Premesso che la Juventus vista a Firenze perderebbe da ciascun avversario del proprio girone di Champions League, l’Atletico Madrid dominato e battuto dalla Real Sociedad ha comunque molto di cui preoccuparsi. Forse non della stessa Juventus (che a Madrid arriverà pure incerottata), ma certamente di come sarà il prosieguo della stagione. Se quanto esibito a San Sebastian (trasferta tradizionalmente difficile come avevano ricordato i quotidiani spagnoli) doveva essere un test attendibile, la squadra di Simeone ha fatto (o sta facendo) un’allarmante marcia indietro.

D’accordo, non c’è più Godin e Morata è indisponibile. D’accordo, Joao Felix ha giocato solo 56 minuti per lasciare poi il posto ad un Correa assai più in palla. D’accordo la grande partita di Odegaard (il migliore della Real). D'accordo, forse il pensiero di qualcuno è corso alla Juve. D'accordo tutto, ma una squadra così a pezzi nessuno sarebbe stato in grado di immaginarsela. Tuttavia Sarri farà bene a diffidare. Sia perché qualsiasi squadra vera, dopo una batosta come quella subìta dall’Atletico, possiede gli anticorpi per reagire. Sia perché la Champions è tutta un’altra storia: primo, si gioca a Madrid; secondo, la Juve è l'avversario che l’anno scorso ha eliminato l'Atletico con tanto di sbeffeggiamento pubblico (mi riferisco ai gestacci di Ronaldo che mimava Simeone); terzo la Juve è nelle stesse condizioni degli spagnoli, se non peggio.

L'Atletico, schierato con il solito, atavico 4-4-2, è una squadra che corre poco e male, commette molti errori tecnici, ha un centrocampo che dalla Real è stato continuamente soverchiato e una difesa dove il brasiliano Lodi è sembrato molto a disagio nella fase difensiva. Non a caso, almeno secondo me, è stato lui l’autore del fallo da cui è nato il secondo gol dei baschi. Odegaard, che già aveva segnato il primo, ha disegnato una parabola all’altezza del secondo palo sulla quale si è catapulato Isak che di testa ha rimesso al centro. Il portiere Oblak, bravissimo fino a quel momento, ha toccato senza trattenere (errore grave per uno della sua classe) e sulla respinta Monreal ha messo dentro con una gran pallonata. Prima di gonfiare la rete, Oblak è stato colpito dalla sfera e dopo il gol è rimasto a terra in stato confusionale. I soccorsi, lunghi e laboriosi, non hanno contribuito a ristabilirlo. Per lo meno non del tutto. Così, un po’ a sorpresa, ma sicuramente per precauzione, è entrato Adan, il suo sostituto. Contro la Juve Oblak sarà al suo posto e farà la sua parte. Come nel primo tempo quando, restando in piedi in uscita, ha respinto di piede una conclusione ravvicinata di Oyarzabal, smarcato in area da un tocco sapiente di Isak. Insisto con il portiere dell’Atletico perché è forse il punto di forza della squadra. Uscire imbattuti sarebbe stato possibile solo se Oblak avesse fatto una partita perfetta. Ma così non è stato e, nel caso del primo gol, certo per merito di Odeegard (gran tiro da dentro l’area), ma anche per colpa di una deviazione di Savic, uno dei migliori al di là dell’episodio. Le situazioni più gravi, comunque, l'Atletico le ha provocate subendo il ritmo della Real Sociedad: sempre secondi sul pallone, i biancorossi hanno rincorso i diretti concorrenti con grandi difficoltà aerobiche, segno che anche la condizione è approssimativa. Le ripartenze dei padroni di casa, poi, sono parse sempre letali.

Nonostante tutto, se anche Moya, il portiere dei baschi, non avesse esibito una parata straordinaria al cospetto di Vitolo, su assist di Correa, la partita si sarebbe riaperta e avremmo assistito ad un finale travolgente, complice anche l'arbitro che ha concesso ben sette minuti di recupero. Subito dopo, infatti, Diego Costa, lanciato da un errore in disimpegno della Real, ha evitato di servire Correa nel due contro uno che sarebbe valso un gol certo e, a quel punto, un ipotetico immeritato pareggio. Insomma l'Atletico esce battuto, ma fossi negli juventini non canterei vittoria prima del tempo. Anche perchè non è detto che vittoria sia.