La tegola Paquetá costringe Gattuso a puntare forte su Calhanoglu mezzala, accelerando inevitabilmente quel processo di trasformazione di cui si è tante volte parlato: magari non proprio vertice basso “alla Pirlo” nell’immediato, ma qualcosa di analogo, una cabina di regia “spostata” e “protetta”. Malgrado il flop di Marassi e una prova non del tutto convincente contro l’Udinese, il tecnico del Milan lo ha schierato nuovamente da interno sinistro contro la Juve, ottenendo in cambio una delle migliori prestazioni stagionali di Hakan. Responsabilizzato, supportato dal contributo muscolare di Bakayoko e Kessié, Calhanoglu è stato il calciatore che ha giocato più palloni in Juve-Milan (75), ma anche quello con più passaggi riusciti (56) e occasioni da gol (3). Ed è principalmente grazie al suo contributo se i rossoneri sono usciti dall’Allianz col 53% di possesso, forti di una prestazione di tutto rispetto.    
 
LA MEZZALA REGISTA – Non si pensi però a un gioco di solo fioretto. Calhanoglu è stato il terzo rossonero, dopo Borini e Kessié, a coprire più km (11.344). Davanti persino a Bakayoko (10.889). Sta bene Calhanoglu, e lo si vede anche da come tratta il pallone. Fondamentalmente fa la mezzala, ma in sostanza è un regista dinamico e decentrato, che può gestire il possesso alzandosi o abbassandosi sul centrosinistra, a suo piacimento. Per caratteristiche (e specialmente quando Biglia è in panchina), è il solo a intuire con costanza i passaggi taglia-linee, verticali o diagonali. È lui che spezza, che fa salire il pallone senza piattume.  



GLI INTERSCAMBI – Il dinamismo con cui asseconda la manovra, lo porta talvolta all’interscambio coi compagni vicini. Ed eccolo un momento a impostare all’altezza del terzino sinistro, il momento dopo in cabina da vertice basso, con mille virgolette, “alla Pirlo”.
 


La sua grande facilità di calcio ora può esprimersi non solo nel tiro in porta, ma anche e segnatamente nel lancio lungo. È diventato un classico il cambio di gioco per Suso (vedi sopra). Ma a questa traiettoria può aggiungerne altre, adesso, dirette magari alla punta o ai suoi compagni di catena (terzino e esterno di sinistra).  
 
LE ROTAZIONI – In costruzione bassa, quando ad esempio il pallone finisce al portiere, il centrocampo del Milan ruota, da una parte per sfruttare la spizzata di Kessié dentro al cerchio o nei suoi dintorni, dall’altra perché Bakayoko non resti solo davanti all’area, come unico riferimento per il palleggio. Va Calhanoglu infatti ad affiancarlo, più che mai investito di compiti di regia. Non siamo al vertice basso puro ma ormai poco ci manca.  



SENZA PAQUETÁ E BONAVENTURA – In compenso il Milan senza Paquetá perde, oltre alla forza e al suo talento particolare, quella funzione che spettava un tempo anche a Bonaventura, ovvero l’inserimento a sorpresa sul lato debole in caso di cross provenienti dalla destra.
 


A Calhanoglu questo non si chiede, e infatti tendenzialmente lui non lo fa. 
 
GLI STRANI TAGLI DEL CALHA – Preferisce piuttosto accentrarsi tra le linee, fino a tagliare qualche volta il campo in diagonale, in modo da combinare con Suso e il terzino opposto (Calabria).

Tutto ciò per poter sorprendere la difesa avversaria con un cross dal fondo dalla destra, sfruttando ancora la qualità del suo piede forte. (Con un movimento simile ha confezionato un assist per Piatek in Milan-Empoli). 



IL FUTURO? – La partita contro l’Udinese sa di tentativo rimandato e potrebbe per lo meno suggerirci una possibile svolta futura, un ritorno al glorioso 4-3-1-2 con Paquetá trequartista. A quel punto Calhanoglu mezzala diverrebbe un’opzione più che probabile per rafforzare il possesso, non più una semplice alternativa come nel 4-3-3. Un finale di stagione con Biglia o Bakayoko (meglio) in mezzo, Kessié a destra, Calhanoglu a sinistra e Paquetá dietro a Piatek e Cutrone. Una traccia per il prossimo mercato?    



IL FUTURO NEL PRESENTE – Va detto che contro la Juve si è visto anche un Suso diverso. Non parlo di prestazione (ancora sottotono) ma di posizione. Si accentrava molto di più, e delle volte sembrava proprio di intravedere un rombo provvisorio, a metà campo.  



IL QUADRATO MAGICO – Altre volte si creava quasi un "quadrato magico", col turco e lo spagnolo a galleggiare tra le linee, e Calabria altissimo sulla destra. È forse questo il nuovo sistema che ha escogitato Gattuso, dopo l’infortunio di Paquetá, per accompagnare meglio la manovra d’attacco e non lasciare più solo fra difensori avversari il fortissimo Piatek?