Roma, sei e sarai ancora l'anti-Juve. Ma non hai Higuain...
17/12/2016, 23:45
di Giancarlo Padovan
La Roma è l’anti-Juve e qualcosa di più. Allo Stadium ha perso perché la differenza l’ha fatta Higuain, ma avrebbe potuto pareggiare sia nella seconda parte del primo tempo, sia negli ultimi venti minuti di partita.

La Juve, però, è la squadra che difende meglio in Italia e, dopo il vantaggio, ha chiuso ogni spazio come non le era capitato, per esempio, a Milano con l’Inter, dove perse per distrazione e presunzione, due difetti da cui sa stare quasi sempre lontana.

Bravo Allegri a scegliere la difesa a quattro e a passare dal 4-3-1-2 al 4-4-2 quando Pjanic è uscito per il riacutizzarsi di un dolore all’anca. A dire tutta la verità non è stato felice l’ingresso di Cuadrado, forse il peggiore per la quantità di palle perse e di passaggi sbagliati, ma l’allenatore non poteva saperlo. Tatticamente parlando l’uomo giusto era il colombiano.

La Juve ha fatto la padrona per il primo quarto d’ora, quando ha pressato alto ed ha conteso ogni pallone alla Roma. Non è un caso che prima del gol, Higuain abbia avuto la possibilità di segnare già all’11, sua assist di Mandzukic da destra (la sinistra della Roma). La sua girata, al volo di destro, è stata bloccata da Szczesny.

Tre minuti dopo, invece, l’argentino ha fatto tutto da solo. Vinto un contrasto su De Rossi (appena ammonito e quindi timoroso di commettere un altro fallo) appena fuori dell’area; difesa la palla; allungata sull’uscita di Manolas; saltato il greco che stoltamente è andata in scivolata (mai cadere quando si può anche solo sporcare la traiettoria); chiusa l’azione con un tiro di sinistro. Definire il tutto un capolavoro, forse è troppo. Ma non annettere il merito alla forza e alla tecnica di Higuain sarebbe ingiusto. Un gol così lo fa solo lui ed è anche per questo che è stato pagato 90 milioni di euro.

La Roma ha cominciato a giocare quando la Juve le ha lasciato l’iniziativa (possesso palla complessivo 60 a 40 per i giallorossi), forte di una compattezza difensiva davvero straordinaria. Nel reparto hanno brillato Rugani (in crescita esponenziale) e Chiellini, in mezzo Marchisio e, soprattutto nel secondo tempo, Sturaro.

Così la Roma è stata pericolosa solo su calci da fermo. Su  angolo, infatti, al 41’, Manolas ha avuto la palla del pareggio, poco fuori dell’area del portiere. Anziché trovare lo spiraglio, però, ha colpito Lichtsteiner sul ginocchio.

Più o meno la stessa situazione si è ripetuta nel primo quarto d’ora della ripresa, quando la palla - sempre da angolo - è schizzata addosso a Fazio, impossibilitato a girarla dal morso di Rugani che è riuscito a scacciare la sfera prima che diventasse letale.

Nel frattempo, Spalletti aveva provveduto ad avvicendare Gerson (19 anni, 85 minuti in serie A) con Salah, ancora semi-acciaccato. Alex Sandro, che lo ha affrontato quasi a uomo, ha consolidato, addirittura migliorandola, la prestazione del primo tempo. Poi, sempre Spalletti, ha immesso El Shaarawy per De Rossi, infortunato. Grande il rischio di mantenere in campo Nainggolan, zoppicante, eppure lottatore fino alla fine

Tuttavia la Juve non è rimasta a guardare. La vittoria è stata legittimata due volte da combinazioni tra Mandzukic e Sturaro. In entrambi i casi il centrocampista è arrivato al tiro centrando la porta, ma Szczesny si è opposto con due parate strepitose.

Forse Allegri ha tardato ad inserire Dybala, ma va detto che le condizioni di Lichtsteiner, sostituito da Barzagli senza alterare la linea a quattro, e quelle dello stesso Sturaro, non lo potevano lasciare tranquillo.

Come non lo ha lasciato tranquillo la Roma. La migliore squadra dopo la Juve, la sua prima concorrente, quella che anche in futuro le resterà più vicino. Qualcuno rimprovera a Spalletti la scelta di Gerson. La realtà è che la differenza tra le due squadre non si è vista se non per un dato, irrinunciabile: l’urgenza di vincere. Dopo Genova, la Juve non ha sbagliato più e difficilmente, almeno in campionato, sbaglierà ancora.             
Giancarlo Padovan
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