La stragrande maggioranza dei protagonisti che animano il calcio contemporaneo domani verranno ricordati più che altro come eccellenti ma freddi professionisti. Colori i quali ebbero a rappresentare un calcio che, oggi, appare pressoché arcaico si trovano a essere rammentati come leggende. Questi ultimi sono i padri e i nonni dei primi. Eppure la parentela appare quanto mai improbabile. Così come quella dei tifosi mutati quasi geneticamente con il trascorrere del tempo e così come gli stessi allenatori e presidenti. Eppure, credetemi, siamo stati così felici noi che abbiamo avuto l’opportunità di vivere quell’epoca fiabesca.

Chi vorrà comprendere che cosa intendo potrà comodamente piazzarsi sul divano del salotto e sintonizzare il televisore sul canale di “Sky Storie”. Domani e per alcuni giorni in replica verrà trasmessa una puntata firmata dal vice direttore Matteo Marani dal titolo suggestivo di “Bologna Paradiso”. Altro non si tratta che della rivisitazione sportiva ma anche sociale e di costume, osservata con lo sguardo della modernità, di un evento che fu destinato a rimanere scolpito nella roccia a futura memoria.

Era il 1964 e, per la prima volta dalla sua nascita, il campionato italiano si concludeva con uno spareggio valido per la conquista dello scudetto. Le immagini inviate dalla televisione erano naturalmente in bianco e nero, ma l’evento possedeva tutti i colori dell’arcobaleno. L’arbitro era il leggendario Concetto Lo Bello. Due squadre a fronteggiarsi per la serie Davide contro Golia. Il gigante aveva la maglia nerazzurra e il suo pedigree di campione d’Europa metteva paura a tutti. Era l’Inter del presidente Angelo Moratti e di quello “sciamano” astuto come una faina di Helenio Herrera detto il Mago. Sarti, Facchetti, Picchi, Sandro Mazzola rappresentavano la spina dorsale di quella formazione tremendista e pochi o nessuno avrebbero scommesso una lira sul risultato negativo per i milanesi. Ma gli interisti non potevano sapere che anche gli angeli spesso giocano a pallone. E un angelo era diventato il presidente Dall’Ara che, tre giorni prima della partita, era morto a Milano colpito da un infarto mentre si trovava all’hotel Gallia proprio con Angelo Moratti. Probabilmente fu anche quella una delle cause che permisero al Bologna di disputare la patita della vita con i suoi leggendari campioni come Haller, Nielsen, Fogli e Bulgarelli. Una banda di musicisti provetti diretti da un maestro eccezionale come Fulvio Bernardini il quale, dopo il successo per due reti a zero, disse che “Così si gioca soltanto in Paradiso”. Per il Bologna fu il settimo titolo e anche l’ultimo.

Oggi e nei prossimi giorno gli appassionati di calcio e soprattutto i giovani che non sanno perché non hanno visto potranno avere l’opportunità di confrontarsi con la storia di uno sport “eterno” perché fiabesco e persino commovente. Il valore aggiunto a questo capolavoro minimalista di Matteo Marani lo darà il cantautore Luca Carboni, bolognese di terra e di tifo, che al tempo della grande sfida aveva appena due anni ma che, grazie al gioco della memoria e dell’affabulazione, ha scritto per il docu film brani bellissimi e toccati. Noi, ve lo garantisco, siamo stati così felici. Si accomodi chi vorrà provare le stesse emozioni in un’epoca come la nostra caratterizzata, sempre più spesso, da un grande freddo interiore.