Pjaca non è maturo e la Juve è stanca
19/03/2017, 22:55
di Giancarlo Padovan
La Juve che vince a Genova, sponda Sampdoria, fa nascere due interrogativi: è stanca come è sembrato nel secondo tempo? O sta già pensando al Barcellona? Ben lungi dall’essere altrettante ovvietà, le domande risuonano non solo nella testa di qualche avveduto juventino, ma anche in quella di Massimiliano Allegri, colto due volte dalle telecamere in atteggiamenti di nervosismo che hanno ricordarto l’isteria della passata stagione a Carpi, quando, per evitare di piombare in campo, strapazzò il suo cappotto fino a farlo volare in panchina. 

Quando si parla di Juve agli juventini è necessario, però, essere chiari: la vittoria sulla Samp è stata limpida, il primo tempo di ottimo livello, i rischi nella ripresa quasi nulli, se si eccettua un colpo di testa di Regini, nel recupero, finito sopra la traversa. Assodato, dunque, che la vittoria è legittima e poteva essere più ampia, non può essere nascosto il calo del secondo tempo. In parte può essere stata anche una scelta (abbassare il ritmo, in teoria, avrebbe dovuto favorire la squadra più tecnica), in parte però è stata una necessità. Tra Coppa Italia e la ripresa della Champions, la Juve ha giocato ogni tre giorni facendo un turnover contenuto. Se c’è, come sembra, la stanchezza è logica conseguenza. Ora toccherà allo staff, soprattutto dei preparatori atletici, gestire la condizione fisica senza abbassare i livelli di rendimento.

La pausa potrebbe aiutare se non fosse che quasi tutti i calciatori bianconeri dovranno rispondere alla chiamata delle rispettive Nazionali. La consolazione è che stanno giocando molto in tutte le parti d’Europa, Catalogna compresa. E che il Barcellona non ha meno nazionali della Juve. Quanto al secondo quesito (la Juve è preoccupata dall’avversario di Champions?), forse è troppo presto per pensare ad una distrazione. Ma l’inconscio dei calciatori e, attraverso i tessuti connettivi di ciascuno, della squadra, non è insensibile alle sollecitazioni più forti. Questa, infatti, non è stata la settimana della qualificazione ai quarti della Champions, ma quella del sorteggio che alla Juve ha affiancato il Barcellona. Per tutte queste ragioni, la partita con la Sampdoria non era facile per nulla. Tra l’altro, Allegri, per la prima volta in stagione, ha allineato una difesa a quattro formata da Dani Alves, Rugani, Barzagli, Asamoah. Il reparto non ha fatto male, ma il meglio si è visto soprattutto all’inizio, quando sia Alves che Asamoah hanno potuto giocare da esterni aggiunti.

 Non è un caso che il gol decisivo sia venuto, dopo appena sette minuti, da un formidabile cross di Asamoah per il colpo di testa, quasi in tuffo, di Cuadrado. All’azione ha partecipato anche Higuain con un cambio di campo da autentico centrocampista.  Pur avendo cominciato bene (due occasioni per Quagliarella, la seconda fuori di poco), la Sampdoria sarebbe potuta essere sotto di due gol dopo appena quindici minuti. A destra, infatti, dove la Juve combinava meglio grazie a Dani Alves e Cuadrado, è arrivata una doppia possibilità: sul cross corto di Cuadrado, Higuain ha anticipato Puggioni, ma è caduto. Mandzukic, appostato a due passi, ha tirato colpendo il compagno a terra.

 Al 19’ è stato ancora Higuain a ricevere un regalo, questa volta da Linetty, un avversario. La girata di destro non ha trovato impreparato Puggioni. Il quale, poco prima dell’intervallo, si è superato per respingere un altro tentativo di Higuain che aveva scambiato stretto con Piaca in area.  Il croato era entrato in campo al 27’ del primo tempo al posto di Dybala infortunato. Quale sia l’entità del problema muscolare accusato dall’argentino si saprà solo nei prossimi giorni (non sembra nulla di grave: con il Barcellona ci sarà), quel che è certo è che Pjaca non è ancora maturo per fare il titolare nerla Juve.

Allegri, dopo averlo schierato dietro a Higuain, ne ha scambiato il ruolo con Mandzukic, spostandolo a sinistra. Ebbene, nel secondo tempo, Pjaca era così preoccupato di assolvere il dettato tattico di Allegri, da essersi dimenticato di attaccare.
Tuttavia non va bocciato, ma solo atteso. 

       
Giancarlo Padovan
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