Pepito Rossi in campo per la Clinton
07/11/2016, 17:30
di Marco Bernardini
Anche una sola goccia può contribuire a formare il mare. Come dire che, in caso di consultazione popolare, anche un voto può risultare molto importante. Il mondo intero, in queste ore, guarda con legittima apprensione verso gli Stati Uniti d’America e si interroga su quello che potrebbe essere il panorama politico e sociale internazionale a seconda di chi diventerà il nuovo presidente degli Usa. Non ci sarà da attendere troppo. Domani sera alle sette, l’una di notte in Italia, gli americani avranno scelto chi sarà il nuovo inquilino della Casa Bianca e nel giro di poche ore il risultato del successivo spoglio elettorale verrà reso ufficiale in tutto il pianeta.

Mai come in questo momento storico una consultazione elettorale che riguarda uno fra i Paesi più potenti dell’intero pianeta risulta essere così nevralgica e per certi versi sconcertante. Per la prima volta nella storia dell’America,  infatti, tra i due candidati alla presidenza si è sviluppata una autentica guerra combattuta con armi che di politico avevano davvero ben poco. Cedendo al trend del gossip e della calunnia sia Trump e sia la Clinton si sono scambiati colpi da kappaò di natura sessuale e sessista quasi che il destino di un Grande Paese dove la democrazia è sempre stata rispettata possa transitare attraverso una fellatio con una minorenne o le mani sul sedere di una bella sconosciuta incontrata in ascensore. Miserie e nefandezze che il popolo statunitense non meritava e che mortificano la stessa storia dell’intera America dei grandi padri fondatori.

Ma tant’è, questo oggi passa il convento e occorre prenderne atto senza la possibilità di reagire anche se di mezzo esistono l’equilibrio e il futuro del mondo. Al limite ci si può soltanto rammaricare per il fatto che una precisa e incontrovertibile regola legislativa abbia impedito a Barak Obama di ricandidarsi per un nuovo mandato. Sotto la sua presidenza, infatti, gli Usa hanno potuto vivere sul serio un nuovo new deal caratterizzato  da scelte politiche e sociali democraticamente rivoluzionarie (una su tutte la protezione sanitaria estesa a ogni cittadino senza distinzione di classe) mai attuate in precedenza.

Il secondo motivo di rammarico, ancora più serio, riguarda l’esclusione forzata dalla competizione del democratico Sanders lui che davvero avrebbe potuto presentare con pieno diritto, per ideologia e per progettualità,l’intero popolo americano. Al contrario ci troviamo di fronte alla scelta obbligata tra due personaggi entrambi e per differenti motivi al limite della presentabilità. 

Il primo, Donald Trump, addirittura disgustoso per ciò che pensa, ciò che dice e quel che di terribile afferma di voler fare in caso di successo. Hillary Clinton che si trova sul confine della legalità o comunque del buon gusto e che comunque rappresenterebbe il minore tra i due mali. Il che non è confortante. Il guaio maggiore è, in ogni caso, determinato dal fatto che il risultato di queste elezioni riguarderà ufficialmente gli Usa ma condizionerà pesantemente il mondo intero e il futuro dell’umanità per ragioni che è inutile stare a riproporre poiché le conoscono anche i bambini.

Tornando alla goccia nel mare. Vale la pena sottolineare che ance il mondi dello sport si sta schierando a favore della Clinton seppure in maniera “montanelliana” della serie “Mi turo il naso e vado a votare”. Per quel che ci riguarda da vicino è proprio di oggi l’appello che Pepito Rossi, ex bomber viola ora al Celta di Vigo, lancia ai colleghi e suoi compatrioti visti che lui è nato nel New Jersey: “Voterò per la Clinton non perché mi piaccia ma perché non voglio che la Casa Bianca venga occupata da un pazzo scatenato. Il mio presidente ideale sarebbe stato Sanders, ma purtroppo non è possibile”. E la curiosità di conoscere ora diventa ansia.
Marco Bernardini
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