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Clemente, il 'Bobby Charlton basco' che a 25 anni reinventò il suo futuro
“Ci ho provato in tutti i modi.
Non c’è stato nulla da fare.
I  miei dirigenti si sono stancati.
Fratture, operazioni, rieducazione, rientri, brevi periodi di calcio a buon livello e poi … ancora fratture, operazioni.
5 operazioni in poco più di due anni.
Troppe.
Non ci credono più. Dirigenti, compagni di squadra e i meravigliosi tifosi baschi.
L’unico a crederci sono io.
Fosse per me ne farei altrettante di operazioni pur di poter continuare a giocare a calcio.
Perché dovete sapere che io a calcio sapevo giocare per davvero e non giocavo mica in un Club qualsiasi …
No, io giocavo nell’ATHLETIC CLUB.
Se mi trovate un bimbo basco che tiri due calci a un pallone in un qualsiasi campetto della Biscaglia e che non sogni di indossare la maglia “zurigorri” dell’Athletic mi faccio tutto il cammino di Santiago di Compostela saltellando sulla mia gamba “balorda” !
Da noi, in Euskadi, Real Madrid e Barcellona sono lontane molto più dei 400 o 500 km che ci dividono geograficamente.
Sono un altro mondo, un altro pianeta … un’altra Nazione.
E’ da quando ho iniziato a giocare nelle giovanili dell’Athletic che SAPEVO che sarei arrivato in prima squadra. 
Anche se sono sempre stato piccolino.
Perché con il mio sinistro so accarezzare la palla, ma so anche tirare in porta con violenza e posso fare lanci di 40 metri con facilità irrisoria.
E posso correre per 90 minuti, 120, 180 … per un giorno intero se necessario !
Mi chiamavano il “Bobby Charlton” basco.
“E’ forte” dicevano i giornalisti baschi “ma davanti a lui, come titolare non c’è uno qualsiasi, c’è Uriarte”.
A 18 anni esordisco in prima squadra (contro il Liverpool del maestro Billy Shankly, mica contro il Terragona !) e dopo pochi mesi Uriarte viene spostato a destra perché in fascia sinistra ci gioco io.
Sembra l’inizio di un lungo sogno “beh, per 15 anni minimo in questo ruolo siamo a posto” pensano tutti i tifosi dell’Athletic e gli addetti ai lavori. 
Gioco praticamente in tutte le nazionali giovanili spagnole
L’esordio nella Nazionale maggiore pare molto vicino.
Ma da questo sogno mi risveglio bruscamente e dopo poco più di un anno.
A Sabadell in una partita di campionato, un difensore, tale Maranon, entra sulla mia gamba destra fuori tempo, scoordinato e violento.
Il sogno finisce e inizia l’incubo.
Perone fratturato. Frattura scomposta, di quelle brutte.
Nel 1969 una gamba fratturata è una maledizione. 
In quel periodo potevi smettere anche solo per la rottura di un menisco.
Il problema è che anche la tibia è fratturata, ma subito non se ne accorgono neppure.
Ci vogliono 8 mesi.
Ma torno in campo.
E’ dura però.
Alcuni movimenti non sono più così naturali. Spostare il peso del corpo da una gamba all’altra non è affatto facile. 
Addio finte di corpo, dribbling e campi repentini di direzione.
Ma posso adattare il mio gioco.
Posso giocare nel mezzo del campo, fare la mezzala, giocare magari con due tocchi o addirittura di prima. Diventare il regista del mio adorato Athletic.
Ma la tibia si spezza ancora
E poi un’altra volta.
L’Athletic mi manda a Lione per l’ultima operazione.
E’ la mia Lourdes. L’ultima speranza. L’ultima spiaggia.
Niente da fare.
Qualche anno dopo, nel 1975, l’Athletic organizza per la mia “despedida”  dal calcio una amichevole contro il Borussia Monchengladbach, una delle squadre più forti in circolazione.
Mi sono venuti a salutare in tantissimi. Il San Mames è stracolmo.
Volevo essere parte della storia di questo Club.
Anzi … avrei voluto contribuire a scriverla. 
Magari vincendo un Campionato o magari una Copa del Rey … meglio ancora !
In fondo è’ la nostra Coppa.
Niente da fare.
A 25 anni ora dovrò inventarmi un futuro, io che in fondo so fare solo una cosa … giocare a calcio.
 Altro che scrivere pagine di storia …”



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Invece Javier Clemente Làzaro scriverà eccome la storia dell’Athletic Club.
La scriverà vincendo due campionati consecutivi con il club di Bilbao.

Nel 1983 e nel 1984.
Gli ultimi nella storia di questo meraviglioso ed “unico” Club.

Li vincerà come allenatore.
Si, perché nel 1981 la dirigenza dell’Athletic sarà talmente “pazza” da affidare al 32enne Clemente la panchina della prima squadra.
Per prima cosa deciderà di portare con se in prima squadra dal Bilbao Athletic (non è un gioco di parole, è la Seconda squadra dell’Athletic, una specie di squadra primavera che però gioca campionati professionistici)  come Urkiaga, Argote e Zubizarreta che si riveleranno da li a poco giocatori fondamentali per il club basco.
Nella sua prima stagione arriva un brillantissimo 4° posto che, per quanto apprezzato dal fedele popolo dell’Athletic, non lascia certo immaginare quello che accadrà nei due anni successivi; vittoria nei due campionati e addirittura il “doblete” (campionato e coppa) nella stagione 1983-1984.
Il calcio dell’Athletic è ruvido, organizzato e veloce.
A volte duro.
Ma che non si dica che Clemente è un difensivista.
E’ un insulto a lui, alla storia dell’Athletic e all’intelligenza … calcistica e non solo.
Javier Clemente è un grande fan del calcio britannico.
L’Ipswich di Bobby Robson è in quegli anni la sua grande fonte di ispirazione.
Dani e Argote sulle fasce, Manu Sarabia al centro dell’attacco.
Barcellona e Real Madrid hanno Maradona, Schuster, Santillana, Stielike, Juanito … mica giocatori qualsiasi !
Ma l’Athletic vince il campionato, per due volte di fila.
Il primo anno lo vince segnando 71 gol, ben 11 in più dell’altro miglior attacco, quello del Barça.
Difensivista Clemente … bah !
Nel 2005-2006 torna per la 3a volta all’Athletic.
L’Athletic è ultimo in classifica. La squadra fatica ad esprimersi.
Se ne è appena andato Valverde, che aveva fatto cose eccellenti ma Lamikiz, uno dei presidenti peggiori e meno competenti nella storia del grande Club basco, opta per il giovane e semisconosciuto Mendilibar.
13 partite, un pugno di punti e l’ultimo posto in classifica.
Lamikiz, nell’unica scelta azzeccata della sua gestione, richiama il “rubio” Clemente.
A Bilbao non tutti lo amano. Ha la lingua tagliente.
La diplomazia non sa neanche dove stia di casa.
Ma ama l’Athletic visceralmente e conosce il Club come forse nessun altro al mondo.
Trasforma la squadra. L’Athletic ritrova per intero il suo vecchio stile “britannico”.
Gioco sulle fasce e cross a ripetizione.
In mezzo, spesso insieme, ci sono Urzaiz e Llorente con il giovanissimo Aduriz pronto a rilevare entrambi.
Trovatemi 3 colpitori di testa più forti CONTEMPORANEAMENTE nello stesso Club e da domani smetto di parlare di calcio e mi butto sul curling.
L’Athletic risorge. Arriva addirittura 12mo.
Ci sono i presupposti per gettare le basi per tornare nelle posizioni di prestigio della Liga.
Clemente però è consapevole che la squadra ha bisogno di rinforzi, di qualità a centrocampo in modo particolare.
Chiede fra gli altri Raul Garcia, Gorka Iraizoz, (che anni dopo arrivarono entrambi all’Athletic !) Inaki Munoz e Igor Gabilondo.
Lamikiz gli prende solo Gabilondo.
Clemente, che zitto proprio non sta starci, si ribella.
Arrivano ad un feroce scontro verbale
Ovviamente è Clemente che ancora prima di iniziare la stagione deve lasciare la panchina dell’Athletic.
L’Athletic è allo sbando. Arriva forse la stagione peggiore di tutta la storia ultracentenaria del Club.
Sarriugarte (chi ????) e poi Manè riescono a salvare l’Athletic solo all’ultima giornata e grazie ad un calendario benevolo che mette di fronte all’ultima di campionato il già retrocesso Levante all’Athletic … e per di più al  San Mames.
Clemente continuerà la sua carriera altrove, facendo benissimo all’Espanyol e nella Nazionale Serba e in quella del Camerun, continuando a fare buoni risultati praticamente ovunque e continuando imperterrito a sferrare attacchi verbali (adora Twitter !) a tutti coloro che non ama.
E’ andato addirittura in Libia, dove ha portato la nazionale di questo paese al suo primo trofeo calcistico della storia vincendo la Coppa d’Africa del 2014.
Ora si è “momentaneamente ritirato” come ama dire della sua condizione attuale.
Clemente ha 68 anni, l’Athletic dopo gli anni eccellenti del “Txingurri” Valverde sta provando a ricostruirsi e ci sono fior di allenatori che farebbero salti di gioia per sedersi sulla panchina dell’Athletic … ma se ci fosse bisogno “El Rubio” arriverebbe di corsa (Barakaldo e a un passo da Bilbao !) e probabilmente anche gratis.
Anche perché nessuno ama e ha amato l’Athletic Club de Bilbao come lui.
Remo Gandolfi

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