Vince il realismo di Montella. Sousa sbaglia tutto e dice addio all'Europa
20/02/2017, 00:05
di Giancarlo Padovan
Il Milan resta aggrappato alla zona Europa League a tre punti dalla Lazio e a quattro da Inter e Atalanta. La Fiorentina, invece, ne esce definitivamente e l’anno prossimo non sarà nelle coppe continentali, a meno che non vinca quella che sta disputando (l’Europa League, appunto, le darebbe accesso alla Champions). Montella fa professione di realismo e, dopo un grande finale di primo tempo, quando il Milan avrebbe potuto triplicare, toglie Deulofeu (autore del secondo gol, quello decisivo) e inserisce Zapata, passando alla difesa a tre, che nel caso specifico significa difesa a cinque: Abate, Zapata, Paletta, Gomez, Vangioni.

Non ho capito, invece, perché Paulo Sousa abbia sostituito Federico Chiesa con Tello. Il figlio di Enrico, per conto mio ancora una volta tra i migliori della sua squadra, non solo possiede un grande dinamismo in entrambe le fasi, non solo contrasta e riparte, non solo si smarca e offre l’appoggio, ma in occasione del pareggio della Fiorentina ha letteralmente inventato un cross basso sul quale Kalinic ha aperto l’interno sinistro superando Donnarumma. Fin quando è stato in campo (25’ del secondo tempo), Chiesa ha costituito un pericolo per il Milan. Sia perchè Kalinic aveva con chi dialogare (Ilicic è stato nullo), sia perché il ragazzo sapeva mettere in area cross insidiosi e ripetuti. Forse Sousa ha intravisto in lui il sintomo di qualche stanchezza (a me non pareva proprio), forse si tratta solo di una precauzione per non caricarlo di troppe responsabilità.

Fatto sta che la Fiorentina, pur schiacciando il MIlan nella seconda parte della ripresa, non ha più collezionato occasioni degne di menzione. Sul taccuino restano le proteste per un fallo di Gomez su Kalinic (11’ del secondo tempo), punito con un cartellino giallo anziché rosso (ma per essere chiara occasione da rete la palla doveva essere nella disponibilità dell’attaccante) e un errore di Sanchez, a due passi dalla porta, su punizione di Borja Valero. Sarebbe potuto essere il pareggio. La partita è stata bella e il Milan ha meritato di vincere. In vantaggio al 16’ del primo tempo con Kucka, di testa, a seguito di una punizione di Sosa, i rossoneri non si sono rassegnati di fronte al pareggio di Kalinic (20’) e nemmeno quando la Fiorentina ha espresso il meglio della propria manovra, cioé fin quasi alla mezz’ora del primo tempo. Il Milan ha avuto pazienza e costanza e Sosa - altre volte sotto considerato - ha fatto girare palla con crescente destrezza e velocità. Anche Bacca si è sacrificato in un lavoro di movimento, lavorando per la profondità che non è esattamente quel che gli riesce meglio. 

Deulofeu ha segnato al 31’ - gran destro dal limite a giro, dopo errore in uscita di Borja Valero - e il suo gol ha dato propellente a tutto il Milan. La squadra di Montella, che aveva già cominciato a pressare alto, si è ulteriormente galvanizzata e con Pasalic, a tre minuti dall’intervallo, è andata vicina al tris. Solo una prodezza di Tatarusanu e il palo hanno impedito che la partita fosse chiusa dopo appena un tempo. Se a questo aggiungiamo l’occasione di Abate a sei minuti dal 90’ (grande servizio di Bertolacci subentrato a Kucka e prontissima replica di Tatarusanu alla conclusione da dentro l’area del terzino), si capisce perché il Milan non abbia lucrato sul risultato. Certo, da parte milanista mi aspettavo un secondo tempo di timbro diverso. Ma se scorriamo la formazione e la confrontiamo con l’elenco degli assenti reperiamo le ragioni di tanta timidezza tattica. Montella, per come siamo stati abituati a conoscerlo, non è così. Tuttavia è assodato che il suo Milan sia di gran lunga uno dei più poveri e indeboliti della storia recente.

Quanto a Paulo Sousa ribadisco che è uno dei migliori allenatori della Serie A (lo misi alla pari con Sarri) anche se contro il Milan gli è mancato il guizzo. Inserire Babacar (anziché Saponara) per Ilicic, e farlo prima, sarebbe stato, oltre che più coraggioso, sicuramente più utile. 

Giancarlo Padovan
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