Nel gennaio del 1910 il massimo campionato di calcio italiano proponeva – nel suo calendario asimmetrico e martoriato da numerosi rinvii – nel giro di una settimana ben due scontri tra il Milan e la Juventus: in uno di questi un calciatore non si limitò alle parole per esprimere il suo punto di vista all'arbitro.


LA GRANDE RIFORMA - Il campionato che inizia il 7 novembre del 1909 è un torneo diverso dai precedenti, una pietra miliare nella storia del football all'italiana. In estate la F.I.G.C. emana il primo regolamento organico del gioco del calcio e struttura il campionato 1909/10 sulla falsa riga della First Division inglese: non più gironi eliminatori bensì un unico torneo con partite di andata e ritorno e classifica finale. Dieci le società ammesse, tutte facenti parte del cosiddetto triangolo industriale tra Liguria, Piemonte e Lombardia. Escluso il Veneto, neppure considerato il resto d'Italia. Siamo ancora in pieno periodo pionieristico e la Federazione non è da meno. Tuttavia il torneo si dimostrerà molto interessante, dominato dalla Pro Vercelli – campione d'Italia in carica – e dalla “sorpresa” Internazionale, nata appena un anno prima. È il campionato culminato nel “famoso” spareggio vinto dall'Internazionale contro i bambini della Pro Vercelli del quale già in passato ci siamo occupati. Per ciò che riguarda più squisitamente la struttura del torneo, bene copiare gli inglesi ma la formula a girone unico in quegli anni pionieristici del football italiano era un salto in avanti un po' troppo lungo, tra società che sempre più numerose spingevano per entrare nel campionato e difficoltà organizzative legate alla gestione di un numero sempre maggiore di partite da giocare, così l'esperimento del girone unico venne accantonato e già con l'anno successivo si tornò a giocare il campionato suddiviso in gironi regionali e ad un vero e proprio girone unico nazionale si arrivò soltanto con la stagione 1929/30.



ANDATA PIROTECNICA - Milan e Juventus, dicevamo. Quell'anno le due società non avevano particolari ambizioni di vittoria: la Juventus, pur raggiungendo un terzo posto finale, iniziava proprio nel 1910 un lento declino che l'avrebbe portata alcune stagioni più tardi ad un passo – e qualcosa oltre, ma anche di questo ne abbiamo già parlato – dal baratro della retrocessione. La stagione del Milan fu costellata da una serie impressionante di infortuni che se da un lato ne compromise la competitività, dall'altro permise l'esordio in prima squadra di due giocatori destinati a diventare due campionissimi: Aldo Cevenini e – soprattutto – l'appena quindicenne Renzo De Vecchi. Il 16 gennaio  a Torino va in scena il match di andata davanti ad una cornice di pubblico davvero importante e sì, le donne sono numerose e mischiate con gli uomini, come è giusto che sia. Entrambe le formazioni si presentano con defezioni importanti, il Milan deve rinunciare al suo portiere titolare e la Juventus a ben tre titolari, nonostante ciò l'incontro parte già bello scoppiettante e dopo una decina di minuti il gol di Borel porta in vantaggio i bianconeri, pareggiato dopo appena tre minuti da un rigore trasformato da Lana. Borel è il vero protagonista di quello scorcio di partita, segna altre due reti che si vede entrambe annullare dall'arbitro per fuorigioco prima che De Vecchi porti in vantaggio il Milan. È un primo tempo bellissimo, con continui capovolgimenti di fronte. Alla mezzora Moschino pareggia per la Juventus ma è il Milan che va al riposo in vantaggio 3-2 grazie alla rete segnata da Mayer. Dopo pochi minuti nella ripresa con un calcio di rigore trasformato da Borel la Juventus porta il punteggio sul 3-3 e da quel momento prende decisamente il sopravvento sull'avversario segnando altre due reti e chiudendo così l'incontro sul 5-3 a sua vantaggio. La settimana successiva è in programma la sfida di ritorno e non sarà una partita normale.



DAGLI ALL'ABRITRO! - La domenica successiva le due squadre si ritrovano di fronte a Milano, accolte da uno splendido sole e da tanto pubblico. L'arbitro è il sig. Meazza dell'Unione Sportiva Milanese, tra i migliori arbitri di quel periodo, e sarà – suo malgrado – il protagonista del match. Il Milan prende subito l'iniziativa e più volte va vicino a segnare la rete del vantaggio, sempre fermato dal bravo portiere juventino Pennano. Ai rossoneri viene concesso anche un calcio di rigore che però De Vecchi si fa parare dal solito Pennano, quel giorno davvero in stato di grazia. Nella ripresa la Juventus tenta qualche azione in più ma la sensazione generale è che la partita non si schioderà dal pareggio se non per un caso fortuito. E puntualmente accade. Un pallone calciato da fuori area da un giocatore juventino viene raccolto senza problemi da Gaslini, il portiere milanista il quale – per alcuni perché avrebbe udito un suo compagno urlare “fuorigioco!”, per altri perché urtato da Moschino – lascia cadere il pallone proprio ai piedi di Moschino il quale – senza che l'arbitro abbia fischiato alcunché – lo scaglia in rete segnando così il definitivo 1-0 a favore della Juventus. È da quel momento che tutto degenera.


FAR WEST MENEGHINO - I rossoneri sono furiosi e al termine dell'incontro accerchiano l'arbitro urlandogli contro tutta la loro disapprovazione, scaldando i già infuocati animi degli spettatori; il milanista Sala arriva anche a mettere le mani addosso al sig. Meazza il quale, dal canto suo, reagisce energicamente minacciando pesanti squalifiche. Il comportamento del milanista è in effetti molto grave, ma come vedremo non il solo. Prima di proseguire nel racconto pare interessante riportare uno stralcio di quanto scrive l'indomani  La Gazzetta dello Sport:

“(...) il football lo si giuoca per divertimento e disinteressatamente e quel che più importa tra persone per bene, e che non è onesto, leale e sportivo che un beniamino qualunque solo perchè tale, spavaldeggi in caso di vittoria e prepotenti in momenti di sconfitta!”
Insomma, parole dettate da quella saggezza che purtroppo certe volte anche ai nostri giorni viene a mancare.

Il concitato finale di partita ha purtroppo un deplorevole strascico anche fuori dal campo. È il Corriere della Sera che racconta la puntuale cronaca di ciò che accade nelle vie adiacenti al campo sportivo. Sollecitati e animati dalla furia dei giocatori, numerosi tifosi rossoneri – pare più di un centinaio – in via F.lli Bronzetti, appena fuori il campo, attendono il passaggio dell'arbitro il quale tenta la fuga ma viene inseguito da questi e da alcuni soci anziani del Milan! In una via lì vicino un socio rossonero cerca di fare da paciere ma nella concitazione del momento ne esce con il viso lordo di sangue. Chiaro che il fatto è molto grave. Vero che fenomeni di violenza attorno a gioco del calcio si erano registrati già a partire dai primissimi anni del'900, ma arrivare a picchiare un arbitro era di per sé fatto estremamente deplorevole, tanto che la F.I.G.C. multerà la società Milan e squalificherà il Sala a tutto il settembre 1910.


(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)