Nella sua carriera da calciatore ha vinto tanto: lo storico mondiale in Germania nel 2006, due scudetti con Roma e Milan, una supercoppa Italiana, un Europeo under 21, una medaglia di bronzo alle Olimpiadi. Marco Amelia sta aprendo un nuovo capitolo della sua vita, da qualche mese è l'allenatore della Lupa Roma, società laziale che milita in serie D. In esclusiva per calciomercato.com ha affrontato diverse tematiche tra Milan, Nazionale e il suo futuro da manager. 


Amelia, come giudica l'operato di Mancini in Nazionale e la scelta di convocare anche giocatori poco conosciuti al pubblico italiano come Vincenzo Grifo?
'Trovo che l'idea di Mancini sia molto interessante, c'è un cambiamento di mentalità nell'approccio alla Nazionale. Da parte del c.t si nota un grande coraggio nel cercare di aprire la testa a chi è abituato alle nazionali di una volta, dove arrivavano solo certi giocatori fatti e finiti. In pochi sanno che Grifo viene da diverse stagioni importanti in Germania e che è un ottimo giocatore, dietro vi è un lavoro di ricerca e di aggiornamento importante e diverso rispetto al passato. Mancini sta dando spazio a dei ragazzi di prospettiva, come nel caso di Zaniolo e Tonali, che vengono monitorati quotidianamente. Già solo l'esperienza del ritiro azzurro può aiutarli nel processo di crescita, gli permetterà di essere pronti e preparati in futuro. L'abitudine a certe situazioni, a certe dimensioni, non può che aiutare. Quando poi si decide di allargare le convocazioni a 30 unità, non può che essere una scelta giusta quella di provare giocatori anche meno noti'.

Chi rimane fuori per la seconda  volta è Andrea Belotti: scelta che condivide?
'Mancini deve fare delle scelte anche in base a quelli che sono gli equilibri, a chi deve far giocare e a chi, invece, serve anche solo fare esperienza. Belotti è in una fase di recupero dopo un periodo dove non riusciva a trovare la via della rete. Io sono convinto che, per caratteristiche specifiche, potrà sicuramente tornare utile alla Nazionale in futuro. Il c.t però oggi ha fatto un altro tipo di pensiero, basato sulle esigenze del momento: ha già altri attaccanti pronti per questa partita contro il Portogallo'.

Il primato nel girone di Nations league è solo un sogno vista la situazione attuale di classifica?
'Penso sia molto molto difficile, c'è da battere il Portogallo che fatto ottime cose negli ultimi anni. Nel nostro girone poi dipenderebbe anche dalla Polonia che dovrebbe far risultato contro i lusitani, non farei mai affidamento sui risultati degli altri. Un primo step sarebbe quello di affrontare sempre queste Nazionali con la mentalità giusta, per batterle. Di positivo c'è quello che ha lasciato l'ultima partita con la Polonia, che non avrà  un grandissimo blasone ma dispone di giocatori di primissimo livello. Ho visto la migliore Nazionale degli ultimi anni, senza ombra di dubbio. Ha proposto un calcio molto bello, ha avuto un atteggiamento finalmente convincente e positivo. Questo è un gruppo che vuole aprire un ciclo ed essere competitivo per la prossima edizione dell'Europeo'.

Una Nazionale che vede Donnarumma raccogliere l'eredità di Buffon. Lei, in veste di opinionista, ha sottolineato il valore del milanista rimarcando però che ha ancora diversi fondamentali da migliorare: lo ha fatto negli ultimi mesi?
'E' la normale condizione di un ragazzo di 19 anni quella di migliorare, essendo tra i migliori portieri in circolazione. Gigi, purtroppo, è sotto l'occhio di tutti perché difende la porta del Milan e della Nazionale, si parla sempre tanto di lui. Questo percorso di crescita passa da annate, da errori e da risalite. Nel suo caso, quando sbaglia viene sempre rimarcato di più  ma nella mia carriera ho visto sbagliare mostri sacri come Buffon, Neuer, Peruzzi, Casillas e tanti altri. Donnarumma sta facendo vedere ampi margini di miglioramento, ha dato un contributo significativo agli ultimi risultati del suo club. Sono sicuro che crescerà ancora anche in virtù della responsabilità che si è preso con l'eredità di Buffon in Nazionale'.

Sembra, però, rispondere in maniera diversa alle critiche rispetto alla passata stagione, non crede?
'Assolutamente, lui adesso è più duro e responsabile, già dallo sguardo si capisce il cambiamento. Si vede che sta crescendo in termini di maturità che è sempre legata all'esperienza. Non dimentichiamo che Gigi ha già fatto più di 100 partite con il Milan, non una società di seconda fascia o di B, con tutto il rispetto. Tutto quello che gli è capitato lo ha fatto crescere, ha formato una sorta di scudo che gli serve per respingere le critiche e reagire anche agli errori più vistosi'. Per due minuti può i vestire i panni del direttore sportivo: spenderebbe 60 milioni di euro per Donnarumma?
'Sì, li spenderei. Ma devo anche pensare di avere uno staff di alto livello che lo possa allenare in una certa maniera. Se ci sono le condizioni tecniche ed economiche, è un investimento che farei. Poi bisogna anche capire che, nel mercato attuale,  ci sono due dimensioni totalmente distanti: quella dei top player, i cui prezzi sono spesso spropositati, e poi ci sono i giocatori normali'.

Adesso si metta nei panni di Leonardo: prenderebbe, per questo Milan, i suoi ex compagni Pato e Ibrahimovic? Se sì, in quale linea di preferenza?
'Li prenderei tutte e due. Conoscendo le due situazioni contrattuali, credo sia più facile arrivare a Zlatan perché Pato è più legato da clausole e impedimenti vari. Sento spesso Pato, avendoci giocato insieme, e li seguo sempre con grande costanza. Pato è un giocatore di 28 anni, integro, non salta una partita da tempo e fa gol: io lo prenderei subito. Sa che vuole dire essere un giocatore del Milan, vestire quella maglia, il peso di San Siro e le responsabilità che comportano. Se dovessi scegliere tra i due, opto per una decisione di necessità e prendo Ibrahimovic. Io so cosa può portare all'interno dello spogliatoio con la sua mentalità da campionissimo. Può far alzare l'asticella nei giovani del gruppo, con lui  la competitività è al massimo. A breve, però, prenderei anche Pato perché è uno degli attaccanti più forti in circolazione'.

L'Inter un colpo lo ha già battuto, ma in società: Marotta.
'Qualunque società che decide di avvalersi di Marotta fa il salto di qualità. Quello che ha realizzato  parla da solo, è cresciuto anno dopo anno dalla Sampdoria alla rinascita della Juventus post Calciopoli. L'Inter ha una proprietà solida e lungimirante, alla quale vanno solo fatti i complimenti per la scelta. E' chiaro che la volontà è quella di ridurre il gap dalla Juventus che Marotta conosce in profondità. In base alla mia esperienza, è più facile vincere quando ci sono due elementi: stabilità e continuità. Aggiungiamoci anche un allenatore molto preparato come Spalletti e si intuisce la volontà di aprire un nuovo ciclo. La scelta di prendere Marotta va  proprio in questa direzione, così come anche il Milan sta facendo lo stesso: ha riportato alla base Leonardo, ha fatto rientrare un'icona come Paolo Maldini. Queste sono scelte che fanno la differenza perché permetti ai giocatori di lavorare capendo dove sei, la maglia che indossi, l'atteggiamento che devi avere a questi livelli'.

Si fa il nome di Alessio Cragno per il futuro dell'Inter, è il profilo giusto?
'Sicuramente è uno dei profili migliori per un eventuale dopo Handanovic che ha ancora almeno 4 anni di carriera a grande livello. E' vero, ha 34 anni ma per il portiere la carriera dura di più rispetto a un giocatore di movimento. Molto dipenderà da come Samir affronterà a livello psicologico la doppia competizione, questa è la sua prima stagione in Champions League. Io credo che lui voglia giocarla per tanto tempo ad alti livelli, sta riuscendo a fornire grandi  prestazioni. Cragno è giovane e sta facendo grandi campionati nel Cagliari, potrebbe essere il profilo giusto per raccoglierne l'eredità tra 3 anni almeno'.

Lei ha intrapreso la carriera di allenatore alla Lupa Roma, ieri avete ottenuto un pari nel derby con il Latina. Che sensazioni ha di questo primo periodo?
'La conoscenza di tutti i campionati e l'esperienza mi stanno aiutando a crescere nell'atteggiamento da avere come manager. Chiaramente quando alleni in D non hai la possibilità di avere giocatori evoluti, di categorie alte ma hai altresì la possibilità di insegnare. Ho a disposizione una squadra giovane con 3/4 giocatori esperti di questa categoria, cerco di adattarmi. Ieri il risultato del derby ci sta stretto per quanto fatto vedere. Viaggiamo tra alti e bassi perché la squadra è giovane: siamo stati capaci di battere il Ladispoli capolista ma poi puoi anche perdere degli scontri diretti per la salvezza. Devo dire che ho riscontrato una grande disponibilità da parte dei ragazzi e di questo sono molto soddisfatto'.

Quasi tutti gli allenatori si ispirano a dei maestri che hanno avuto nella loro carriera, come ad esempio Ancelotti con Sacchi. Lei ne ha avuti tanti in carriera, a chi cerca di assomigliare?
'Io ho avuto la fortuna di avere i migliori allenatori in circolazione, ho preso qualcosa da tutti ma non posso fare un nome piuttosto che un altro. Ho capito che per diventare un grande allenatore devi essere anche un grande gestore di tutti i fattori globali che sono intorno al ruolo stesso. Bisogna avere una conoscenza a 360° di tutta quella che è la realtà sulla quale stai portando avanti un certo tipo di progetto, è questo quello che fanno i grandi allenatori ed è per questo che  vengono definiti tali'.