La storia di Ivan Klasnic non è una di quelle tutte pailettes, lustrini e lieto fine che di solito caratterizzano la vita dei calciatori, visti come divinità imperturbabili dai problemi della mondanità: la vita del calciatore croato è un romanzo di formazione che ci appassiona, ci intriga e ci porta a tifare per lui a prescindere dal credo calcistico. La storia di Klasnic ci fa ancor maggiormente innamorare dello sport più bello del mondo: e non importa come finirà, perché l'importante è stata viverla e avere l'onore di raccontarla.

ORIGINI CROATO-BOSNIACHE, DEBUTTO NEL ST. PAULI - Nulla di tutto ciò che lo riguarda sconfina mai nella normalità: Ivan nasce ad Amburgo nel freddo gennaio del 1980 da genitori croati di origine bosniaca, emigrati in Germania per lavoro, e comincia a giocare a pallone sin da giovanissimo. Ma non nell'Hamburger Sport-Verein, la squadra nobile della città, bensì nei cugini poveri e rivoluzionari, quel St Pauli che porta il nome di uno dei quartieri più popolari della città anseatica e il cui inno è "You'll never walk alone". In tre stagioni e mezzo disputate nella Zweite Bundesliga, si mette in mostra come una delle migliori punte dell'intero panorama calcistico tedesco: 26 gol in 95 partite che trascinano il Kiezkicker alla promozione in Bundes, dopo qualche anno di gavetta tra Union 03 Amburgo e TSV Stellingen. 

LA LEGGENDA DI BREMA: DOUBLE CON IL WERDER - Il Werder Brema, ai tempi una delle squadre migliori di Germania, lo nota e lo porta sulle rive della Weser, dove Klasnic all'inizio fatica terribilmente per un brutto infortunio al ginocchio che lo tiene fuori per parecchio tempo e gli fa realizzare solamente tre gol in due anni. Nella stagione 2003/2004 però la solfa inizia a cambiare: pur essendo in scadenza di contratto, le sue 13 reti e i suoi 11 assist contribuiscono a far vincere al Werder il titolo di campione di Bundes e di Coppa di Germania nella stessa stagione, al fianco di compagni come Umit Davala, Frank Baumann, Johan Micoud, Tim Borowski, Ailton, Angelos Charisteas e Haedo Valdez. Una squadra epica, entrata nell'immaginario di tutti i ragazzi tedeschi e non dell'epoca. 

NO ALLA GERMANIA E ALLA BOSNIA, SI' ALLA CROAZIA. LA CHAMPIONS COL WERDER... - Sembra l'inizio di una fiaba stupenda, con Klasnic pronto a decollare e ad attirare l'interesse dei migliori club d'Europa: rifiuta la convocazione di Rudi Voller, ct della Germania che lo voleva nella squadra tedesca, declina l'invito di Blaz Sliskovic, ct della Bosnia che prova a portarlo nella nazionale erzegovina ma accetta la chiamata della Croazia, con la quale aveva già militato nell'Under 19 e nell'Under 21. Il debutto con la nazionale maggiore è guarda caso in un'amichevole contro la Germania, la seconda nazione di Klasnic. Con i Vaitreni il nostro disputerà due Europei, nel 2004 e nel 2008, e un Mondiale, mettendo a referto 12 reti in 41 presenze. Con la maglia del Werder debutta anche in Champions League, realizzando cinque reti nel girone iniziale e portando gli anseatici fino agli ottavi di finale.

LA MALATTIA, IL RIGETTO E I TRAPIANTI -  Ma nel 2006 tutto inizia a precipitare: dopo un Mondiale e un inizio di stagione opaco, a novembre gli viene diagnosticata una disfunzione renale, che lo costringe ad un trapianto; a causa di un rigetto del rene della madre, avvenuto una settimana dopo l'operazione, viene operato nuovamente, questa volta ricevendo il rene dal padre. Il periodo di inattività si protrae per un anno intero, nel quale più volte sembra che Klasnic debba appendere le scarpette al chiodo.
IL MIRACOLO CONTRO IL ST. PAULI E 15MILA VOCI IMPAZZITE - Il croato però non molla mai ed è il primo calciatore a tornare in campo dopo un trapianto con un donatore: il 30 ottobre del 2007 torna a giocare con la maglia del Werder in Coppa di Germania, proprio contro il suo amato St. Pauli. Al 67', momento del suo ingresso in campo, 15mila voci urlano il suo nome: Klasnic realizza un assist, vince ai rigori e a fine partita esplode in un pianto liberatorio. Le sue parole spaccano il cuore dei tifosi: "Sono tornato, proprio contro il St. Pauli. Se non fossi stato in campo avrei pianto per l'emozione. Avrei pianto quando i tifosi hanno urlato il mio nome". Il miracolo però non è finito: meno di un mese dopo torna in campo anche in Bundesliga contro il Cottbus e a pochi giorni da Natale segna una doppietta al Leverkusen, tornando perfino in nazionale.

LA DENUNCIA AI MEDICI DEL WERDER, NANTES E BOLTON, MAINZ E IL RITIRO - Il rapporto col Werder Brema però è logoro, anche perché Klasnic denuncia i medici del club che non si sono accorti prima della malattia e hanno sottovalutato i suoi problemi renali: il tribunale gli dà ragione e costringe la società a risarcirlo di 100mila euro, a fine stagione dopo la scelta di non rinnovare il proprio contratto lascia la Weser.  Si trasferisce dunque prima in Francia, al Nantes, dove nonostante i 10 gol non riesce ad evitare la retrocessione, poi in Inghilterra, al Bolton, dove rimane invece per tre anni, segnando 20 gol in 78 partite e diventando un vero e proprio idolo per i tifosi, che nei momenti di difficoltà gli sono sempre stati accanto. Nel 2013 torna in Germania, al Mainz, ma è costretto a chiudere la carriera per nuovi problemi di salute, che gli impongono il terzo trapianto nel 2015 e il ritiro definitivo, dopo un lungo periodo di dialisi. 

IL TERZO TRAPIANTO, LA PARTITA D'ADDIO E IL FUTURO - Oggi Klasnic ha 38 anni, ha subito tre trapianti ai reni in dieci anni e non ha mai disputato una partita di addio, cosa che vorrebbe riuscire a fare: "Durante il periodo di dialisi prima dell’operazione potevo bere solo un litro e mezzo d’acqua al giorno, adesso non faccio più dialisi e posso bere e mangiare quello che voglio. È molto piacevole, ma non stavo male prima: non sono uno che si piange addosso. Nessuno sa se l’aver giocato a calcio abbia avuto effetti sui problemi ai reni". Il croato vorrebbe scendere nuovamente in campo al Weserstadion: "Fare l’allenatore non mi piacerebbe, non fa per me. Ma se dopo l’ultimo trapianto ho avuto delle offerte, magari c’è un’altra opzione per me". Perché Klasnic non molla, mai: e forse la sua storia, seppur non a lieto fine, può insegnare molto ai giovani che si avvicinano al mondo del pallone. Perché a volte ci si ricorda di più di un Uomo che vince poco che di un calciatore con il palmares pieno.  

@AleDigio89