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Bravo Gattuso, ma il quarto posto può non bastare per meritarsi il Milan
Il capitano coraggioso Alessio Romagnoli, al 91’, regala al Milan la seconda vittoria consecutiva e il quarto posto in classifica, alla pari della Lazio, la squadra che il ragazzo romano tifa fin da bambino.

Il gol è grande (perché conta tanto, soprattutto in rapporto a quando si colloca) e bello (rovesciata al volo senza platealità), ma sull’esito finale pesa la responsabilità del portiere Radu, strepitoso in tre occasioni e tuttavia sventato nell’ultima, quando ha rinviato di pugno centralmente un innocuo rilancio di Abate.

Non che Radu potesse provare la presa (era ostacolato), ma certamente doveva cercare di mettere palla fuori dallo specchio della porta dalla quale era uscito. Un errore che era stato “annunciato” una decina di minuti prima quando, su un pallone simile, aveva depositato la palla, sempre di pugno, sui piedi di Kessie fuori dall’area.

Il Genoa mastica amaro perché il pareggio sembrava un obiettivo raggiunto e meritato. Non foss’altro perché all’81’ Lazovic, che aveva saltato Rodriguez con eccessiva facilità, ha cercato l’angolo lontano della porta di Donnarumma. Questa volta, però, il portiere rossonero si è esibito in un tuffo prodigioso, deviando la palla in angolo.

Il Milan stava buttando la partita. Sia per non avere capitalizzato le molte occasioni da gol create, sia per avere regalato, in apertura di ripresa, la rete del pareggio. E in questo caso sul banco degli imputati va messo Bakayoko che, anziché spazzar palla, o appoggiarla lateralmente fuori dall’area, l’ha giocata maldestramente su Rodriguez (complice, ma non primo responsabile) che se l’è fatta scippare da Kouamé, l’ex Cittadella, uno dei migliori in campo. Il giovane ivoriano ha cercato il cross, sulla traiettoria ha messo lo stinco Romagnoli e la sfera ha scavalcato Donnarumma con un pallonetto beffardo.

Era il 56’ e il Milan ha dovuto ricominciare a tessere una partita che, nel primo tempo, si era messa bene fin dall’inizio. Privo di Biglia (problemi ad un polpaccio) e di Calabria, Gattuso ha sorpreso cambiando modulo per la seconda volta in altrettante gare. Dopo aver soppiantato il 4-3-3 a beneficio del 4-4-2 (contro la Sampdoria), l’allenatore dei rossoneri ha varato un inedito, almeno a mia memoria, 3-5-2 speculare a quello del Genoa.

Fino al ritorno al 4-3-3 con l’ingresso di Abate e l’uscita di Laxalt (63’), il Milan ha presentato tre centrali (Musacchio, Romagnoli, Rodriguez), altrettanti centrocampisti: Kessie, Bakayoko e Calhanoglu; due esterni come Suso a destra e Laxalt a sinistra, Higuain e Cutrone di punta.

Neanche il tempo di guardarsi in faccia e Suso, da fuori area, ha colpito con un sinistro all’angolo (4’) togliendo pressione dalle spalle di una squadra stanca (nelle ultime due settimane ha giocato ogni tre giorni) e bisognosa di riabilitarsi definitivamente davanti al proprio pubblico.

Da metà primo tempo, Juric è passato al 3-4-3, ma soprattutto ha alzato il pressing sui portatori di palla del Milan i quali hanno la buona abitudine di costruire - come fanno le grandi squadre - dal basso. Per riuscirci, però, serve, oltre alla consapevolezza del proprio bagaglio tecnico, una tranquillità che non possiedono né Kessie, autore di un retropassaggio corto, né Donnarumma che, dopo aver rimediato alla leggerezza del compagno, è incorso nella propria. 

Che cosa è successo?

E’ successo che il Milan, assolutamente in controllo della gara, ha perso un po’ di attenzione dando coraggio all’avversario. Così il Genoa, pur senza strafare, è andato vicino al gol con Piatek (tiro fuori su assist di testa di Kouamé al 29’) e Biraschi, bravo a difendere ma anche ad attaccare, ha messo in mezzo un cross ancora per Piatek (40’) sul quale i genoani hanno reclamato un inesistente rigore.

Poco prima dell’intervallo, i sintomi erano chiari: il Genoa stava crescendo di fronte ad un Milan infiacchito e distratto. E se Radu (47’) ci ha messo una pezza sul tiro di Higuain, deviato da Gunter, poco dopo (56’) è arrivato il pareggio, causato dalla dabbenaggine di Bakayoko, da quel momento beccato da San Siro, nonostante una prova generosa.

In molti - me compreso - si aspettavano il colpo del Pipita che ha replicato al 64’ (conclusione angolata da fermo, deviata da Radu), ma ha cincischiato quatto minuti dopo, quando un cross basso di Rodriguez ha trovato pronto alla girata non lui, ma Kessie (Radu quasi miracoloso).

Negli ultimi venticinque minuti il Milan ha prodotto il massimo sforzo, però il Genoa si è difeso con ordine, calma e senza buttare palla. Ci ha provato Suso (81’: ancora Radu in deviazione bassa), ha risposto Lazovic (con Donnarumma super).

Sembrava finita così. Con un altro punto d’ora per il Genoa, dopo quello con la Juve, e un’occasione sprecata dal Milan. Invece, a tempo scaduto, Romagnoli ha fatto un mezzo prodigio e Gattuso - di cui si pretendeva la testa solo due partite fa - è in piena lotta per la zona Champions. C’è chi dice che, per restare sulla panchina del Milan anche la stagione prossima, non gli  basterebbe nemmeno arrivare quarto. Può darsi che tutto sia già deciso, ma la “mission” di Gattuso è un’altra: dimostrare che è un allenatore vero e che in giro, tanti come lui, non ce ne sono.  





IL TABELLINO

Milan-Genoa 2-1 ( 1-0 primo tempo)

Marcatori: 4' pt Suso (Mi). 11'st aut. Romagnoli (Mi), 46' st Romagnoli (Mi)

MILAN: Donnarumma; Musacchio, Romagnoli, Rodriguez; Suso, Bakayoko, Kessie, Calhanoglu (Dal 37' st Castillejo) , Laxalt (Dal 18' st Abate); Cutrone, Higuain. A disp.: Reina, Donnarumma, Mauri, Castillejo, Borini, Conti, Bertolacci, Zapata, Abate, Simic, Halilovic, Bellanova. All.: Gattuso.

GENOA: Radu; Biraschi, Gunter, Zukanovic; Lazovic, Romulo (Dal 21' st Veloso), Mazzitelli (Dal 33' st Omeonga), Bessa, Criscito; Kouamé, Piatek (Dal 39' st Pandev). A disp.: Russo, Vodisek, Lisandro Lopez, Lapadula, Rolon, Pandev, Dalmonte, De Almeida, Omeonga, Miguel Veloso, Picanico, Hiljemark. All.: Juric.

Ammoniti: 43'pt Criscito (Gen), 5' st Kessie (Mi), 34' st Veloso (Gen), 38' st Rodriguez (Mi)

Arbitro: Pasqua
Giancarlo Padovan
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