Real Madrid, Florentino Perez evoca il fantasma della Superlega... per ripicca!
07/02/2017, 19:00
di Pippo Russo
C’è chi minaccia di portarsi a casa il pallone e chi di farsi la Superlega. Non tutti possono permettersi gli stessi capricci, ma il signor Florentino Pérez è fra i privilegiati. Il presidente del Real Madrid sa di appartenere a una razza padrona, sia per ruolo calcistico che per storia imprenditoriale. E se le cose non vanno nel verso che piace a lui, allora minaccia una bella secessione assieme a tutti gli altri che appartengono al suo club esclusivo. E tanti saluti a tutti.

Succede in questi giorni, e a scatenare nel presidente madridista una reazione così virulenta è stato il rinvio della gara in programma domenica scorsa a Vigo contro il Celta. In quelle ore la Galizia era colpita da una straordinaria ondata di maltempo, che la sera precedente aveva provocato il rinvio della gara fra Deportivo La Coruňa e Betis. Le raffiche di vento avevano portato via pezzi della copertura di El Riazor, e lo stesso rischiava di accadere al Balaídos di Vigo, dove alcune placche hanno preso a penzolare pericolosamente sotto la pioggia battente. In condizioni del genere sarebbe stata follia far confluire pubblico sugli spalti. L’ha pensata così anche il sindaco di Vigo, Abel Caballero, che ha disposto il rinvio della gara. Suscitando però le ire del presidente madridista. Che, incredibile a dirsi, avrebbe voluto si giocasse comunque. A suo giudizio ci si poteva limitare a chiudere il settore di stadio a rischio, o spostare in fretta e furia la gara presso gli stadi più prossimi come quelli di Santiago de Compostela o Gijon. Ipotesi entrambe cervellotiche. La prima avrebbe comportato un rischio gravissimo, oltre a penalizzare gli spettatori in possesso di biglietto o abbonamento per l’accesso al settore chiuso. La seconda avrebbe richiesto un sforzo organizzativo impossibile da affrontare in poche ore, e avrebbe penalizzato per intero la tifoseria deportivista.

Ma nonostante l’improponibilità di entrambe le soluzioni, Florentino Pérez continua a ritenersi defraudato. E sostiene che il rinvio sia stato voluto da Caballero per favorire il Celta. La squadra di casa (che, va ricordato, meno di due settimane fa ha eliminato il Real ai quarti di finale della Copa del Rey) doveva fare i conti con ben nove assenze fra infortunati e squalificati. A giudizio del presidente madridista il rinvio consentirà alla squadra di Eduardo Berizzo di presentarsi, quando si giocherà il recupero, in condizioni certamente più competitive di quanto non potesse essere domenica scorsa. Una tesi che però è molto facile ribaltare contro lo stesso Pérez. Magari è proprio a causa del gran numero di assenti nella squadra galiziana che il presidente madridista voleva giocare domenica, a qualsiasi costo. E quando gli ricapita un Celta in quelle condizioni? Sportivissimo come sempre, il señor Pérez.

Ma al di là dei capricci messi in campo dal presidente madridista, resta quella minaccia di fuga verso la Superlega Europea che merita d’essere presa sul serio. Tanto più che la misura della reazione è stata talmente esagerata da sembrare pretestuosa. Come se si fosse entrati nella fase in cui ogni appiglio è buono per cercare lo scontro. E non a caso i giornali spagnoli hanno fatto dei nomi precisi: la Relevent Sport e il suo presidente, Charlie Stillitano. Relevent è la società statunitense che ogni estate organizza la International Champions Cup, torneo amichevole per club disseminato lungo quattro continenti: Europa, Nord America, Asia e Oceania. Stillitano, manager statunitense di origini italiane, di Relevent è il presidente. E non nasconde che quel torneo, cui partecipano i club attratti dal progetto di Superlega, sia una prova generale in vista del momento in cui la razza padrona del calcio europeo deciderà di mettersi in proprio. Il progetto era già abbastanza chiaro a chi, da un’estate all’altra, registra il ripetersi di questo torneo, il suo gigantismo organizzativo e l’affollarsi di sponsor dal grande impatto sul mercato globale. Quale sia la filosofia della competizione è emerso da una dichiarazione dello stesso Stillitano. Secondo il quale è cosa bella quando succede che un Leicester vinca la Premier League, ma poi in Champions League dovrebbe andarci sempre il Manchester United. Una posizione parecchio forte che successivamente il presidente di Relevent ha provato a correggere, ma senza grandi esiti.

Del resto, mister Stillitano avrà sbagliato la forma del concetto ma non ne rinnegherebbe mai la sostanza. A suo giudizio i tornei calcistici internazionali vanno organizzati intorno ai grandi club, cui il posto in competizione deve essere garantito sempre. Nell’ottica di chi ha sposato il progetto, soltanto così sarà possibile toccare l’esponenziale incremento delle risorse vagheggiato dalla razza padrona del calcio continentale. Ma un altro passaggio indispensabile sarà liberarsi di Fifa e Uefa come enti organizzatori dello spettacolo. In questo senso, rimangono indicative le parole pronunciate qualche tempo fa da Karl-Heinz Rummenigge (il massimo sostenitore della Superlega Europea), riportate ieri in un articolo del quotidiano spagnolo As:“La Champions genera 1,5 miliardi all’anno, mentre la NFL ne genera 7. Però il calcio ha 1,6 miliardi di tifosi, mentre la NFL ne ha soltanto 150 milioni”. Il concetto è chiaro: l’elite del calcio europeo vuole una dimensione globale per far impennare i guadagni, e le attuali strutture istituzionali e organizzative, sia sui paini nazionali che su quello internazionale, sono una gabbia.

@pippoevai
Pippo Russo
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