Perché Viviano ha dimostrato d'essere un grande professionista
10/04/2017, 20:45
di Pippo Russo
Salvare il risultato con una gran parata all'ultimo secondo e dare l'impressione d'essere dispiaciuto. È successo ieri a Emiliano Viviano, che stoppando l'ultima azione d'attacco della Fiorentina al 96' ha messo al sicuro il pari per la Sampdoria. Una parata di piede, da portiere di hockey su ghiaccio, su tiro ravvicinato di Babacar. E subito dopo è arrivato il fischio finale dell'arbitro Russo di Nola.

A quel punto si è assistito alla scena insolita. Viviano ha preso a aggirarsi intorno all'area di rigore, affranto come se avesse appena sfasciato l'auto contro una quercia. E poi c'è stato uno scambio di battute con Babacar che si è prestato a diverse letture. Per chi ha visto tutta la situazione è stato facile interpretare lo stato d'animo del portiere blucerchiato. Essendo notorio il suo tifo viola, si è immediatamente associato il disagio a una parata che negando la vittoria alla Fiorentina le ha reso ancora più complicata la corsa verso l'Europa League. Un'interpretazione che lo stesso Viviano ha rigettato. Il motivo del suo dispiacere starebbe nei due gol subiti. E con questa dichiarazione si potrebbe anche chiudere qui il caso. Ma a me pare che sia opportuna un'ulterore riflessione, anche per rispondere agli eventuali mugugni dei tifosi doriani.

Alcuni fra questi potrebbero non aver gradito l'atteggiamento del loro portiere, e tale mancato gradimento avrebbe pure una ragione d'essere, in linea di principio. Non è mai piacevole vedere un  calciatore della propria squadra che mostra sofferenza per aver compiuto il proprio dovere. Sa di tradimento. Ma in casi come questo bisogna guardarla in modo diverso, e per spiegare come mai è bene richiamare un episodio analogo.

Accade a febbraio 2011, in occasione di una partita fra Lecce e Palermo. Nel finale del primo tempo, col Lecce in vantaggio 1-0, Fabrizio Miccoli calcia dal limite dell'area una punizione che vale il gol del momentaneo pareggio. E anziché esultare, se ne torna affranto verso il centro del campo scoppiando pure in lacrime. Durante l'intervallo viene sostituito dal tecnico rosanero Delio Rossi. Il Palermo vincerà 4-2. Seguono polemiche su quell'atteggiamento, ma al netto di ogni atteggiamento o opinione rimane un dato di fatto: guardando soltanto alla sua performance, Miccoli quel giorno si comporta da inappuntabile professionista. Gli viene chiesto di calciare una punizione dal limite, e lui lo fa traendone la massima utilità possibile. Fa il bene della squadra per cui lavora facendo il male della squadra che ama. E la professionalità di quel gesto assume maggior valore proprio per il fatto che chi lo compie vada contro la propria identità e i propri sentimenti.

Il ragionamento vale anche per la parata effettuata ieri da Emiliano Viviano. Che da tifoso viola avrebbe sperato di vedere entrare in porta il tiro di Babacar, a dispetto del fatto che la porta fosse la sua. Ma che da professionista ha fatto quanto gli compete, e ciò per cui viene pagato dalla Samp: dare il massimo contro qualsiasi avversario, compresa la squadra del cuore. E poi ci si può anche dispiacere dell'effetto che viene dall'aver dato il massimo, ma ciò che conta è agire nel rispetto della propria parte, della professionalità individuale e della regolarità della competizione.

Ieri Emiliano Viviano ha fatto tutto questo, così come sei anni addietro l'ha fatto Fabrizio Miccoli. Ciò che porta a etichettare entrambi come inappuntabili professionisti. E in un tempo fatto di calciatori che baciano la maglia ma intanto danno mandato all'agente di cercare un club che offra un ingaggio da 100 mila euro in più, o che giurano fedeltà ai tifosi ma clandestinamente scommettono contro la propria squadra, un comportamento come quello del portiere blucerchiato dovrebbe essere indicato come esemplare. Averne di professionisti così.
Pippo Russo
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