Tavecchio resta, Galliani torna in Lega: il calcio italiano ha 145 anni, aiuto!
17/11/2016, 16:30
di Stefano Agresti
Settantatré più settantadue: centoquarantacinque. Beh, centoquarantacinque anni non sono pochi. Li avrà, tra qualche mese, il calcio italiano: i settantatré di Tavecchio Carlo da Ponte Lambro, destinato a essere confermato come presidente federale per mancanza di avversari; i settantadue di Galliani Adriano da Monza, il quale sta per riprendere possesso della Lega calcio dieci anni dopo averla abbandonata. Gioventù al potere.

Non siamo tra coloro che ritengono l’età avanzata un difetto o un limite, meno che mai pensiamo che sia un motivo di preclusione: se il miglior candidato possibile non è un giovanotto, ben venga comunque. Quanto sta accadendo al vertice del calcio italiano, però, è un segnale inequivocabile: manca una nuova generazione di dirigenti d’alto livello, in grado di proporsi e di essere credibile come alternative ai Tavecchio e ai Galliani. Non c’è una scuola, non c’è un lavoro di preparazione: un aspetto inquietante se guardiamo un po’ più avanti, oltre alle prossime elezioni in Federazione e in Lega. Chi guiderà il nostro movimento nei prossimi dieci o vent’anni? Chi lo piloterà verso un periodo che dovrebbe rappresentare la rinascita e la ripartenza del calcio italiano? Vuoto.

Quanto ai due nomi in questione, non abbiamo mai risparmiato critiche all’uno e all’altro. Non ci è piaciuto il percorso che ha portato all’elezione di Tavecchio, la lobby comandata da Lotito, né abbiamo bei ricordi della presidenza di Galliani in Lega, dal 2002 al 2006, quando - in evidente conflitto d’interessi - pensava molto al suo Milan e molto di meno al bene comune e generale del nostro calcio.

Stavolta, però, non ce la sentiamo di addossare loro particolari responsabilità, se non quella di non avere mai lavorato seriamente per creare una classe dirigenziale che li potesse rimpiazzare una volta arrivati a fine corsa (del resto la migliore garanzia per gli uomini di potere è che non ci sia nessuno in grado di sostituirli). Ma Tavecchio da presidente federale s’è comportato meno peggio di quanto temessimo e lo stesso Galliani ha certamente uno spessore maggiore rispetto a Beretta, uno dei dirigenti più impalpabili e inconsistenti che si ricordino. Uno che, tra l’altro, si è dichiarato incompatibile con la carica di presidente di Lega da cinque anni e invece continua a restare seduto sulla poltrona. In fatto di diritti televisivi - quello che oggi davvero conta - Galliani è certamente e infinitamente più preparato.

L’ultima nota riguarda la Juventus: l’endorsement del club bianconero sia a Tavecchio (per bocca di Agnelli) sia a Galliani (parola di Marotta) rappresenta il passaggio decisivo per la doppia elezione. Tocca a voi, ragazzi. Si fa per dire.

@steagresti
 
Stefano Agresti
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