Rugani ha convinto tutti: vale la BBC
14/12/2016, 22:30
di Luca Borioni
Il 22enne Daniele Rugani rinnova in bianconero fino al 2021 e celebra di fatto il raggiungimento del suo nuovo status di difensore della Juventus. Ovvero, di difensore affidabile quanto uno della BBC.

Fino a poco tempo fa non era così. Rugani è arrivato dall’Empoli due estati fa sulla scia di prestazioni eccellenti sia con la maglia del club toscano e sia con quella della Nazionale Under 21. Un ottimo erede, si diceva, per sostituire presto uno a scelta tra i titolari della retroguardia juventina: Bonucci, Barzagli o Chiellini. Ma poi - longevità dei titolari a parte - per diverse partite Rugani non si è visto.

Allegri lo aveva relegato in panchina, quasi chiuso a chiave, preservato dalla pressione che inevitabilmente accompagna ogni giovane talento che metta piede dalle parti della prima squadra. E in effetti, quando a Rugani è capitato di giocare al posto di uno dei totem magari infortunato, non sono state subito tutte rose e fiori. Con tanto di ipercritiche puntuali quanto scontate: è troppo delicato, troppo timido, insicuro, poco convinto e insomma fino al verdetto inappellabile di alcuni: “Non è da Juve”.

Il giorno più difficile
forse, è stato quello in occasione di una bislacca qualificazione in Coppa Italia ottenuta dalla Juventus in casa dell’Inter dopo una pazzesca rimonta dei nerazzurri (semifinale di ritorno, 3-0 dopo i 90 minuti e vittoria degli ospiti ai rigori). In quell’occasione Rugani aveva giocato da titolare e molte delle responsabilità del crollo difensivo della Juve furono immancabilmente attribuite a lui. Quell’episodio diede forza alle teorie di Allegri e alla gestione misurata dell’ex empolese. Che però, intanto, proseguiva nel suo percorso di crescita.

Alla Juve, in realtà, non hanno mai avuto dubbi, e lo dimostra il fatto che all’ultimo mercato non sia mai arrivato il momento di mettere in discussione l’incedibilità di Rugani. Un fatto inedito per il calcio italiano dove, in generale, si è sempre preferito – da parte dei grandi club – mettere le mani sui giocatori interessanti per poi girarli in prestito a squadre cosiddette di provincia.

Così Rugani – tra qualche scettico brontolio – è ripartito in questa stagione con la Juve, nonostante l’arrivo di Benatia avesse lasciato intendere che comunque ci sarebbero state ancora posizioni da scalare nelle gerarchie della difesa. Ma è da qualche partita che le incertezze sul conto di Rugani sembrano svanite nel nulla. Ora quel senso di rispetto e logico timore interpretato da alcuni come timidezza, si è trasformato in piena consapevolezza. Da notare come, nei periodi peggiori. da parte del giocatore non sia mai uscito un minimo afflato di delusione, mai un appunto, mai una critica. Solo lavoro sul campo, solo coerenza e senso di responsabilità.

Poi uno si chiede perché la Juventus sia al vertice del campionato italiano ormai da sei anni. L’operazione Rugani fin qui è un esempio di efficienza organizzativa e tecnica. Perché la scelta caduta su questo giocatore è stata sempre difesa dal club mentre l’allenatore stesso lo ha saggiamente protetto. L’esito finale si condensa nella firma del rinnovo contrattuale segnato dalle frasi di riconoscenza del giocatore “nato juventino”. Tutto praticamente perfetto.

L’ultima prova, nel derby dello stadio Grande Torino, è stata notevole. Una sfida spettacolare contro un altro giovane campione in via di affermazione come Belotti. Una sfida muscolare, complicata, ma affrontata da Rugani con le sue armi migliori: eleganza e rapidità. E, in definitiva, anche con personalità. Ecco perché ora Rugani può essere considerato a tutti gli effetti una delle colonne della difesa bianconera. 
 
Luca Borioni
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