In questi giorni tristi, e col calcio fermo insieme a gran parte del mondo, le notizie scarseggiano. Una, però, meriterebbe attenzione, e non dovrebbe essere frettolosamente derubricata alla voce “notizie inutili su Calciopoli” come vorrebbero quelli che scamparono quel ciclone e provano repulsione verso tutto ciò che ritiri in ballo quell’argomento.

La notizia riguarda il ricorso presentato da Antonio Giraudo alla Corte Europea per i diritti dell’uomo, attraverso il quale l’ex dirigente della Juventus proverà ad ottenere quella giustizia negatagli dai tribunali italiani, e in particolare quello federale che lo condannò alla radiazione.

Giraudo contesta alcune violazioni della Costituzione europea che portarono alla sua condanna: la concessione alla FIGC di costituire una giurisdizione non precostituita per legge, la celebrazione di un processo-lampo  non in grado di permettere agli accusati di organizzare una valida difesa, l’aver permesso alla Federazione di essere, al tempo stesso, accusatrice e giudice. Tutte motivazioni non di poco conto.

A difendere Giraudo sarà l’avvocato belga Jean Louis Dupont, quello dell’arcinota “sentenza Bosman” in grado, da sola, di rivoluzionare il mercato dei calciatori all’interno della comunità europea. Con l’ottenimento di quella sentenza, Dupont fu infatti in grado di far saltare il tetto del numero di stranieri in ciascuna Lega, permettendo ad ogni club di acquistarne quanti ne volevano. Una sentenza epocale.

Nell’estate 2006, quella appunto di Calciopoli, a Dupont si rivolse inizialmente pure la Juventus, per chiedergli ragguagli su come comportarsi sul piano giuridico. E Dupont, anche in quella circostanza, consigliò al club bianconero di presentarsi davanti all’Alta Corte di Strasburgo, assicurandole che avrebbe ottenuto lo stop immediato del campionato di Serie A e un esame accurato del caso, non escludendo nemmeno una sentenza a lei favorevole.

A Torino, però, preferirono seguire l’iter giuridico normale, accogliendo l’invito dell’allora Governo Prodi ad evitare lo scontro totale con la FIGC, non percorrendo strade giuridiche alternative a quella sportiva, e ritirando pure il ricorso presentato al TAR (come poi la Juve fece) onde scongiurare l’inevitabile blocco del campionato successivo, con inevitabili ripercussioni sull’Erario per i mancati incassi del Totocalcio.

Fu un errore. Grave. Pagato poi a caro prezzo.

Tredici anni dopo, prova a riottenere la propria riabilitazione umana e sportiva Antonio Giraudo rivolgendosi proprio alla CEDU. E affidando a Dupont la sua difesa. Non ho idea di quale potrà essere l’esito di questo ricorso. Di sicuro, dovesse Giraudo riuscire a spuntarla, la FIGC sarebbe costretta a tenerne conto e  – seppur contro la sua volontà – riaprire il processo sportivo su Calciopoli. Con la Juventus che, a quel punto, non starebbe a guardare.

Pura ipotesi, certo, ma per nulla peregrina.