Nel cinema alcuni registi si distinguono dagli altri perché ricorrono ai cosiddetti "attori-feticcio", ovvero interpreti selezionati appositamente da chi sta dietro la cinepresa perché incarnano alla perfezione la poetica che vogliono andare a rappresentare, in un film o in un'intera filmografia: il caso più comune è quello del binomio tra il regista Tim Burton e l'attore Johnny Deep. Nel calcio, accade qualcosa di analogo tra allenatori e giocatori: un tecnico è capace di portarsi dietro un calciatore in differenti esperienze su diverse panchine, perché incarna al meglio lo spirito che vuole impostare nelle sue squadre. Il "calciatore-feticcio" di Josè Mourinho, uno dei tecnici più vincenti della storia, si chiamava Nuno Ricardo de Olivera Ribeiro, meglio noto con il nome di Maniche.

LA FAMIGLIA DI CALCIATORI E L'ORIGINE DEL SOPRANNOME - Nato a Lisbona, in Portogallo, nel 1977, cresce in una famiglia di calciatori, dato che anche il fratello Jorge Ribeiro si impone nel ruolo di difensore militando assieme al fratello al Benfica, alla Donamo Mosca e nella nazionale portoghese, ancora attivo nel Deportivo Aves. L'origine del soprannome che gli viene dato è piuttosto curiosa: a inizio carriera infatti, nelle giovanili con la maglia del Benfica dove cresce e con l'Alverca, squadra con cui esordisce tra i professionisti prima di diventare famoso con la maglia delle Aguias e del Porto, giocava da esterno destro offensivo, ricordando nei movimenti e nell'aspetto fisico, dato che era completamente biondo, un ex attaccante danese del Benfica di nome Michel Manniche.

VINCE TUTTO CON IL PORTO DI MOU,  2° ALL'EUROPEO IN CASA - Dopo un anno di esperienza nelle serie minori, Maniche disputa tre buone stagioni con la maglia del Benfica, prima di passare negli acerrimi rivali del Porto, cercato e voluto proprio dallo Special One Josè Mourinho. Sarà l'inizio dell'età dell'oro, dato che con la maglia dei Dragoes Maniche vince tutto in tre stagioni, nelle quali disputa 80 partite realizzando 15 gol: due campionati portoghesi, una Coppa del Portogallo, due Supercoppe di Portogallo, una Coppa Uefa, una Champions League e una Coppa Intercontinentale da miglior giocatore, seppur sbagliando il rigore finale. "Vitor Baia, Paulo Ferreira, Jorge Costa, Ricardo Carvalho, Nuno Valente, Pedro Mendes, Costinha, Maniche, Deco, Carlos Alberto, Derlei, Mourinho" sarà un mantra che i tifosi del Porto non dimenticheranno più, l'undici più glorioso della storia dei portoghesi. Nel frattempo con la maglia della Nazionale portoghese si laurea vice campione d'Europa agli Europei casalinghi del 2004, dopo la cocente delusione della finale persa contro la Grecia.

DINAMO MOSCA, CAMPIONE COL CHELSEA DI MOU E ATLETICO MADRID - Sembra poter essere il trampolino verso i più importanti club d'Europa, ma Maniche stupisce tutti, trasferendosi a giocare in Russia nella Dinamo Mosca, dove resiste solo una stagione prima di essere ceduto in prestito al Chelsea del maestro Mourinho, dove si laurea campione d'Inghilterra. Ma il vagabondaggio non termina a Londra: passa infatti all'Atletico Madrid, dove si ferma per due anni disputando due buone stagioni, prima di precedere questa volta lo Special One.
SCUDETTO ALL'INTER CON MANCINI, NIENTE MOU E IL DECLINO - Questa volta è l'Inter ad aggiudicarselo, durante il mercato invernale del 2008: in nerazzurro però Maniche resisterà solo sei mesi, schierato poco da Roberto Mancini e mai convincente, seppur vincitore di uno scudetto. Il maestro portoghese suo mentore arriverà a Milano proprio quando il suo pupillo rientrerà a Madrid, dato che Moratti non esercita il diritto di riscatto. E' l'inizio della fase discendente della carriera di Maniche: dopo un'altra stagione nei Colchoneros, si trasferisce prima in Germania al Colonia e poi torna in patria allo Sporting Lisbona, dove chiude definitivamente la carriera, intraprendendo subito la strada di allenatore.

ALLENATORE E SCRITTORE, MANICHE OGGI - Nel 2013 viene infatti nominato vice tecnico del Pacos de Ferreira, dove assiste l'ex compagno e amico Costinha. Oggi il portoghese ex Inter ha intrapreso una strada non comune per un ex calciatore, quella di scrittore: il suo libro si chiama "Maniche 18 - Las historias (todavía) no contadas", ovvero "Maniche 18 – Le storie (non ancora) raccontate", scritto in 10 mesi con l'amico Tiago Guadalupe, con la prefazione di José Mourinho, la postfazione di Gianni Infantino, presidente della FIFA, e le partecipazioni speciali e esclusive di André Villas Boas, Antonio Ruiz, Cristiano Ronaldo, Deco, Derlei, Duarte Gomes, Fernando Torres, Hélder Postiga, Iker Casillas, Javier Zanetti, John Terry, Sérgio Conceição, Simão Sabrosa, Vitor Bahía e Zlatan Ibrahimovic, nel quale racconta la sua vita da calciatore. Una vita da feticcio. 

@AleDigio89