Un padre disperato: 'Mio figlio è frustrato come Gabigol!'
08/02/2017, 19:30
di Jean-Christophe Cataliotti
Gentile Procuratore,
non voglio sembrare uno di quei papà che si lamentano sempre e che credono di avere in casa un futuro campione, ma non penso neppure che sia giusto tacere davanti a una ingiustizia pesantissima che mio figlio sta subendo da parte dell'allenatore della squadra in cui gioca. Siamo siciliani e abbiamo fatto una scelta di vita incredibile. Ci siamo trasferiti da Messina per consentire il tesseramento di nostro figlio in una squadra professionistica nel Nord Italia. Dopo un provino dall'esito positivo, tutti a chiederci - dirigenti e tecnici - di spostare la residenza. Ho lasciato il mio lavoro per dare un'opportunità a mio figlio. Morale della favola: non ha fatto una presenza in campionato, ma solo qualcuna nelle gare amichevoli. Dicono che è ancora magrino e deve finire lo sviluppo fisico. Ha solo 11 anni, mica può essere già un uomo fisicamente. Essendo interista mio figlio Alfredo si sente frustrato come forse lo è Gabigol, ma almeno lui porta a casa uno stipendio milionario. Io, invece, porto a casa uno stipendio di 1200 euro al mese per sfamare una famiglia di 4 persone. E siamo stati ripagati con questo trattamento insostenibile. A fine anno vorrei tornare in Sicilia e riprendere la vita di prima. Sarò libero di andarmene almeno oppure no? Visto che i dirigenti non sembrano comunque dell'avviso di svincolare mio figlio. Salvatore '61

Carissimo Salvatore,
dispiace leggere queste storie. La sua lettera mi era anche sfuggita e me ne scuso. Mi scrisse, infatti, qualche settimana fa. La risposta, in ogni caso, sarebbe stata la stessa anche allora. Suo figlio a fine stagione sportiva è certamente libero di andare a giocare dove vorrà, potendo quindi tornare in Sicilia. Ciò in quanto, essendo un calciatore "giovane" (sono tali i calciatori "che abbiano anagraficamente compiuto l'ottavo anno e che al 1° gennaio dell'anno in cui inizia la stagione sportiva non abbiano compiuto il 16° anno"), come tale a fine giugno potrà svincolarsi automaticamente ("Il calciatore "giovane", è vincolato alla società per la quale è tesserato per la sola durata della stagione sportiva, al termine della quale è libero di diritto").
Il problema appare però un altro. L'aver fatto tanti sacrifici inutilmente. Non posso entrare nel merito della questione più approfonditamente non conoscendo né il calciatore né la società di appartenenza. Mi permetto, tuttavia, di affermare che un ragazzino di 11 anni non può stare in panchina per un'intera stagione (non è ancora finita per la verità!) come, invece, è possibile che accada a un professionista che non rientri nei piani tecnici di una squadra di Serie A (i calciatori professionisti non possono essere messi fuori rosa, ma questa è un'altra storia riguardando il tema degli allenamenti). Concludendo, ritengo che nei settori giovanili il conseguimento del risultato sportivo non possa essere anteposto al "diritto" dei ragazzi di giocare a calcio (altrimenti è meglio non illudere genitori e giovani calciatori!). Alla "favola" che occorre aspettare lo sviluppo fisico non crede ormai più nessuno, neppure i bambini!

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Jean-Christophe Cataliotti
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