Andrea Agnelli, la cui juventinità credo non sia in discussione, ci è passato sopra e se lo è preso come dipendente, assicurandoselo addirittura per un triennio con un contratto plurimilionario (6mln a stagione + bonus). E non penso proprio che Maurizio Sarri rappresenti il commensale ideale per un pranzo a casa Agnelli, eppure lo hanno fatto sedere ugualmente alla tavola della loro Juventus. Di più: sono andati a cercarlo e gli hanno proposto di allenare la loro squadra. Nonostante la persona, come di recente ha ricordato Evelina Christillin, “non corrisponda perfettamente allo stile Juve, da sempre società molto precisa, tipicamente sabauda”. 

Come Salvemini e Montanelli, pure gli Agnelli si sono prima turati il naso e poi issato sul carro bianconero Sarri. Ora maledetto a Napoli, ma nemmeno accolto col lancio di petali di rosa dai tifosi juventini, molti dei quali il naso non se lo vogliono proprio turare e contestano mica poco la scelta societaria di puntare su uno così. Uno a cui non perdonano diti medi alzati, pesanti illazioni sul modo di vincere del club bianconero, fastidiose ironie (“per avere i rigori bisogna avere la maglia a strisce”)  e dichiarazioni tranchant tipo “Io alla Juve?Ci sono gli estremi per una querela”. Agnelli perdona, il tifoso no. 

Aspettavano Guardiola, il top, si sono ritrovati Sarri, il nemico. E nemmeno un nemico qualunque, ma uno che li mandava a vaffa e gli dava pura dei ladri. Decisamente insopportabile.

Il mal di pancia è fisiologico, e lo comprendo. È venuto pure al sottoscritto appena capito che il Pep non sarebbe potuto arrivare e la Juve stava virando sul tutaro con la barba incolta e il filtro della sigaretta masticato e penzolante dalla bocca. 

Penso però che Paratici e Nedved abbiano tralasciato i dettagli estetici , così come sorvolato sulle tante, talvolta eccessive cattiverie uscite dalla bocca di questo trotzkista d’antan ma puntato al mero aspetto tecnico del personaggio: vogliono un allenatore che migliori il gioco della Juventus, esalti maggiormente la fase offensiva anziché la gestione ragionata del risultato, trasmetta alla squadra una nuova mentalità vincente, inculchi nei giocatori un approccio diverso col calcio internazionale. A Napoli aveva ammaliato tutti col suo gioco pirotecnico e dal Chelsea viene via con una Europa League appena conquistata. Certo, non vale una Champions, ma anche il vecchio Trap cominciò vincendo quella. Sarri è una scelta piena di aspettative quanto rischiosa, soprattutto arrivando da 8 anni consecutivi di vittorie: dovesse perdere lo scudetto, considerato il minimo sindacale per un tecnico che di questi tempi viene ad allenare la Juventus, sarebbero guai, in particolare con quella parte di tifoseria ferocemente incarognita nei confronti del tutaro prima ancora della sua presentazione ufficiale. 

Il terrore di tanti è che si replichi l’esperimento Maifredi del 1990: pure allora  si puntò sul “calcio champagne” e sappiamo come finì. C’erano Roberto Baggio e Schillaci, ma anche Luppi, De Marchi, Julio Cesar, Napoli, Bonetti , una difesa da incubo. Sarri disporrà di un rosa decisamente superiore, ma dovrà fare ciò che finora gli è riuscito abbastanza di rado: vincere. Giocare solo bene non basterà, anche se lo spettacolo dovrà essere una priorità della nuova Juve sarriana.

Col bel gioco accompagnato dalle vittorie, Sarri dovrà conquistare il gradimento di tutti quei tifosi i quali, al momento, non lo vogliono vedere manco in fotografia, ne provano ribrezzo, repulsione, estrema antipatia per ciò che ha detto e fatto nei confronti loro e della Juventus. Qualcuno ha persino minacciato di non seguire più le partite della Juve fin quando Sarri resterà seduto su quella panchina.

Capisco il risentimento, un po’ meno gli eccessi estremi. Ribadisco, Sarri non era sicuramente il tecnico che ci saremmo immaginato per il dopo Allegri, ma adesso allena la Juventus e non concepisco il remargli contro prima ancora del suo insediamento ufficiale, un po’ come avvenne già nel 2016 con l’altro toscano. 

Mi hanno spiegato che un vero juventino non può accettare di vedere seduto in panchina chi ha offeso pesantemente la squadra che ora allena: un vero juventino tifa la Juventus a prescindere da chi ne indossa maglia o tuta. Non è forse sempre stato così? Sarri andrà giudicato dai risultati ottenuti sul campo. Le offese, il dito medio alzato, le battutine fastidiose ci sono state ma facevano parte del gioco: se alleno il Napoli detesto la Juve, se però me la fanno allenare diventa il miglior club del mondo e gli altri delle “lote”, come dicono appunto a Napoli. Sarà così anche per Sarri, accadrà fin dalla sua prima conferenza stampa. Vedrete.
Piuttosto, sarà divertente capire se per tutta quella stampa nazionale per la quale Sarri era – fin quando stava a Napoli o a Londra - il produttore del più bel calcio in circolazione, un genio, un innovatore, se è ancora rimasto tale oppure, ora che allena la Juventus, si opererà di revisionismo. Conosco i miei polli e mi aspetto di tutto.