Un gol e un assist in 8 partite. Un bottino assolutamente normale, ma che evidentemente deve essere bastato a Rafael Leao a sentirsi giocatore già pronto per le grandi piazze, forse addirittura sprecato per una realtà in sofferenza come il Milan. Una sensazione condivisa da molti addetti ai lavori dopo aver visionato le ultime deludenti prestazioni del talento portoghese in maglia rossonera: un mix di svogliatezza, superficialità e presunzione, certamente non gli ingredienti più azzeccati per farsi strada nel grande calcio. Piuttosto, l'anticamera di un percorso alla Balotelli o alla Niang, per citare due esempi di grandi promesse che a San Siro non sono riusciti a consacrarsi a causa di un carattere non in linea con le qualità che Madre Natura gli ha regalato.

SCOMMESSA O AZZARDO? - Leao resta la grande speranza, oltre al grande investimento, di Paolo Maldini e Zvonimir Boban, convinti di aver trovato in un colpo solo la nuova promessa del calcio europeo e un giocatore che soddisfacesse al 100% anche i parametri economici di Elliott: futuribile e rivendibile a cifre importanti in caso di esplosione. Una scommessa che meritava e che merita tuttora fiducia per le doti fatte intravedere dall'ex di Sporting Lisbona e Lille, ma che senza una guida adeguata che ne indirizzi anche atteggiamenti e comportamenti rischia pericolosamente di sbandare. Una tendenza sempre più comune, purtroppo, quella di vedere grandi talenti perdersi dietro sfilze di complimenti e adulazioni al primo gol o alla prima prestazione di livello, salvo poi smarrirsi di fronte alle prime difficoltà. Un sistema calcio che ormai fagocita tutto e affretta sempre i tempi, senza concedere a ragazzi di 20 anni la pazienza di crescere e maturare come persone prima ancora che come atleti. SPECCHIO DEL MILAN - Una colpa di cui anche noi, come mondo dell'informazione, dobbiamo farci carico quando troppo frettolosamente eleviamo alle stelle per poi rigettare prontamente nella polvere. Ma che non deve suonare come alibi per il Leao di turno, soltanto l'ultimo esempio di un malcostume sempre più diffuso. Ma anche lo specchio di cosa è diventato oggi il Milan, un gruppo di calciatori con poca esperienza e altrettanto senso di appartenenza. Sarà sufficiente la tirata d'orecchie pubblica di Stefano Pioli per correggere immediatamente la rotta e riportare il ragazzo sulla retta via?