Ricomincia il campionato e c’è attesa diciamo speciale perché già la seconda giornata annuncia Juventus-Napoli, in teoria il massimo dell’interesse (con inevitabili scorie della querelle dei biglietti per un po’ negati dal club bianconero ai nati in Campania). Nella stessa seconda giornata c’è pure Lazio-Roma, e se si vuole anche Atalanta-Torino, parlando di fascia alta. Terza giornata con Fiorentina-Juvnetus, un classico dell’inimicizia, e quarta con Milan-Inter. Sul Corriere della Sera del 30 luglio, il giorno successivo all’emanazione del calendario, Mario Sconcerti ha giustamente fatto rilevare che non c’è vera durezza, casomai irriverenza nell’andamento, definito ”cillinare”, del torneo: in effetti se si tiene presente un periodo congruo di cinque giornate risulta che su cinquanta partite i confronti diretti fra le prime otto squadre della stagione 20198-19 sono appena sette. Irriverenza sì, invece, perché vengono fatte prestissimo sbattere una contro l’altra grosse squadre che hanno appena concluso la preparazione: una volta certi confronti erano riservati alla fase centrale del torneo. Siccome pensare male è quasi sempre bene, chiosiamo il calendario con una ipotesi nostra, anzi con una mezza certezza. Il calendario è stato studiato per attirare subito spettatori ai botteghini dei biglietti (lo scorso anno c’è stato un calo di presenze) e soprattutto per attirare abbonamenti televisivi (altro mercato in crisi).

IL CONTORNO - Il sorteggio, si sa, è soltanto una delle componenti nella stesura del calendario: si deve tenere conto di tante cose, dall’agibilità di quel certo stadio in quel certo giorno alla festa del patrono della città, dell’ordine pubblico magari in concomitanza con altre manifestazioni, degli impegni d coppa per chi ce li ha già. Si tira a sorte quando non si ha niente ma proprio niente di più valido da fare. E comunque anche se vigesse la regola formale del sorteggio, ci sono dei maestri nel fare uscire dalle urne i numeri, le date, le partite ideali come collocazione. IN TV - Naturalmente non possono bastare incontri di cartello per attirare gente allo stadio o bloccarla davanti alla televisione con programmi a pagamento, Ci vuole la credibilità del calcio stesso (aiuto). Ci vuole una consistenza economica della a stessa gente, e ci vuole anche chiarezza nelle offerte, nelle proposte.
Bene, cioè male: l’avvenire del calcio nostro in televisione è ancora incerto. C’è Sky, si capisce, ma ancora con Dazn (e si capisce meno: ancora troppi utenti non riescono a offrirsi, pur pagando, riprese degne) C’è un’offerta spagnola (Mediapro) che da tempo ormai aleggia sul mercato nostro delle teletrasmissioni calcistiche. C’è la Lega di Serie A che promette/sogna/preeara/minaccia un programma di riprese suo. E su tutto, ma è vietato parlarne troppo, c’è l’ipotesi ormai consistente di Tizio che va allo stadio e con la sua microcamera incorporata magari nella protesi dentaria trasmette la partita a casa di Caio.

L'IDEA - Nel 1978 – preistoria – un giovane cineasta francese, privo di soldi ma non di idee, comprò i biglietti delle curve più economiche per le partite di Coppa del Mondo in Argentina, e dai gradini, con chissà quali apparecchi di ripresa, filmò il torneo. Abbiamo visto il film di Italia-Francia in quell’autunno a Parigi, insieme con un certo Michel Platini, e ad entrambi parve una
ripresa degna, valida.