Silenzio di tomba. Nicola Bignotti, direttore generale del Chiasso Fc, ha scelto di non rispondere (o di rispondere in maniera generica, come ha fatto con giornali e televisioni) ai tanti interrogativi emersi attorno al trasferimento di alcuni giocatori. Interrogativi che ruotano, in prima battuta, attorno a una domanda importante e cioè, appunto, svelare finalmente l’identità degli anonimi soci che da quasi un anno controllano la società. È probabile che quelle domande non abbiano suscitato l’interesse di Bignotti, né sollecitato la sua loquacità.

Di sicuro, i tifosi del Chiasso avrebbero meritato, e magari hanno il diritto di sapere chi sta dietro la propria squadra. Ma evidentemente ciò non è nelle priorità di chi governa la società rossoblu. E poiché le attese delucidazioni non arrivano, proviamo a compiere qualche passo avanti per rendere meno opaca la situazione. E riprendiamo alcuni dettagli importanti (alcuni resi noti recentemente dal sito Calciomercato.com), dal quale è scaturita questa vicenda.

Al centro di tutto ci sono due trasferimenti dal Chiasso al Frosinone: quelli della mezzapunta olandese Rai Vloet e dell'attaccante uruguayano Joaquín Ardaiz. Due trasferimenti parecchio originali, tanto da far pensare - e per ora resta solo un’ipotesi - che il Chiasso si avvii a diventare un nuovo Locarno (famoso per il passaggio da una società all’altra di diversi calciatori sudamericani, compreso Gonzalo Higuain). Componendo le tessere del puzzle veniva fuori un quadro interessante. A condurre le trattative per il Frosinone è stato Stefano Capozucca, che era dirigente del Genoa sotto Enrico Preziosi ai tempi dell’indimenticabile valigetta contenente il denaro per l’acquisto di Rubén Maldonado. Invece da parte del Chiasso, trattava il silente Bignotti, che in tv e sui giornali ha detto che in questi passaggi "non c’è nulla di illegale". Bignotti che con Preziosi ha lavorato prima al Lugano e poi al Genoa. C’è poi che uno dei due calciatori trasferiti, Ardaiz, è controllato dall’intermediario Pablo Bentancur. Che nell’estate del 2014 acquistò proprio da Preziosi il pacchetto azionario del 40% del Lugano. Operazione che attirò l’attenzione della stampa italiana e svizzera. Sempre Bentancur, va ricordato, insieme al procuratore Mino Raiola voleva acquistare interamente il Lugano di Angelo Renzetti. 

Tornando all’oggi, c’è un altro dettaglio molto importante da sottolineare. E si tratta di un dettaglio nuovo. Il controllo del Chiasso, da parte dei soci senza volto, avviene per mezzo di una società, la Soccer Future Sa. Che si fa rappresentare dall’avvocato ticinese Nicola Gianoli, membro del consiglio d’amministrazione. E fin qui siamo nel campo delle cose già dette. Ma Gianoli è anche amministratore delegato di una società, Prosport 11 Sagl, che ha fra gli scopi sociali "l’assunzione di mandati di rappresentanza di sportivi professionisti e società sportive". Ebbene, dallo scorso 31 maggio è entrato a far parte di Prosport 11 un certo Fabrizio Preziosi. Stesso cognome e stesso nome del figlio di Enrico Preziosi. Uno straordinario caso di omonimia?

Ecco un altro interrogativo. Uno dei tanti di questa vicenda. Ma se, ipotizziamo, dietro il Chiasso c’è la famiglia Preziosi perché mantenere il segreto? D’altronde si tratta sempre di una famiglia che nel calcio è presente da tempo. E che è stata presente, con il Lugano, anche in Ticino. Non da oggi. -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- 

Questo articolo è stato pubblicato dall'odierna edizione del settimanale ticinese Il Caffè. I precedenti passaggi della vicenda sono leggibili qui:

Gli strani affari tra Frosinone e Chiasso, che ricordano il Locarno di Higuain

"Niente di analogo al caso Higuain-Locarno"

I trasferimenti-lampo fra Chiasso e Frosinone