Tutta balla. Una lunga fila di tifosi verso Milano, è quasi un esodo: un ultimo lungo ruggito d'amore per la Lazio. La vendita prima fiacca, poi ingrossata come un fiume in piena dopo la sconfitta in campionato. In casa Lazio risuona il "ci giochiamo tanto" di Simone Inzaghi ai microfoni di Lazio Style Channel, prolungato come uno squillo di tromba tirato, tormentato. Una richiesta estrema. La corsa Champions sembra sfuggire: il quarto posto occupato in condominio da Atalanta e Milan sembra sempre troppo lontano, una riva impossibile da raggiungere a bracciate stanche. La Coppa Italia è la scialuppa di salvataggio per Inzaghi e i suoi: può valere la finale, il pass per l'Europa, il trofeo verso il cielo. La concreta possibilità di spegnere la rabbia maturata dall'ultima trasferta di Milano con una vittoria scaccia-guai non allontana il carico di recriminazioni post-Chievo. L'aria era carica di elettricità, da quel rigore di Kessié. Dopo Chievo frigge di rabbia. 4000 tifosi della Lazio seguiranno i ragazzi di Inzaghi a Milano: un ulteriore tributo di passione e amore che va oltre gli ultimi, desolanti risultati. Ma uno spettro aleggia tetro, sopra le teste di tutti. 

LA RABBIA E LA DIGNITA'- Tutto balla. La squadra lo sa, perché il tifo organizzato lo ha detto a chiare lettere, durante la loro trasmissione sulle frequenze di Radiosei, poche ore fa: "Vogliamo vedere una squadra con attributi, dal primo istante vogliamo vedere un atteggiamento deciso, cattivo agonisticamente, voglioso, vogliamo vedere una squadra che dall'inizio faccia capire al Milan che non si passa. Non c'è in ballo la stagione, ma la dignità". Balla tutto, perché in ballo c'è qualcosa di più di un piazzamento europeo. La miccia corre veloce, in gioco c'è la "dignità", per i tifosi. Quando un tifoso, nei confronti dei suoi giocatori, usa questa parola enorme, nel codice non scritto delle curve vale più di mille cori. Un ultimatum inciso sulla pietra che riguarda una specifica caratteristica non allenabile: il carattere. L'anima della squadra deve far pesare la maglietta di sudore, messa a nudo: non è una questione di bel gioco, ma di ferocia, di cattiveria agonistica. Il messaggio è chiaro, sportivamente. Ma la società biancoceleste teme anche altro: non tanto una feroce caccia all'uomo tra tifosi che sembra fortunatamente più serpeggiare a mezzo social che altro. C'è altro, si agita altro, un lungo ululato che viene dall'inverno del mondo. Il razzismo, accusa infamante, è una clava che in mano a pochi tifosi, unici depositari dell'estrema offesa possibile, quella riconducibile al colore della pelle, può rovinare del tutto il finale di stagione e l'immagine del club. 
CRONISTORIA DI ALTA TENSIONE - Fare la cronistoria di una partita in cui i due allenatori scenderanno abbracciati, per scaricare a terra tensione, è scorretto. Stabilire cause e concause di atteggiamenti incivili è un errore di concetto. Ma i fatti vanno messi in fila. La vigilia di campionato, tra Lazio e Milan, era stata agitata da una serie di schermaglie social e a mezzo stampa tra Acerbi e Bakayoko. Poi la partita dura, Kessié e Bakayoko con la maglia di Acerbi, episodio da più parti stigmatizzato (un po' meno dal Milan). La sconfitta contro il Chievo ha alzato la tensione oltre i livelli di guardia, i fischi dell'Olimpico contro la squadra hanno solo in parte manifestato rabbia e delusione sportiva per l'obiettivo mancato, l'aggancio al Milan sempre fallito. Nelle radio si riversano tifosi arrabbiati, come un fiume in piena: sotto attacco Inzaghi con i suoi alibi, il mercato di Tare, la mancanza di ambizioni di Lotito, troppo attento al bilancio e meno agli obiettivi di stagione. Le richieste di "vendicare" sportivamente il gesto di Kessié e Bakayoko sono sparite: ora tutto balla, tutto confluisce tutta sull'ultima spiaggia, come una specie di Normandia. Sono tutti lì, 4000 tifosi, a testa schiumante: sono tutti in attesa della semifinale, come di un ultimo oracolo di questa stagione in bilico sull'anonimato.  

PAURA RAZZISMO - Sopra, una tempesta carica lampeggia minacciosa. La miccia si è messa a correre veloce: la maglia del Milan esposta in Nord, spunta un video di cori razzisti a Bakayoko in Lazio-Udinese. Tanto tuonò, che ora si teme il diluvio. Dentro Formello c''è forte timore che l'enorme clava del razzismo, in mano a qualche esagitato, possa spaccare ulteriormente l'immagine del club, già troppe volte invischiato in tematiche molto lontane dal calcio. Per questo la Lazio ha più volte messo in guardia i propri tifosi, ha cercato di seminare serenità anche a mezzo comunicato, di fatto scrivendo un verbale di difesa, da usare in casi estremi. Antisemitismo e razzismo gracidano come corvi sopra quella che, a detta dello sport, sarà una sfida decisiva, che vale una finale. Tutto balla, dignità compresa.