Allegri, Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi, Montella e Gattuso: 7 allenatori in 4 anni e mezzo per un Milan che, passano le stagioni e cambiano le proprietà, non riesce a trovare una sua identità e continua a restare in un mediocre anonimato. Il conteggio rischia a breve di dover essere aggiornato, perché mai come in questo momento la posizione dell'attuale tecnico va monitorata e le prossime partite con Sassuolo, Olympiacos (Europa League) e Chievo emetteranno un responso. Sulle ambizioni della squadra, gia a -6 dalla zona Champions League (ma con una partita in meno), e sul futuro di Gattuso. Che non può però l'unica spiegazione ai mali e ai difetti di questa squadra.

I SOLITI DIFETTI - Per buona parte della critica, soprattutto quella forcaiola dei social network, l'unico responsabile di un avvio così difficoltoso è l'allenatore. Gioco monocorde, scarsa improvvisazione su modulo, preparazione e gestione in corsa della partita: sono un po' queste le accuse che gli vengono mosse, dando per scontato che una figura con più esperienza di lui ad alti livelli e un curriculum più blasonato arrivi con la bacchetta magica e trasformi per incanto una rosa mediocre in una grandissima squadra. A molti sfugge che la rosa del Milan è pressoché identica, o quasi, a quella che lo scorso anno chiuse al sesto posto. Dei nuovi arrivati, soltanto Higuain, che appartiene a una categoria differente, si è imposto, gli altri, da Laxalt a Castillejo passando per Caldara e Bakayoko, ad oggi non sono pervenuti. Frenato dai soliti problemi fisici l'ex atalantino, assolutamente inconsistenti gli altri, a conferma di come Gattuso non sia un folle a relegarli spesso e volentieri in panchina e a concedergli un minutaggio limitato. GLI ERRORI DI LEONARDO - E qui arriviamo al nocciolo della questione. Questa è una rosa costruita male, dalle fondamenta, che Montella nella passata stagione faticò a plasmare e che Gattuso seppe in parte trasformare, aggiungendole grinta e organizzazione difensiva. Quest'anno non ci sono più nemmeno questi ingredienti, il Milan si fa sempre rimontare e da 16 partite consecutive incassa regolarmente gol. Se a un certo punto dello scorso campionato era legittimamente finito sul banco degli imputati l'ex direttore sportivo Mirabelli, per una campagna acquisti troppo "abbondante" e di qualità discutibile, ora tocca a Leonardo. E' vero, i margini di manovra erano più ridotti a causa del Fair Play Finanziario e del passivo ereditato dalla precedente gestione. Acquistare dalla Juve Caldara e Higuain per liberarsi di un "peso" come Bonucci resta un'operazione importante. Ma che dire degli altri arrivi? Giocatori normali aggiunti a un organico normale. E pagati nemmeno poco: 14 milioni più bonus Laxalt, 5 milioni per il prestito di Bakayoko (riscatto fissato a 35) e 25 per Castillejo. A errori del passato, con l'assenza sistematica di interpreti adatti a un sistema di gioco ben definibile (che sia 4-3-3, 4-2-3-1 o 3-5-2, la musica non cambia), se ne sono aggiunti altri. Soltanto quando il Milan tornerà a costruire il proprio organico con un criterio e a comprare giocatori oggettivamente forti, si potrà puntare a traguardi realmente ambiziosi. Altro che Gattuso...