Sarri, il miglior allenatore dopo Conte: le sue squadre giocano bene a pallone
16/01/2017, 19:30
di Luca Borioni
Ha da poco festeggiato i 58 anni, Maurizio Sarri, proprio in un momento di giusta e grande esaltazione per il suo lavoro e per la qualità del gioco ormai raggiunta dal Napoli.

È vero: qualità non significa necessariamente capacità di “portare a casa il risultato”, ovvero quella regola che sarebbe alla base di ogni competizione sportiva. Il fine ultimo di ogni gara.

Ma al tempo stesso, il significato intrinseco del calcio è anche quello, sta proprio nel lato estetico, nella capacità di godere della bellezza di un’azione, di un gesto tecnico o atletico, di un movimento tattico come di un tunnel. Perché il calcio è una rappresentazione e, in questo senso, è anche un’arte.

Sarri non conosce altre vie per guidare una squadra di calcio se non quella di ricercare i risultati attraverso un equilibrio generale e un’estetica condivisa e apprezzabile. Il Napoli si muove sul campo con una logica armonica, esprime bellezza. Scambi precisi ora brevi ora più ampi, sempre caratterizzati da una velocità di pensiero e d’esecuzione.

Di una squadra allenata da Sarri, come appunto questo Napoli, non puoi pensare che il ruolo dell’allenatore sia sopravvalutato o che a fare la differenza siano i giocatori. Mai. I giocatori rispondono sullo scacchiere tattico a precise regole condivise con l’allenatore.

Il calcio è una rappresentazione e ci dice che, come nella vita, non esiste mai una sola strada per conseguire un traguardo. Ci si può anche concentrare sulle sfaccettature, sui risvolti, affidarsi magari alle astuzie esaltando le capacità dei singoli. In fondo la storia lo dimostra: c’era l’Olanda del calcio totale e c’era l’Italia catenacciara, c’è stato il Foggia di Zeman e il Milan di Sacchi, ma anche il Milan di Rocco e l’Inter di Herrera, oppure la Roma di Liedholm e la Juve del Trap.

Oggi però il contesto è cambiato. Il gioco è veloce per definizione e come tale non può che essere spettacolare, senza alternative. Sarri è per forza di cose più attuale dei suoi predecessori. E sul palcoscenico moderno è uno dei migliori in quello che fa.

Ormai è opinione diffusa e condivisa che spetti ad Antonio Conte la palma del miglior tecnico italiano tra quelli in attività. Perché nessuno come il tecnico del Chelsea sa essere tanto decisivo per le sorti di una squadra, sa entrare così in profondità nelle dinamiche del gruppo, diventando per lo stesso un riferimento imprescindibile. Con risultati tangibili. Da quando è arrivato lui, dopo le delusioni vissute con Mourinho (peraltro uno dei big), la squadra di Londra si è riscoperta leader in Premier. Senza neanche dover passare da faraoniche rivoluzioni sul mercato, dall’acquisto di pezzi da novanta.  

Il Napoli di Sarri è ancora in viaggio, sta tuttora lavorando per ottenere i riconoscimenti a cui ambisce. Ma intanto può già permettersi – in occasione di un evento sempre speciale come è sempre il ritorno in città di Diego Maradona - di guardare al passato con serenità, con la consapevolezza di vivere un presente altrettanto intenso e qualificato. In altre parole, con maturità.

E il merito di questa consapevolezza va in gran parte attribuito a Sarri, che per questo motivo, per l’impronta che ha saputo lasciare fin da subito, merita un riconoscimento formale ma netto: può essere considerato al momento come il miglior tecnico italiano dopo Conte. Anche se poi, il paragone con l’ex ct è improponibile su tanti versanti, mentre non a caso in molti azzardano parallelismi con Guardiola, piuttosto, cioè con uno stile di gioco corale e cooperativo come quello che il catalano ha da sempre esaltato, aldilà dell’etichetta restrittiva del tiki taka.

Con una differenza, come ha detto lo stesso Sarri: “Guardiola vuole smettere? Può permetterselo, lui. Io no, io devo prima vincere. E a Napoli sarebbe bellissimo”.
Luca Borioni
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