Ogni volta che Mario Balotelli cambia squadra, gli ottimisti pensano: “Questa è la volta buona”. I pessimisti non ci credono: “Tanto non ce la fa nemmeno stavolta”. Gli speranzosi (che sono pure tifosi della Nazionale) si sforzano: “Speriamo che questa sia la squadra giusta”. Giusta per ritrovarsi, per dimostrare che Supermario non si è perso la sera di Varsavia, con la fantastica doppietta contro la Germania nella semifinale dell’Europeo. Era il 28 giugno 2012. Sono passati quasi 7 anni e quel Balotelli non si è più rivisto. Ci sono state alcune buone versioni, come le due stagioni al Milan, soprattutto i primi 6 mesi, gennaio-giugno 2013, o come l’ultima nel Nizza in Ligue 1 con i 18 gol che, se confrontati con i 29 di Immobile in Serie A, diventano una cifra da attaccante di buon livello, non certo da campione.

Noi apparteniamo alla categoria degli “speranzosi”, anche se con molte riserve. Speriamo che Marsiglia sia la svolta. Un gradino sotto, ma è come Higuain al Chelsea: l’OM e i Blues hanno bisogno dei gol di Mario e Gonzalo come i due attaccanti hanno bisogno di ritrovarsi in nuove squadre dopo anni di delusioni per il palermitano, mesi di delusione per l’argentino. Il paragone fra i due si esaurisce qui. Balotelli ha cinque mesi di tempo prima di tutto per riprendere la dimensione del professionista, poi per tornare a buoni livelli tecnici e contemporaneamente per segnare di nuovo, visto che siamo a quota 0 in 758 minuti (sono 8 partite intere) giocati col Nizza.

Di riserve sul suo conto ne abbiamo tante e tocca a lui, se vuole, abbatterle una dopo l’altra. Per esempio, non è un campione, nemmeno potenziale, come lui si considera. Ha sempre giocato centravanti, ma nelle sue 349 partite ufficiali con i club (tutti di primo livello prima del Nizza: Inter, Manchester City, Milan, Liverpool) ha segnato abbastanza (138 gol) non tantissimo, non ha mai toccato i 20 gol a campionato, non ha lasciato il segno come i bomber più forti d’Europa. Non è un campione, poteva esserlo, forse, ma deve ricominciare senza credersi ai livelli dei migliori. Rispetto a chi appartiene alla categoria dei migliori gli mancano tre cose: la tecnica (buona, non eccelsa, diciamo incompleta: dribbla di forza, non con la tecnica come Insigne, per fare un esempio), la testa (in campo, intendiamo: tatticamente è immaturo e infatti gioca d’istinto) e la cattiveria. Se vuole, per quest’ultimo aspetto può prendere esempio da un giovanotto come Cutrone. Quando diciamo che deve riprendere la dimensione del professionista ci riferiamo anche (ma non solo) alla sua ultima chiamata in Nazionale: ma può un giocatore in cerca di riscatto presentarsi al raduno degli azzurri con tutti quei chili di sovrappeso? Eppure Mario ha sempre avuto delle pretese, non ha mai pensato che un obiettivo va guadagnato, rincorso, sudato. Noi continuiamo a sperare che torni a un livello adeguato per due ragioni: per l’età, perché a 29 anni (se ben allenati...) non si è ancora vecchi e perché la Nazionale ha bisogno di un centravanti che faccia gol. In Nazionale questo ragazzo non ha segnato poco e proprio in azzurro ha raggiunto per la prima e ultima volta la statura del campione. Appunto, sette anni fa.