Serie A a Ferragosto: il tifoso vuole la libidine della partita prima dell'after
17/11/2016, 16:00
di Pippo Russo
Il commissario tecnico della Nazionale Giampiero Ventura lancia l'idea di anticipare al 13 agosto l'inizio del campionato. Le reazioni sono varie e in parte inattese, tanto che lo stesso CT s'affretta a chiudere la discussione durante l'intervista post-gara di Italia-Germania. Tutto quanto in poco più di ventiquattro ore. Dunque, vicenda chiusa? Non credo, e per due ragioni. Innanzitutto, c'è che l'idea è stata lanciata. E in casi del genere, mettere la proposta sul tavolo è un atto per provocare le prime reazioni e stemperare le più virulente. Magari fra un mesetto la stessa proposta verrà avanzata di nuovo, e incontrerà un contesto di discussione più sereno e meno avverso.

Ma è soprattutto il secondo motivo a far ritenere che la discussione non sia affatto chiusa dopo la retromarcia di Ventura. Mi riferisco al modo in cui il pubblico del calcio ha accolto l'eventualità. Il giorno in cui il commissario tecnico ha espresso l'auspicio di una serie A 2017-18 che parta il 13 agosto, ho partecipato a un programma televisivo nel corso del quale è stato lanciato un sondaggio. È stato chiesto ai telespettatori se fossero d'accordo sull'idea di anticipare così tanto l'inizio del campionato di serie A. E il responso è stato nettamente favorevole. A trasmissione in corso, più del 60% si era detto d'accordo. Un'indicazione perentoria, che invita a fare qualche riflessione.

Dovendo dire la mia, preferirei che il campionato cominciasse un po' più avanti. Ho vissuto un'epoca in cui la serie A iniziava la prima domenica di ottobre. Ma erano altri tempi, e soprattutto si trattava di un campionato a 16 squadre. Dunque, otto giornate di torneo in meno. In fondo, ci si abitua a tutto. Al campionato che inizia l'ultimo weekend di agosto, e poi il penultimo come è successo nel torneo in corso. Si finirà con l'abituarsi anche all'inizio di torneo a ferragosto, e magari si comincerà a guardare al mese antecedente lasciandosi contagiare dalla solita malattia esterofila. In fondo, se i tornei di Austria e Svizzera cominciano a luglio, perché non anche quello italiano? E la vera ragione di questo mutamento è che nel frattempo, intorno al calcio, è cambiato il pubblico. Che non è più quello degli stadi, ma è ormai in prevalenza quello delle tv e di internet.

Proprio qui sta il punto. A lamentarsi dell'inizio sempre più anticipato della stagione calcistica sono soprattutto coloro che hanno una visione del calcio come spettacolo la cui partecipazione ha lo stadio come luogo privilegiato. Per costoro, l'anticipo dell'avvio di stagione significa una continua erosione del tempo di vacanza (sempre che lo si abbia ancora, questo privilegio di fare le vacanze, e in agosto) e una forzosa riorganizzazione del tempo privato. Ma detto ciò, bisogna chiedersi: qual è oggi, in Italia, la quota di questo tipo di pubblico nella complessiva platea degli appassionati di calcio? Per dare una risposta non è nemmeno necessario cercare le cifre. Basta guardare gli spalti vuoti dei nostri stadi. La quota di coloro che vanno allo stadio, o che comunque ritengono centrale l'esperienza della partita vista dal vivo, è ormai ai minimi termini. A prevalere è una platea di tifosi e di appassionati per la quale il calcio è un fatto esclusivamente mediale. E per questa platea non fa alcuna differenza la data d'inizio campionato. Non ha da ridisegnare il tempo privato e i piani di vacanza. Anzi, vuoi mettere la libidine di vedere la partita di campionato una sera di mezz'agosto, prima di scatenarsi nell'after hours?

È questo il tipo di pubblico che oggi detta le strategie di marketing del calcio. Lo stesso sul quale gli esperti assoldati dai grandi club hanno puntato forte, ridisegnando gli stili di consumo dello spettacolo calcistico e sperimentando forme dello sfruttamento commerciale sempre più distanti dalla dimensione da stadio. E però adesso quello stesso pubblico, coi suoi appetiti, rischia di essere per i grandi club e i loro strateghi un'arma a doppio taglio. A dirlo è la reazione di quei club che vedono già messo a repentaglio il grasso calendario di amichevoli estive condotte a beneficio di tv e sponsor. Il pubblico del pallone, anche quello di nuova generazione, vuole il calcio vero. Pure a luglio, se fosse possibile. E adesso provate pure a convincerlo che in estate può accontentarsi dei triangolari di finto calcio, organizzati dal birrificio.

@pippoevai
Pippo Russo
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