L'Atalanta non coglie l'attimo (avrebbe dovuto battere la capolista Manchester City), ma si tiene il primo punto nel girone che, per quanto possa sembrare paradossale, potrebbe risultare decisivo nella (clamorosa) corsa alla qualificazione: se farà due vittorie contro Dinamo Zagabria e Shakhtar Donetsk il secondo posto è raggiungibile.

La vittoria è sfuggita in un finale convulso e malgestito sia dall'arbitro bielorusso Kulbakov, sia dai giocatori atalantini. Accade che Gundogan perda palla a centrocampo e Papu Gomez inneschi Ilicic nella metacampo scoperchiata del City. Il portiere Claudio Bravo esce fuori dall'area e si scontra con lo sloveno che vola a terra, anche se è lui a trascinare il piede sulla schiena dell'avversario. Ilicic sbaglia non tanto e non solo per la mezza simulazione (il Var incredibilmente gli dà ragione), ma perchè non dribbla, come potrebbe, l'ultimo ostacolo e non segna un gol facile facile per uno delle sue qualità. In sostanza Bravo viene espulso e al suo posto entra il difensore Walker perchè Guardiola aveva avvicendato alla fine del primo tempo il titolare Ederson, infortunato, con la sua riserva (Bravo per l'appunto).

Siamo all'81' e l’Atalanta avrebbe la possibilità di giocare oltre dieci minuti con un uomo in più contro una squadra che in porta ha un giocatore di movimento. E qui - spiace dirlo - assistiamo ad una sceneggiata invereconda di Guardiola che, tra un conciliabolo e una protesta, impiega sei minuti esatti a richiamare fuori dal campo Mahrez, complice la sua parte. Un comportamento così antisportivo che neanche Mourinho nelle sue peggiori esibizioni. Tuttavia l’allenatore del City fa i suoi interessi. Chi sbaglia, dopo Ilicic, è anche Gasperini che, anziché inserire Muriel, richiama Freuler per far entrare Malinovsky. Dice l'esperto: lo fa perchè con la punizione che l'Atalanta deve sfruttare Malinovsky segna di sicuro. Invece il neo entrato batte debole e in bocca a Walker che non sarà certo un portiere, ma non è un babbeo.

Purtroppo dal momento in cui si riprende a giocare (87') alla fine (7 di recupero) l'Atalanta non tirerà più nella porta avversaria nonostante sia l'unica cosa che conti. Pasalic, per esempio, arriva al limite e anzichè provare la conclusione calibra un passaggio alto per la testa di nessuno. Gasperini, poi, butta nella mischia Muriel solo al 92', cioé quando i buoi sono già scappati dalla stalla. Forse per stanchezza, forse per la concitazione ai giocatori dell'Atalanta non riesce più un passaggio, restano solo lanci lunghi preda dei difensori avversari. Il finale è un perenne e frustrante (per l'Atalanta) balletto dei giocatori del City attorno alla bandierina per far passare il tempo.

Peccato. Perchè i tre punti sarebbero stati possibili e meritati. Ma ci voleva una lucidità e, fors'anche, un'esperienza che l'Atalanta non ha. Ha il gioco e la sua idea di calcio. Il coraggio di non snaturarsi mai e di schierarsi sempre a sistema puro. Se, in vantaggio per 1-0 (Sterling al 6'), il City avesse raddoppiato, magari con il rigore assegnato per un fallo di mano di Ilicic in barriera e sbagliato da Gabriel Jesus, forse avremmo registrato un'altra goleada. Ma così non è stato anche perché, come insegnava il sommo Brera, ci sono momenti di una partita in cui va difeso lo 0-1, l’importante è non farsi travolgere e restare incollati all'avversario. L'Atalanta l'ha fatto e non si è pentita.

Il Manchester City ovviamente è più forte, sviluppa gioco sulle catene esterne (esterno basso, esterno alto, mezzala) e, quando non è in possesso di palla, sviluppa un pressing che sembra uno sbarramento di reticolati. Eppure, con il progredire del confronto, un po' ha mollato e molto è cresciuta l'Atalanta. Il pareggio di Pasalic (testa su cross di Gomez) non è stato casuale. Sia perchè il capitano è andato a cercarsi spazio sull'esterno (fragile l'opposizione di Otamendi), sia perché l'Atalanta, ad inizio ripresa, ha alzato i giri del motore e, per quasi venti minuti, si è impossessata della palla. Prima dell'espulsione di Bravo si poteva vincere con le palle inattive che gli inglesi di Guardiola soffrono sempre, oppure si poteva sfruttare l'attacco alla profondità di Ilicic, un finto nove in grado di incantare (fatto salva l'azione che avrebbe dovuto trasformare in gol). Però i tifosi bergamaschi calati a San Siro si possono accontentare. Hanno visto i loro ragazzi fermare lo squadrone inglese, hanno capito che anche a livelli altissimi i nerazzurri non sfigurano nonostante i moltissimi gol subiti e, in cuor loro, conservano ancora la speranza della qualificazione. Non è poco se preso tutto in una volta. 

IL TABELLINO

Atalanta-Manchester City 1-1 (primo tempo 0-1) Marcatori: 7' p.t. Sterling (C), 4' s.t. Pasalic (A)

Assist: 7' p.t. Jesus (C), 4' s.t. Gomez (A)

Atalanta (3-4-2-1): Gollini, Toloi, Djimsiti, Palomino, Hateboer, de Roon, Freuler (39' s.t. Malinovskyi), Castagne (47' s.t. Muriel), Pašalić, Iličić, Gomez. All. Gasperini.

Manchester City (4-4-2): Ederson (1' s.t. Bravo), Cancelo, Otamendi, Fernandinho, Mendy, Bernardo Silva, Gundogan, De Bruyne, Mahrez (43' s.t. Walker), Gabriel Jesus (28' s.t. Aguero), Sterling. All. Guardiola.

Arbitro: Aleksei Kulbakov (Zhuk, Maslyanko; Scherbakov)

Ammoniti: 27' p.t. Djimsiti (A), 39' p.t. Toloi (A), 43' p.t. Ilicic (A), 25' s.t. Fernandinho (C), 34' s.t. Castagne (A), 47' s.t. Mendy (C), 51' s.t. Silva (C)

Espulsi:  36' s.t. Bravo (C)