La comprensibile paura di Commisso è che Firenze torni al 1990. Lui, tifoso della Juve, ricorda bene quella stagione di rabbia e ribellione in riva all’Arno, quando perfino le nonne e le zie si schierarono assieme agli ultrà per contrastare la cessione di Baggio all’odiato Agnelli. Momenti di forte sentimento popolare e di inaccettabile violenza, immagini che fecero il giro del mondo. Arrivarono anche in America, dove il calabrese e juventino Rocco stava cercando di fare fortuna. Non ha dimenticato.

Sono passati trent’anni, però. Chiesa non è Baggio, i tifosi della Fiorentina sono cambiati, Agnelli non ha appena portato via ai viola una Coppa Uefa tra le proteste e lo scudetto dell’82, quello che ha scatenato un rancore mai sopito, i ragazzi di oggi nemmeno sanno cosa sia. Per dire: Bernardeschi è andato alla Juve e quasi nessuno se n’è accorto, tanto meno è sceso in piazza. Chiesa forse è qualcosa in più di lui, ma nemmeno troppo.

Se Commisso potesse trattenere Chiesa e costruirgli attorno una Fiorentina forte e solida, competitiva almeno per l’Europa, allora avrebbe un senso alzare un muro attorno al gioiellino. Ma se il prezzo da pagare alla conferma di Federico è condurre un mercato così triste, costruito sulla cessione di Veretout, allora è decisamente meglio mandarlo alla Juve e, con i soldi incassati, provare a rilanciare le ambizioni viola. Anche perché, senza acquisti di spessore, Chiesa non resterebbe certamente a Firenze felice, ma anzi malinconico e scontento. E, in questo modo, potrebbe infilare una stagione negativa e, tra un anno, avere un valore dimezzato rispetto ai 70 milioni di cui si parla oggi. Prima di respingere lui e la Juve, insomma, vale la pena pensarci benissimo. E poi non farlo. Meglio tradire la promessa di confermare Federico che tradire le legittime ambizioni di Firenze.

@steagresti