A quasi un anno di distanza dalla “cacciata” di Fassone e company arriva la definizione della transazione sulla base di 4 milioni di euro che dovranno uscire dalle casse del Milan a beneficio dell’ex amministratore delegato. Che nessuno ce la faccia passare come un successo “perché potevano essere molti di più”. 

E’ davvero incredibile come Fassone, dopo aver provocato il colossale indebitamento che stritola il club rossonero e lo costringe, probabilmente, a stare fuori dalle coppe per un anno e ad avere la ghigliottina sospesa da parte della Uefa per non sappiamo quanto, se ne vada soddisfatto per aver percepito non solo lauti emolumenti per un anno di pessimo lavoro, ma anche una sostanziosa buonuscita. Si è ripetuta la storia che lo aveva visto coinvolto ai tempi dell’Inter di Moratti. 

A questo punto bisogna riconoscerlo, Fassone non sarà bravo a fare il dirigente sportivo e le sue esperienze con Juve, Napoli, Inter e Milan lo dimostrano. Ma è bravo, anzi bravissimo a prendere soldi a destra e sinistra. E’ sicuramente un merito che gli va riconosciuto. Ha una grande capacità di proporsi e riciclarsi. Altrimenti non sarebbe riuscito, dopo i fallimenti nei tre principali club di Serie A a convincere qualcuno e farsi eleggere “plenipotenziario” del Milan. Con tanto di campagna mediatica stile “ventennio” e schieramento compatto di tifosi e giornalisti al suo fianco. Dopo due anni di critiche a Fassone, devo riconoscere questo suo grande merito. In questa capacità di promuovere la propria immagine e ricavarne il massimo profitto, senza avere reali competenze in materia calcistica, è stato davvero un fenomeno.  Ovviamente la responsabilità di chi si è fatto “convincere” non è sua. Anzi. Lui non ha obbligato nessuno ad affidargli il Milan in tutti i suoi ambiti, lui non ha obbligato nessuno a farsi affidare in toto il futuro degli storici colori rossoneri. Dal punto di vista sportivo ed economico. La colpa quindi non è sua, ma di chi l’ha piazzato lì. E dopo 3 anni non venite a raccontarmi la favoletta del cinese Yonghong Li. Non è stato lui a scegliere Fassone semplicemente perchè Fassone era già stato investito e nominato ben prima dell’avvento di Li. Lui era l’uomo della famosa cordata di Gancikoff e Galatioto, svanita nel nulla. La cordata è svanita ed è rimasto solo Fassone. Spero che un giorno venga finalmente fuori tutta la verità e qualcuno ci spieghi finalmente, Fassone, chi ce l’ha portato?

Chiudo questo articolo con un “in bocca al lupo” gigante a un amico, a una persona straordinaria e a un super milanista che finalmente torna “a casa”. E ci torna come vice di Giampaolo, una scelta di buon senso, fatta su un uomo che meglio di tanti altri può spiegare alla squadra che cosa significa lavorare e vivere a Milanello, che cosa significa indossare quella maglia. Mi riferisco a Daniele Bonera. Una scelta che depone a favore della nuova dirigenza e del nuovo allenatore. Conosco Daniele da quando giocava titolare a Brescia a 19 anni. Mazzone diceva: “È più maturo lui di tutti gli altri”. E un certo Roberto Baggio ne tesseva le lodi. Da milanista è un bene che questa giovane squadra nasca con i principi e valori che gente come Daniele può trasmettere.