Vorremmo mostrarti le notifiche per le ultime notizie e gli aggiornamenti.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie.

Scorrendo la pagina o cliccando il pulsante "ho capito" acconsenti all'uso dei cookie e accetti la privacy policy.

C'è il morto, ecco le solite belle parole. Ma è ora di incarcerare i delinquenti
Purtroppo conosciamo tutto questo da un quarto di secolo. Da quando - era il gennaio del 1995 - un ragazzo di venticinque anni tifoso del Genoa rimase ucciso in uno scontro con i milanisti. Il calcio si fermò per la prima volta, i politici dissero: non succederà mai più. E ancora: non si può morire per una partita

Tutto falso. Falso che non sarebbe successo mai più (eccome se è successo: da Raciti a Sandri fino a Ciro Esposito, ognuno ha pianto i suoi morti). Falso che non ci si possa lasciare la pelle per una partita di pallone, come dimostra la storia di queste ore e la fine di Daniele Belardinelli, tifoso dell’Inter.

I politici: li chiamiamo così non per una superficiale generalizzazione ma perché in questi quasi venticinque anni ce ne sono stati di ogni partito e di ogni colore, e tutti hanno predicato bene senza risolvere nulla. Ebbene, anche stavolta hanno speso belle parole. Chi? Quelli che stanno al governo, come Salvini, che pure degli ultrà è amico e partecipa alle loro feste. E quelli che stanno al governo del calcio, come Gravina, il quale almeno ha l’attenuante di essere appena planato sulla poltrona di presidente federale. 

Ebbene, è arrivata finalmente l’ora che i politici facciano qualcosa di concreto. Leggi nuove? Magari sì, ma forse nemmeno servono: basta far rispettare quelle che già ci sono. Bisogna impedire ai delinquenti di avvicinarsi agli stadi: il loro posto è il carcere, non la strada. E non troviamo scuse, non ci nascondiamo, non diciamo che è tutto impossibile e tutto imprevedibile. Fuori dai nostri confini c’è chi ci è riuscito, e molti anni fa, a rendere gli stadi dei luoghi in cui tutti possono andare senza avere paura di non fare ritorno a casa. 
Prendiamo esempio dagli inglesi, se serve. Oppure mettiamo in pratica le nostre conoscenze. Ma in modo deciso e decisivo, ora e per sempre. Perché se la gente muore ancora mentre va allo stadio, la colpa non è del calcio (come spesso si sente dire, con un’incomprensibile - questa sì - generalizzazione). E tanto meno è colpa dei milioni di tifosi perbene che allo stadio vanno per vedere la partita, gridare, cantare.

La colpa è di chi, in un quarto di secolo, ha lasciato che i delinquenti continuassero a popolare le strade anziché le carceri. 

@steagresti
 
Stefano Agresti

Tutte le ultime sulla tua squadra sulle nostre app, scegli la tua: Android iOS Windows Phone
Le più commentate
22/01
159
di Emanuele Tramacere
Piatek al Milan, tutte le cifre a bilancio: l'affare è sostenibile, almeno per ora
22/01
59
di Pasquale Guarro, inviato
Tonali: 'Mi ispiro a Modric, tifo Milan. Allenato da Gattuso? Sarebbe bello'
22/01
57
di Daniele Longo
MILAN, E' FATTA PER PIATEK A TITOLO DEFINITIVO: I DETTAGLI
Commenti
Devi inserire un contenuto al tuo commento prima di inviarlo!
Grazie per averci inviato il tuo commento. È stato ricevuto e verrà valutato. Se sarà ritenuto pubblicabile sarà online a breve. Il sistema non accetta pubblicazioni ripetute dello stesso commento, ti chiediamo quindi di evitare di inviarlo nuovamente.

Hai mai pensato di aprire un blog su Vivoperlei? Scrivi il tuo articolo, potresti vincere un premio ogni settimana!

Chiudi e non mostrare più Apri un Blog su VXL
Ogni opinione espressa in questi commenti è unicamente quella del suo autore, identificato tramite nickname collegato alla sua registrazione e di cui si assume ogni responsabilità civile, penale e amministrativa derivante dalla pubblicazione del materiale inviato. L'utente, inviando un commento, dichiara e garantisce di tenere Calcioinfinito srl manlevata e indenne da ogni eventuale effetto pregiudizievole e/o azione che dovesse essere promossa da terzi con riferimento al materiale divulgato e/o pubblicato.