Tanta Juve e poco Milan: giusto così
10/03/2017, 23:59
di Giancarlo Padovan
Di Juve-Milan, decisa al settimo minuto di recupero da un calcio di rigore di Dybala, vanno dette subito tre cose. 
La prima. Il fallo di mano di De Sciglio c’è
e Doveri, l’addizionale di porta, fa bene a segnalarlo perché il braccio del terzino milanista è largo. Si può eccepire solo sulla distanza ravvicinata, ma senza l’espansione della superficie del corpo, quel pallone sarebbe passato oltre il difensore. A chi eccepisce sul fatto che il rigore è stato fischiato al quarto minuto e diciottesimo secondo (il recupero segnalato era di 4 minuti) va ricordato che nel recupero era stato espulso Sosa, e ciò ha comportato un prolungamento di altri trenta secondi. 

La seconda. La Juve ha meritato la vittoria in forza di una partita quasi costantemente d’attacco, delle cinque occasioni-gol create (compresa una traversa) e di uno dei due tiri in porta del Milan (compreso il gol), bilancio davvero magro per un avversario che avrebbe potuto solo pareggiare (incomprensibile la sostituzione di Bacca con Kucka e non con Lapadula). 

La terza. Molto va e molto torna. All’andata un gol valido di Pjanic, su punizione, venne annullato da Rizzoli dopo che l’assistente di destra aveva convalidato. Il Milan, alla fine, vinse per 1-0 e nessuno si stracciò le vesti come hanno fatto, alla fine della partita, Galliani (“vergogna”) e molti giocatori milanisti sull’orlo di una crisi di nervi. Tra l’altro, agli occhiuti moviolisti, non è sfuggito un rigore non dato, nel primo tempo, per fallo di Zapata su Dybala. 

Poi ci sarebbe da parlare anche di calcio. E se parliamo di calcio non possiamo che dire Juve. Senza Cuadrado (squalificato) e senza Madzukic (fermato da una colica a pochi minuti dall’inizio), Allegri non ha rinunciato al 4-2-3-1, ma ha inserito Dani Alves alto a destra e Pjaca a sinistra. La differenza, che c’era, non si è vista anche perché il croato è stato il primo a impegnare Donnarumma (sulla respinta, Khedira ha tirato alto) e al 9’ ci ha riprovato, dopo uno slalom di Dybala (su cui è stato commesso fallo in area da Zapata), mettendo palla fuori. 

La Juve ha fatto un primo tempo di forza e di corsa, il Milan ha aspettato per innescare qualche contropiede. Ma fino al gol di Benatia (cross di Dani Alves, stop di petto e conclusione di destro da dentro l’area), il Milan non è esistito. La colpa della Juve è stata quella di non chiudere subito la partita, colpa anche di un Higuain piuttosto pigro e prevedibile. 

Così, a tre minuti dall’intervallo, profittando dell’inversione dei due esterni (Deulofeu da destra a sinistra e Ocampoos da sinistra a destra), il Milan ha sfruttato alla perfezione un contropiede sull’uscita sbagliata dei difensori bianconeri. Male, nella circostanza, Barzagli che non ha più recuperato su Deulofeu. L’assist a Bacca, in fuorigioco millimetrico, è stato perfetto almeno quanto il tocco del colombiano sotto le gambe di Buffon. 

Se però la Juve è arrivata a un fatturato di quattordici tiri in porta lo si deve all’atteggiamento furioso della ripresa. In particolare si è ridestato Higuain che ha cercato il gol in tre circostanze (compresa l’ultima sulla cui prosecuzione è disceso il rigore) con la ferocia dei giorni migliori. Tuttavia non averlo trovato, conferma che il Pipa (così lo chiamano in squadra) non è sempre ispirato. Dire che un Higuain che non segna da due partite è un problema, sarebbe puerile. Tuttavia Allegri e la critica si aspettano buone partite giocate per intero e non solo degli ottimi secondi tempi. 

Il gol su rigore ha fatto passare la Juve da un potenziale più 6 (se la Roma, come credo, vincerà a Palermo) al più 8 virtuale (i punti di vantaggio sono undici, ma la Roma, appunto, giocherà domenica sera). La prestazione, come ha sottolineato Allegri, sarebbe stata buona anche se fosse scaturito un pareggio. Però non c’è dubbio che così la Juve sente più vicino il titolo e può preparare con serenità la partita di ritorno di Champions con il Porto. Nella settimana della rimonta più celebrata di tutti i tempi, vale la pena non sottovalutare nessuno. 

@gia_pad
Giancarlo Padovan
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