Servono più 'Family Daspo', i genitori sono parte del male nel calcio giovanile
21/02/2017, 20:15
di Fernando Pernambuco
“Li vedi quei due, sì, lui e lei…quei distinti signori di cinquant’anni saranno daspati per due anni”.  Quand’era ministro degli interni, Alfano voleva “daspare” un bel po’ di persone e, c’è da giurarci, fra poco questo verbo non proprio elegante entrerà a far parte del Grande Dizionario della Lingua Italiana Battaglia.

I due “distinti” signori in questione erano tifosi-genitori del non molto noto Atletico Carrara che, il 28 gennaio, affrontava fuori casa il Pietrasanta. A metà di questo “sentito” derby tra le due compagini della Categoria Giovanissimi A (14 anni di età), in campo “si sono susseguiti alcuni falli con susseguente distribuzione di cartellini gialli. Sugli spalti, si è allora acceso un diverbio rapidamente sfociato in rissa. Particolarmente attive si sono dimostrate le signore e mamme, ma veniva segnalata anche presenza di nonne, che proferivano colorati, non riferibili epiteti, prima all’indirizzo dei giovani atleti, in seguito riferendosi ai rispettivi gruppi presenti in tribuna. Si distingueva per veemenza uno spettatore affetto da disabilità. La di lui moglie, per altro madre d’uno dei calciatori in erba, intervenendo per cercare di sedare gli animi, veniva raggiunta in pieno volto da un vigoroso schiaffo e, quindi, condotta al pronto soccorso dell’Ospedale Versilia. La partita è ripresa, ma ben presto gli animi si sono riaccesi al punto tale da costringere l’arbitro a sospenderla nuovamente. Grazie ai giovani atleti, addossati alle reti di recinzione, che chiedevano ai genitori di porre fine alla rissa, la partita è potuta riprendere. Ma alla fine, nuovamente, i due gruppi sono venuti alle mani…”. Così si esprime il verbale di uno degli agenti del Commissariato di Forte dei Marmi intervenuto sul posto. I daspo previsti per i genitori sono 7, ma uno di loro, riportano le cronache locali, ha esclamato: “Chi se ne frega. Abbiamo vinto per 3 a 0”.
 
Il Daspo per genitori e parenti che affollano i campi delle giovanili, sta diventando sempre più frequente, richiesto a gran voce dalle forze dell’ordine, ma anche dagli amministratori comunali. Pochi mesi fa, due papà durante il derby Fiorano-Solierese, hanno onorato a botte lo spirito sportivo, rimediando dalla questura di Modena la meritata gogna di un anno lontano da qualsiasi stadio. Oltre alla sconfitta per entrambe le squadre e due turni a porte chiuse, è stata comminata alle due compagini una multa di mille Euro ciascuna. I presidenti vorrebbero farla pagare ai genitori dei giovani calciatori, ma dubitiamo che ci riescano. Le stesse scene si sono avute a Pavia e l’anno prima a Pontedera, dove un genitore “aggredisce l’arbitro che espelle il figlio”. Risultato: 5 anni di Daspo, poi ripetuto a Terni perché “il padre di un giocatore dell’Olympia Thirus minacciava pesantemente l’allenatore, reo di non fare giocare il figlio”.
 
Certi che il proprio Ronaldo non sia tenuto nel giusto conto o che il loro piccolo Messi subisca troppi falli, i genitori rappresentano troppo spesso l’iniziale parte malata e oscura di qualsiasi sport, con una netta prevalenza per quel che concerne il calcio. Ma la lezione negativa impartita a bambini piangenti, impietriti dal dolore, non si ferma solo ai primi anni dietro a un pallone.

Il family daspo si appunta anche a famiglie di professionisti. Nello scorso settembre papà, mamma e fratello di Riccardo Maniero, centravanti del Bari, si sono beccati una “daspata” biennale. E’ avvenuto al San Nicola, durante Cittadella-Bari. Irritata per i continui epiteti contro Riccardo da parte di due tifosi baresi (babbo e figlio di cognome Sesto) che non perdonano un goal sbagliato, la famiglia Maniero reagisce e da lì scoppia una rissa, con tanto di ferita: mamma Maniero inciampa e passa dalle gradinate al pronto soccorso. Risultato: due anni fuori dagli stadi per entrambe le famiglie, quella del calciatore e quella dei due tifosi.
Precedentemente era incappato nell’esilio sportivo il padre del portiere Eugenio Lamanna perché, durante Spezia-Siena, tirava un pugno a un tifoso ligure che insultava il figlio. Ma, come diceva Mario Merola, “i figli so’ pezzi ’e core”. E i genitori sono una mina vagante da controllare. Per questa ragione, l’ex campione del mondo Gianluca Zambrotta prima di accettare un ragazzino nella sua Polisportiva di Como, fa firmare ai genitori un regolamento molto articolato.
 
Presidenti, dirigenti, sedicenti procuratori, rappresentano una bazzecola, rispetto a padri e madri, certi di aver sfornato un campione. Non è un caso che il George Best di casa nostra, Ezio Vendrame, alle prese con le squadre giovanili, confessasse, non solo pensando alla sua vita: “Sogno di allenare una squadra di orfani”. Come dargli torto.
 
 
 
Fernando Pernambuco
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