Se batte la Juve il 30 gennaio, e meno di un mese fa c’era quasi riuscita, la Dea può dirsi a un passo dal sogno. Schiacciare i bianconeri, per proprietà transitiva, renderà battibili tutti gli altri nemici. La Fiorentina e la Roma, senza dubbio, ma anche la Lazio, il Milan, il Napoli e, ovviamente, l’Inter. È ancora un’utopia pensare al gagliardetto nerazzurro arricchito di un altro trofeo: 1963, 2019. Eppure è in quest’annata che l’Atalanta ce la può fare, cavalcando l’onda di un attacco a tre stelle Superior.

VIA COL VENTO- Due pali e una traversa: lo so, a molti di voi saranno tornati i brividi della notte, anzi, delle notti, di Copenaghen. Quando la sfera stazionava lì, ma non entrava. Neppure ieri, perché il vento ululava forte nella direzione sbagliata. Ma proprio il Maestrale ha dovuto arrendersi alla maestria di Ilicic, Gomez e Zapata: non è un vento secco e a secco la Dea è riuscita a non rimanerci, proprio all’88’. Ecco il decimo gol in sette gare della pantera nera, che decima una difesa rossoblù d’esperienza. Forse, è stato proprio perché era una gara secca che la Dea è riuscita a sbloccarsi. O forse, più semplicemente, perché questa volta c’era lui, Duvan Zapata, che in campo vola ‘Via col vento’. ROSA DEI VENTI- Non era facile per Gasperini mantenere la squadra immutata, ieri sera. La Rosa dei venti spingeva e lui ne aveva in rosa ben ventidue da cui attingere. E poi il calo fisico che fa cedere le gambe, la tensione che innervosisce i giocatori ingialliti dal cartellino a macchia di leopardo. Ma altro che leopardo, l’Atalanta ieri sera aveva la sua pantera. Che, guarda caso, contro il Copenaghen non c’era e al ritorno, nella capitale della Sirenetta, ha nuotato al largo per soli 54’, per poi essere sostituito come pesce fuor d’acqua. Ma questa volta il Gasp non ha abboccato: Maran ha operato tutti i cambi, ma lui ha capito di dover attendere. Lui l’ha vista la punta al ritorno delle vacanze. L’ha rivista dopo una lunga pausa. E ha capito che non era cambiato proprio niente. Zapata era il solito bomber affamato di gol, cattivo, nato per colpire chi finora aveva parato qualsiasi palla con intuito, fisico e Cragno.

VENTATA DI SPERANZA- Ma in quella gelida notte di Copenaghen, un’altra pedina mancava allo scacchiere nerazzurro, il pedone, il pezzo più pesante. Josip(pedone) Ilicic chissà come avrebbe disorientato quei danesi in coppia con Zapata. Ma ormai è acqua passata e ormai ghiacciata, per scioglierla serve il fuoco di tutti contro l’imbattibile capolista. Imbattibile in campionato, ma in Coppa? Il 30 gennaio andrà in scena, sempre in casa orobica, il secondo round: vincere in gara secca (lo scorso anno ci andammo vicino con due 1-0 di rigore) vorrebbe dire specchiarci per metà nel riflesso dorato della Coppa. L’Atalanta deve credere alla via più breve per raggiungere una meritata Europa. Deve credere in se stessa, e soprattutto in Ilicic e Zapata. Quest’ultimo è riuscito perfino a mandare in gol Pašalić …La Dea deve credere al miraculum e, perché no, sperare di essere supportata anche dalle sue ultime cinque lettere.