25 febbraio 2012, il punto di non ritorno del calcio senza tecnologia. Non solo il VAR, all'epoca non esisteva nemmeno la goal-line technology e l'arbitro Tagliavento, con la complicità del guardalinee Romagnoli, non riuscirono a notare come il pallone scagliato dal milanista Muntari verso la porta difesa da Buffon avesse nettamente varcato la linea, togliendo ai rossoneri un gol buono. Esaurita l'inutile parentesi dell'arbitro di porta e accolta con colpevole ritardo l'introduzione della tecnologia per dirimere i spinosi casi del "gol o del non gol", in molti erano convinti che con l'avvento del VAR avremmo avuto direzioni di gara ai limiti della perfezione. E invece il 24 febbraio 2019 rischia di essere ricordato come il punto più basso del "nuovo calcio".

IL POTERE DELL'ARBITRO - Chi pensava che l'ausilio del mezzo tecnologico riducesse l'arbitro a una figura di contorno, a un semplice notaio costretto dalle evidenze a prendere atto della situazione e a comunicarla agli altri interpreti del gioco, aveva sopravvalutato enormemente la natura umana. L'arbitro, in particolare quello italiano, vuole essere per natura protagonista e ha dimostrato a più riprese in questa stagione di accettare a fatica di poter essere scavalcato nel suo ruolo: Giacomelli in Lazio-Torino, Banti in Juve-Milan di Supercoppa e Rocchi in Roma-Inter sono soltanto alcuni degli esempi. Sarebbe bello poter sapere quali pensieri abbiano attraversato le loro menti quando, anche a fronte di immagini televisive chiarissime, hanno preferito assecondare il loro istinto, le loro sensazioni. IL VAR NON SERVE A NULLA - Sarebbe meraviglioso se il mondo arbitrale, invece che essere refrattario a ogni tipo di confronto e spiegazione, decidesse finalmente di aprirsi e mostrare il suo lato più umano, quello buono. Quello di chi ammette di aver sbagliato e di voler contribuire al miglioramento del gioco del calcio. Non quello più ottuso e oscurantista di chi non vuole smuoversi dalle proprie posizioni per non perdere potere. Con arbitri come Abisso, il Var non serve a nulla. Delle due l'una: o eliminiamo la tecnologia o facciamo a meno dei direttori di gara. Sette anni dopo il gol di Muntari non è cambiato nulla.