Roma: lo stadio, chi ci guadagna e chi ha guadagnato davvero
01/03/2017, 10:50
di Stefano Benzi
Dunque vedremo se la Roma avrà il suo stadio: quando, come e quali saranno le ricadute politiche sulla città. Della politica onestamente mi interessa poco: quando poi è la politica a interessarsi di sport mi ritraggo atterrito. E di fronte al riscontro, oggettivo, che il 90% dei burocrati seduti dietro le scrivanie dello sport sono politici scartati che da qualche parte andavano pur sistemati, capisco che questo paese non cambia e non cambierà mai. Ma lasciatemi portare il ragionamento stadi in senso un po’ più trasversale… ovvero. Chi ci ha davvero guadagnato e chi ha rischiato grosso. 

In Olanda anche le società più piccole sono proprietarie del loro impianto. Alcuni sono dei gioielli e non sono certo dei colossi come l’Amsterdam Arena: chi li ha voluti se li è pagati. Il Vitesse di Arnhem è proprietaria del Gelredome, un meraviglioso impianto da 32mila posti. Quando fu inaugurato venne definito un teatro all’aperto. E infatti se vederlo pieno per le partite di calcio non è facilissimo, il primo introito in questo momento sono i concerti e i musical che vengono ospitati ogni estate nel corso di un cartellone fittissimo. Madonna, Rihanna e Janet Jackson sono passati di qua lasciando un obolo che ha contribuito a evitare il fallimento del club che a stadio ultimato per tre anni è stata sull’orlo della scomparsa. Vi sembrerà strano ma in Olanda se sei in passivo e non hai i conti i ordine non giochi… 

A tutt’oggi l’evento per cui è famoso nel mondo il Gelredome è il Qlimax, un evento di musica (house, deep house, trance, hard-dance e hardcore, non per tutti insomma) che fa sistematicamente sold-out. Nei tre giorni di punta sono oltre 30mila persone ogni giorno con biglietti dai 70 ai 100 euro. La seconda voce di bilancio del Gelredome grazie a questi eventi è la birra. Perché questo esempio… perché tutti vogliono lo stadio, pensando che la sola speculazione edilizia possa portare grandi benefici. E’ per questo che Zamparini, come Dalla Valle, Spinelli o Garrone e molti altri in passato, avrebbero voluto uno stadio da costruire: abbinato a un centro commerciale, o cinema, o parcheggio. Ma lo stadio da solo non basta, o meglio... il calcio, inteso come risorsa esclusiva, non è sufficiente a se stesso. Servono eventi e un intenso rapporto con il pubblico fatto anche di manifestazioni trasversali e di spettacolo

Al momento lo stadio al mondo che guadagna di più è l’Emirates dell’Arsenal: che per cinque anni rimase in bilico sull’orlo del fallimento dicendo a Wenger “fai quello che puoi con quello che hai”. Ci sono voluti dieci anni di calcio e concerti per rimettere i conti in pari. A Parigi gli emiri invece non hanno avuto difficoltà ad aprire il portafoglio e chiudere i debiti immediatamente, e il Parco dei Principi – anche lui richiestissimo per concerti ed eventi di sportainment – è al quarto posto. In Germania tutte le squadre proprietarie stanno facendo un grandissimo lavoro: Bayern, Schalke, Borussia… i loro stadi sono autentici monumenti. E poi ci sono i piccoli esempi virtuosi: Basilea con il suo St.Jakob’s Park: negozi, pub e bar con immense vetrate che danno sul campo che macinano migliaia di boccali di birra e cartocci di bratwurst ad ogni partita. Un esempio del genere è impensabile in Italia. Qui si continua a discutere e litigare facendo finta di non sapere che nessun ente pubblico, Comune o Coni per lo stadio di Roma, vuole che i club abbiano il loro stadio: un inquilino in meno che paga un sontuoso affitto e una svalutazione drammatica del proprio immobile.
Stefano Benzi
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