Troppa nebbia sopra il Milan: ma come e quando arrivano i soldi dei cinesi?
08/12/2016, 22:00
di Fernando Pernambuco
Non s’è mai vista una chiusura più aperta di questa. Parliamo del “closing” (per chi amasse l’eccesso di termini inglesi nella nostra lingua) del Milan con la Sino Europe Sports, la cordata cinese che avrebbe dovuto versare la cifra stabilita nell ‘accordo siglato il 5 agosto. Un balletto di caparre, versamenti definitivi, promesse di aumenti di capitale, che stenta a chiudersi.

La (più corretto definirla “una”) data fatidica doveva essere il 20 novembre, poi si è virato sul 13 dicembre, poi è arrivato, si fa per dire, un “contrordine compagni”. Intanto Han Li, direttore esecutivo della SES non si trova. “Chiamatemi Han Li! Subito!”, pare abbia esclamato Berlusconi, fingendo un moto di stizza. E Yonghoy Li della Haixia Capital dov’è? Intanto di caparra in caparra, arriviamo fino a marzo 2017: questa sembra essere la strategia dei piccoli passi milanista. “Un lungo viaggio comincia sempre da un piccolo passo” diceva infatti un antico detto cinese (Li Po o Confucio?). E qui ogni passo è da 100 milioni di euro, ma non di mese in mese, bensì, sembra in due rate. La prima già versata, la seconda a breve. A marzo poi ci sarà la tanto sospirata chiusura. Siamo certi? Per ora Fassone spende un sacco di soldi fra Italia e Cina, tanto da aver accumulato punti per un viaggio gratis da giro del mondo con ben 12 scali internazionali.

Fra le rate, i ritardi, i pagamenti definitivi, il futurissimo aumento di capitale di ben 350 milioni di euro, la conduzione del Milan sarà portata avanti dalle “due società” recita un ennesimo comunicato stampa dilazionatorio. Han Li promette di giungere a Milanello in un brumoso pomeriggio di gennaio, mentre Yonghong Li sembra che voglia allargare la compagine d’investitori statali. Insomma, di slittamento in slittamento e di annuncio che rimanda a un annuncio, la situazione proprio chiarissima non è. Ricorda appunto la bruma padana. E d’altra parte, un altro ricordo ci sovviene: Ghirardi! Già Ghirardi il presidente di quel leggendario (ahimé tragicamente!) Parma. Anche lui, nella nebbia, trovava sempre qualcuno, che sostituiva qualcun altro, che anticipava un rimpiazzo, ma rimandava una firma che annunciava un assegno. Frullavano  nomi e cifre, però, volgarmente, i quattrini non arrivavano. Nel caso di Berlusconi confidiamo, se non nella certezza del diritto, almeno nella certezza delle caparre e di sicuro non si ipotizza alcun fallimento, ma il giro è  tortuoso, le carte (tre) cambiano di posto in continuazione, come se ci trovassimo in un circo finanziario, con acrobati e prestigiatori. Forse è per guardare lo spettacolo e non pensare ai soldi, soprattutto a come e quando arriveranno.

Fernando Pernambuco
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