Il calcio è cambiato, i sentimenti sono destinati a lasciare sempre più spazio alla razionalità. E soprattutto "business is business". Ma siamo convinti che al tifoso italiano tradizionale questo nuovo modo di vedere le cose vada bene? Sentirsi dire che un bilancio perennemente in attivo valga più della vittoria di un titolo, che uno scudetto sia meno importante della qualificazione alla Champions League sarà anche vero dal punto di vista economico, ma può essere considerato un invito a comprare un biglietto allo stadio (vecchio o nuovo che sia) o ad abbonarsi in massa? Tutte domande che giriamo idealmente a Paolo Scaroni, presidente del Milan dall'estate 2018 dopo il breve interregno cinese. Una figura molto diversa da quella di Silvio Berlusconi, uomo al quale è legato da anni da un rapporto di amicizia e collaborazione e che ha incarnato il milanismo in maniera molto diversa.

ALTRO CHE BERLUSCONI - Scaroni è tifoso rossonero, ma già il fatto di non essere il proprietario del club è una differenza tutt'altro che di poco conto. Nelle sue dichiarazioni pubbliche, sempre all'insegna del politically correct e dal fair play assoluto nei confronti degli avversari, raramente si è percepito quel trasporto e quell'attaccamento alla causa che hanno caratterizzato gran parte dell'epopea berlusconiana. "Il prossimo derby voglio vincerlo, ma quando gli interisti non sono un mio competitor diretto non ho ostilità particolari. Contro il Tottenham tifavo per loro", diceva Scaroni a La Gazzetta dello Sport nel novembre scorso. Cavalleria, sportività, chiamatela come volete, ma che difficilmente faranno breccia nei cuori dei tifosi della squadra che rappresenti. Sarà che tra Milan e Inter è in atto una collaborazione commerciale sempre più forte, evidenziata dal progetto comune di costruire un nuovo stadio di proprietà che prenda il posto di San Siro, ma il tifoso verace (non necessariamente quello becero, sia ben inteso) fatica a comprendere le nuove dinamiche. L'ESEMPIO DELLA JUVE - Ancora più complicate da digerire prese di posizioni secondo cui un quarto posto abbia la medesima valenza del primo, in quanto entrambe valgono alla stessa maniera la partecipazione a un torneo fondamentale per le finanze di un club come la Champions League. Scaroni dice indubbiamente una verità suffragata dalla recente modifica del format della competizione, ma un ambiente tradizionalmente abituato a competere per i massimi traguardi, esasperato da stagioni in cui la qualificazione all'Europa League è stato il miglior risultato conseguito, ha il diritto di sentirsi frenato nelle sue ambizioni dopo parole di questo tipo. La storia recente della Juventus insegna che, per tornare protagonista in campo internazionale, ha avuto bisogno di affermarsi a forza egemone in ambito italiano. Lo scudetto al Milan manca da 8 anni e da allora in bacheca sono state messe soltanto due Supercoppe Italiane. Il tifoso rossonero è perfettamente consapevole di quanto ampio sia il gap creatosi ultimamente con una delle sue rivali storiche, ma chiede quanto meno di poter tornare a pensare in grande, di guardare al futuro con una prospettiva diversa. Come una volta. E allora presidente Scaroni, parafrasando una celebre frase di Nanni Moretti in "Aprile", dica qualcosa di milanista!