Per la Juve sembra tutto facile, ma il Pescara non si è 'scansato'
20/11/2016, 00:00
di Giancarlo Padovan
Controllo, non spettacolo. Ma un 3-0 è sempre un buon risultato, anche se rimediato contro il Pescara. Soprattutto se lo si fa con mezza squadra risparmiata per la trasferta di Siviglia (martedì ci si gioca il primo posto nel girone), chiusa senza infortuni (Lichtsteiner ha avuto solo un problema di stomaco) e senza alcun affanno. La Juve non cambia mai. O vince (undici volte in questo campionato) o perde (solo due volte) ed è questo - vincere tanto e perdere pochissimo - a fare la differenza.

Come da sempre in casa-Juve conta vincere, non importa come. Neppure il Pescara vellica qualche appetito diverso da quello del risultato. Esso arriva con qualche stento di troppo nel primo tempo (gol di Khedira, il terzo in campionato, questa volta dopo scambio stretto in area con Mandzukic), per una partita tenuta troppo a lungo sotto ritmo. Infatti il vantaggio si colloca al 36’ dopo che il Pescara avrebbe potuto sfruttare meglio un’occasione colossale capitata a Caprari. Tutto nasce da un errore in uscita di Bonucci (uno dei meno concentrati)  che regala palla a metà campo. Sul lancio di Campagnaro, la linea difesa juventina è sguarnita di uomini, tranne il solo Rugani che arretra e cerca di disturbare Caprari sulla battuta. Operazione riuscita, tanto che il pallone, ghiottissimo, finisce fuori.

In porta nella Juve c’era Neto. Fuori, oltre a Buffon, anche Benatia (leggermente acciaccato), Chiellini, Pjanic e Dani Alves. Se si includono gli infortunati (Barzagli, Dybala, Piaca), la Juve poteva sembrare ai minimi termini e le scelte di Allegri un po’ temerarie. Invece l’1-0 ha dato tranquillità ai bianconeri e tagliato le gambe al Pescara che, quanto ad assenze, non scherzava per nulla: Coda, Gyomber, Fornasier, Bahebeck, Verre, Mitrita. Non si tratta di gente che, mutuando un termine molto in voga, si è scansata. Sono giocatori che stavano male ai quali si è aggiunto, alla fine del primo tempo, anche Campagnaro. La difesa, in pratica, è stata rammendata come si poteva, ma ha finito per schiacciarsi e, a metà ripresa, per crollare sia mentalmente che fisicamente. Se Oddo ha fatto bene dietro a schierare Zuparic dall’inizio (non era mai accaduto), forse sta trascurando troppo l’albanese Manaj in avanti. Preferirgli Pettinari (poi sostituito dall’applauditissimo Pepe), che fino ad oggi aveva giocato solo uno spezzone di gara, è sembrata una provocazione. 
 
In una partita solo apparentemente facile, viene da chiedersi come abbiano giocato Higuain e Mandzukic. Il primo ha sfiorato un gol di testa nel primo tempo (cross di Alex Sandro) e colpito un palo con un destro a giro, generato da uno sciagurato retro-passaggio di Cristante (inizio di ripresa). Il secondo ha realizzato il gol del 2-0 su assist di testa di Khedira. Entrambi hanno giocato un’ottima gara anche se non sono fatti per l’uno per l’altro quando si tratta di attaccare gli spazi e, soprattutto, di dialogare (mai un passaggio riuscito tra loro). Quel che è piaciuto è stato l’atteggiamento di servizio ai compagni e non solo in fase di ripiegamento. Il terzo gol l’ha segnato Hernanes e, oltre a fissare il risultato, è servito a sancire la pace tra il brasiliano e il popolo dello Stadium. Già prima di scoccare il tiro, si era avvertito l’invito corale, da parte della maggioranza dei tifosi, alla conclusione da fuori. Quando poi la palla, calciata di destro, si è infilata nell’angolo alla destra di Bizzarri, il boato del pubblico è stato totale.
 
Prima della fine, Allegri ha voluto far esordire Kean, italo-ivoriano nato nel 2000, mai accaduto prima nella nostra Serie A. Il ragazzo, dotatissimo e non solo dal punto di vista fisico, ha toccato due palloni: uno lo ha mancato nel tentativo di allungarsi la palla per lo scatto, un altro l’ha conteso subendo fallo, dal terzo è nato un calcio d’angolo che l’arbitro Fabbri non ha fatto calciare. Speriamo di rivederlo presto, perché quanto ha fatto nelle giovanili - dovrebbe giocare nell’under 17 ma è già in Primavera - promette un futuro da prima pagina. 
Giancarlo Padovan
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