Da Caterina Collovati riceviamo questa garbata lettera di puntualizzazione, che volentieri pubblichiamo.

Gentile direttore,
Ti sarei grata se mi consentissi qualche riflessione o meglio precisazione, rispetto al pezzo del vostro Pippo Russo (LEGGI QUI), il quale per difendere la Diletta nazionale, non esita ad offendere la sottoscritta.
Forse la collega attempata si può maltrattare senza alcun problema, mentre la giovane va protetta? Mah...
Nell’articolo ripreso anche da Dagospia, mi da’ della rosicona, si domanda il perché io utilizzi il cognome di mio marito, ironizza sul mio curriculum che colloca la mia partenza professionale nelle trasmissioni di Mosca e Biscardi. Ritorna sull’obsoleta questione della frase di mio marito ritenuta sessista, riportando in maniera errata una mia intervista dell’epoca.
Rosicona?
Non conosco questo sentimento, avendo una più che soddisfacente vita professionale oltre che una felicissima vita privata.
Non mi occupo più di calcio per mia scelta.
Da oltre otto anni, tratto altri temi ; conduco un programma quotidiano su Telelombardia: attualità, diritti delle donne, sociale, cronaca.
Collaboro con Rai e Mediaset, non sul calcio.
È vero che le miserie umane sono infinite , ma francamente mi risulta oltremodo difficile invidiare Diletta Leotta peraltro coetanea delle mie figlie.
Il mio cognome?
Ebbene sì, mio marito ha un cognome famoso.
Nel lontano indimenticabile 1982, quando iniziai a muovere i primi passi nel giornalismo sportivo, decisi di utilizzarlo.
Non si trattò di un cambio di identità, bensì di un diritto sancito anche dal codice civile.
Il terzo punto riguarda la menzione ai miei inizi nelle trasmissioni di spessore, dice Russo, con chiaro intento denigratorio.
Gli ricordo che sono ben fiera di aver avuto due maestri come Mosca e Biscardi, due veri animali televisivi, secondo il gergo, precursori di un modello di tv che funziona ancor oggi, copiato sia nella tv nazionale che nella privata.
Concludo sottolineando una volta per tutte che non ho nulla di personale contro Diletta Leotta, peraltro bella, solare e sorridente, merita tutto il successo che sta riscuotendo.
Sono al contempo molto critica nei confronti di chi utilizza la propria fisicità in maniera eccessiva.
Ritengo che le donne non debbano per forza esprimersi con il corpo, sarebbe più opportuno farsi apprezzare attraverso i contenuti , pur non rinnegando la femminilità.
Combatterò sempre per questo.

Cordialmente
Caterina Collovati