Spalletti denigra la Roma perché non ha cultura: Pallotta dovrebbe cacciarlo
20/03/2017, 16:00
di Stefano Agresti

La sceneggiata di Spalletti in tv dopo Roma-Sassuolo è stata surreale. Di fronte a una platea di ex calciatori che in studio lo osservava sbigottita, continuava a ripetere: “Voi non sapete cosa stanno facendo qui a me”. Roma dipinta come un girone infernale. Visto che nel suo mirino ci sono i giornalisti, viene difficile pensare che sia vittima di minacce o violenze, per le quali comunque potrebbe a pieno diritto ricorrere alla magistratura (ma non risulta che l’abbia fatto). Semplicemente, Spalletti è oggetto di critiche. In parte dure, in linea con i risultati negativi: eliminato in Europa League, sconfitto dalla Lazio in Coppa Italia, battuto dal Napoli in campionato. I suoi toni, però, lasciavano pensare a tutt’altro, tanto che il povero Bergomi a un certo punto si è quasi commosso: “Ma dicci, Luciano, che ti fanno?”. Dai, apri il tuo cuore. Sembrava il bimbo che torna da scuola in lacrime: di’ a mamma e papà chi sono i compagni cattivi.

 

Spalletti si comporta così per opportunismo, forse: si sta preparando la strada per andare via. O forse lo fa per scarsa cultura calcistica. Per carità, non ci riferiamo al lavoro di campo, nel quale per noi continua a essere un professionista esemplare e un mostro di conoscenze. Parliamo, invece, del mondo che accompagna e circonda il calcio, e che lui conosce solo in minima parte. Spalletti non solo non ha mai allenato il Real Madrid o un Manchester, ma nemmeno l’Inter, il Milan, la Juve. Oltre a Roma, è stato - con tutto il rispetto - nella periferia del calcio italiano, a Empoli e Udine, e di quello europeo, a San Pietroburgo. Avesse più conoscenze, saprebbe che questo mondo - radio più, radio meno; tv più, tv meno - è simile ovunque.

 

A Torino, Giraudo e Moggi impedirono per un lungo periodo a me e ad alcuni colleghi di accedere all’allenamento della Juve: dicevano che destabilizzavamo l’ambiente. A Milano, mi accade lo stesso con Galliani: sosteneva che fossi suo nemico (mi limitavo a denunciare il conflitto d’interessi che aveva come presidente di Lega e dirigente del Milan). Mourinho, all’Inter, mise le mani addosso a un giornalista che non sopportava, spintonandolo lontano. Né Giraudo, né Galliani, né Mourinho sono mai andati in televisione a dire: “Voi non sapete cosa mi stanno facendo”.
 

Lo stesso accade con i tifosi: se non vinci è dura ovunque, e a volte lo è anche se vinci. Abbiamo visto Torino contestare Trapattoni, uno che lì aveva vinto sei scudetti, e Milano prendersela con Berlusconi nell’epoca dei trionfi e con Moratti poche settimane dopo la tripletta del 2010. Perfino il leggendario Paolo Maldini è stato fischiato nella sua ultima partita dalla curva Sud (sì, Luciano, anche il Milan ha la sua curva Sud).

 

Se Spalletti avesse maggiore cultura, saprebbe che Roma non è così diversa dal resto del mondo. E visto che presto potrebbe interessargli molto da vicino, gli ricordiamo che Allegri fu accolto a Torino con calci all’auto sulla quale viaggiava: non piaceva ai tifosi della Juve benché fosse stato scelto dalla società che aveva appena regalato loro tre scudetti.

 

In mezzo a questo surreale bailamme, ci stupisce che nessuno, a Roma, abbia la percezione dell’opera denigratoria che Spalletti sta portando avanti nei confronti della città, della società, dell’ambiente. Ascoltandolo, allenatori e calciatori avranno molti dubbi di fronte a una proposta del club giallorosso: perché devo andare a lavorare in mezzo a quei matti? Perciò i tifosi, e con loro Pallotta, dovrebbero chiedergli i danni: mina il futuro della squadra, le fa perdere valore. E il presidente, anziché blandirlo, dovrebbe mandarlo via subito, spiegando chiaramente al mondo che Roma e la Roma non sono quelle dipinte da un allenatore senza cultura. Già, ma Pallotta che cultura calcistica potrà mai avere?

@steagresti
 


Stefano Agresti
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