vinto un titolo continentale inseguito per dieci anni senza Drogba e solo ai calci di rigore battendo il Ghana in una finale infinita, difende il suo secondo titolo. Il Gabon, forte di Aubemeyang, è padrone di casa e ha una signora squadra (Bouanga, N’Diang, Lemina…): ma la difesa non è certo il suo lato forte e il girone in cui è stato inserito non è tenero considerando Cameroon, Burkina Faso e Guinea-Bissau, l’unica formazione esordiente di questa edizione (ha eliminato Congo e Zambia). Algeria, Tunisia, Senegal e Zimbabwe sono agglomerati in un Girone B davvero imprevedibile. Rischiano anche i campioni della Costa d’Avorio, promossi per un solo punto in un girone di tre squadre davanti a Sudan e Sierra Leone; era il gruppo che ospitava anche il Gabon prima che la CAF decidesse di cambiare sede degradando il Girone e cancellando dalla competizione la squadra che avrebbe poi ospitato il torneo.  

Nel Girone D ritroviamo l’Egitto, star assoluta del torneo africano con sette vittorie, otto finali e ben quattordici semifinali nel proprio database: ma i faraoni, che hanno attraversato una stagione politica drammatica che non ha risparmiato il calcio e l’organizzazione di club e nazionali, devono rialzarsi e dimostrare di essere in grado di giocare a pallone senza l’esercito a bordocampo. Giocheranno con Mali, Ghana e Uganda. 

Favorite? Sulla carta l’Egitto può far valere un grande desiderio di rivalsa e di riscatto, il Gabon ha una squadra sufficientemente competitiva e il Congo ha le qualità offensive devastanti di Mbokani. Senegal, Algeria, Tunisia… tutte outsider. Se proprio dovessi giocarmi una camomilla – non scommetto mai e non distinguo una quota under da una quota goal – direi Ghana. Per la qualità ma anche per la legge dei grandi numeri: squadra straordinaria con gli Ayew e Asamoah, diversi giovani interessanti come Tetteh, Ofori e Tekpetei in una struttura molto solida e consolidata. Nelle ultime cinque edizioni il Ghana è sempre arrivato in semifinale giocando il calcio più bello e spettacolare: ma non ha mai vinto. Tant’è che in patria qualcuno sosteneva che il loro soprannome Black Star dovesse essere cambiato in Black Hole. Chissà che stavolta le stelle non possano uscire dal buco nero che li ha imprigionati dal 1982 – ultima vittoria (ai rigori) contro la Libia sotto gli occhi di un Gheddafi sotto shock. 

Leggenda narra che negli spogliatoi, dopo la partita, il colonnello avesse urlato di tutto a squadra e giocatori per la brutta figura in diretta tv: minacciava a gran voce campi di lavoro per tutti dopo quello che doveva essere il suo momento di massima gloria e invece fu un dramma… E il dramma aveva l’aspetto di un ragazzo apparentemente gracile e dalla corsa strana, mai regolare né particolarmente coordinata ed elegante. Ma con un possesso palla sontuoso. “Dovevate tirarlo fuori dal campo a calci fin da quando è entrato…” perché in effetti dopo che entrò lui dalla panchina, il grande Abedi Pelé, la Libia non fece altro che inseguirlo per il campo inutilmente. La squadra perse ai rigori, il colonnello perse le staffe e Abedi Pelé tornò in patria a diciassette anni con il soprannome di “The King”. Oggi in campo giocano i due figli, gli ormai maturi Andrew e Jordan ovviamente soprannominati “I principi”. A loro il Ghana chiede la stessa grande impresa che riuscì a papà. 
Stefano Benzi
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