Roma, una vittoria in stile Juve
01/04/2017, 23:40
di Giancarlo Padovan
La Roma si piazza a cinque punti dalla Juve e, se il Napoli batterà i bianconeri, potrà ancora dire la sua nella corsa-scudetto. Personalmente non credo mai ad un titolo assegnato con troppo anticipo. Meno che mai se la capolista (la Juve, appunto) deve affrontare due trasferte in casa della terza (Napoli) e della seconda (Roma).

La vittoria sull’Empoli è stata netta (2-0) e prevedibile anche se inficiata da un mancato rigore su Thiam (fallo di Szczesny ai danni dell’attacante empolese, lanciato a rete da un assist profondo di Pasqual), derubricato a fuorigioco (inesistente). L’errore (5’) non è tanto dell’arbitro Massa, quanto dell’assistente Tasso che segnala quel che non c’è. Quantunque la Roma sia la squadra che ha beneficiato di ben dodici calci di rigore, non me la sento di scrivere che mi sarebbe piaciuto vedere cosa sarebbe successo se fosse accaduto ad altri (per esempio alla Juve). Tuttavia posso dire che, di certo, avremmo assistito ad un altro Roma-Empoli anche perché, ad un’applicazione rigorosa e per nulla cervellotica del regolamento, Szczesny sarebbe stato espulso. A quel punto l’Empoli avrebbe giocato con un probabile 1-0 e in vantaggio di un uomo.

La differenza tra la realtà ipotetica e quella effettiva sta nel gol che la Roma ha segnato e l’Empoli no. Sette minuti dopo l’azione che avrebbe potuto rivoluzionare la gara, i giallorossi passano da calcio d’angolo. A battere è Paredes che taglia una difesa statica (quella degli uomini di Martusciello), incapaci di attaccare una parabola lenta e leggibile: sul pallone si avventa Dzeko, anche se un po’ scomposto, e l’1-0 è cosa fatta. 

La partita non è stata bella e la Roma non l’ha dominata come avrebbe potuto. Qualcuno, tra gli osservatori d’occasione, ha sottolineato che la squadra di Spalletti pensava già a martedì, quando affronterà la Lazio nella gara di ritorno della Coppa Italia. Francamente non sono della stessa opinione. Sia perché conosco (e stimo) Spalletti, sia perché credo di sapere quali siano le dinamiche di una squadra di professionisti: si va avanti un passo alla volta, senza precludersi nulla. 

Infatti, pur non rilucendo, la Roma ha fatto più dell’Empoli non tanto nella seconda parte del primo tempo, quanto nella ripresa, dopo il pericolo sventato da un prodigio di Szczesny su Marilungo (47’). Fosse entrato quell’esterno destro, forse la Roma avrebbe trovato qualche difficoltà, ma il vantaggio le ha dato la forza di riguadagnare campo e pericolosità. 

Così, praticamente al terzo affondo (c’era stato un tiro di Paredes al 28’ del primo tempo), Dzeko ha segnato la sua doppietta e portato il proprio fatturato a 33 gol tra campionato e coppe, come mai nessun giallorosso prima d’ora. L’azione (55’) è stata lineare: Perotti ha crossato da sinistra verso destra; Salah, di testa, ha fatto da sponda al bosniaco che ha battuto di collo dentro la porta.

A dimostrazione che il doppio vantaggio della Roma era tutt’altro che casuale, Salah, a metà ripresa, e sempre dalla solita posizione, ha colpito la traversa.

Dubitare, dunque, della liceità del successo romanista sarebbe davvero ingiusto. Certo, è sembrato un po’ una vittoria in stile-Juve, cioé senza squilli e con una manovra appena sufficiente. Però, a questo punto del campionato, e con un allenatore virtualmente sul piede di partenza, non è lecito chiedere di più. Piuttosto mi chiedo cosa succederebbe se Spalletti, alla fine, vincesse davvero qualcosa (scudetto o Coppa Italia, ma anche tutte e due). Come ricucirebbe lo strappo che le sue stesse parole (“se non vinco un titolo, io qui non rimango”) hanno prodotto?

Che se ne voglia andare è palese. Che riesca ad andarsene (non vincendo, appunto) è tutto da dimostrare.    
Giancarlo Padovan
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