Buona la prima di Quique Setién, neo condottiero dell'armata barcellonista, ed erede del silurato Valverde. L'1-0 al Granada è frutto dell'umile fatica di un Barcellona che sta ritrovandosi. Il gioiello dell'orafo Messi (gol partita al 30' della ripresa) incastona una prova finalmente davvero corale. Se è vero che è lo spirito che muove la materia, lo spirito inoculato a tempo di record dal nuovo allenatore promette una rapida palingenesi alla squadra blaugrana, più che mai di nuovo in corsa, a pari punti lassù in cima alla classifica, spalla a spalla con gli eterni rivali del Real Madrid. Unico neo, a voler essere pignoli: lo sfondamento del muro andaluso è avvenuto soltanto a un quarto d'ora dal 90', col tetragono e spigoloso Granada ridotto in dieci uomini per l'espulsione (doppio giallo) assai severa del difensore centrale German Sanchez da parte dell'arbitro madrileno Pizarro Gomes. Spizzichi di gloria per i giovani Ansu Fati (che ha giocato quasi tutto il match) Richi Puig e Carles Peres, canterani subentrati nel finale. Il derelitto Napoli di Rino Gattuso, avversario del Barcellona negli ottavi di Champions, cominci pure il giro dei santuari. E preghi con fede.

Serata ventosa e vessilli catalani sventolati, il consueto coté politico della capitale della Catalogna. Campo Nou colmo per l'esordio in panchina di Quique Setièn, che lunedì scorso ha preso il posto di Ernesto Valverde. Setién col Betis Siviglia è stato l'ultimo ad espugnare il tempio blaugrana (novembre 2018) e il suo calcio brillante e rapido ha evidentemente conquistato i dirigenti del Barcellona che gli hanno affidato il compito di ricompattare una squadra talentuosa ma sfrangiata. Si riparte dal testa a testa col Real Madrid che sabato nell'anticipo aveva liquidato il Valencia per 4-1, allungando di tre punti sugli eterni rivali. Sarà un caso ma con Setién al comando, Artuto Vidal ha ritrovato la maglia da titolare, approfittando anche della squalifica di De Jong. Il Barça patisce le assenze di Suarez, operato di menisco presumibilmente al capolinea della stagione, e di Dembelé. Il Granada è un avversario ostico, decimo in classifica con 29 punti, ha in panchina il più giovane tecnico della Liga, Diego Martinez, 39 anni. A sorpresa Martinez tiene in panchina il duo di attaccanti Puertas-Soldado, preferendogli la coppia Vadillo-Carlos Fernandez. Puertas subentrerà a Vadillo a metà della ripresa. A centrocampo manca Montoro, squalificato, e gioca l'ex Roma Gonalons.

La mano del nuovo tecnico si nota subito, anche nel modulo di gioco. Davanti al rientrante portiere Ter Stegen, la difesa si sistema a tre con Sergi Roberto, Piquet e Umtiti, la mediana è a quattro (Vidal-Busquet-Rakitic e Jordi Alba), il tridente d'attacco è formato da Ansu Fati, Messi e Griezmann. Il gioco del Barcellona, impostato dal basso, conosce rapide ed improvvise accelerazioni dalla tre quarti campo in su, una sorta di tiki taka velocizzato ai due tocchi, che libera un uomo sugli esterni. Naturalmente il grande tessitore è Leo Messi, sul quale il Granada tenta di montare una guardia assai arcigna, spedendogli nelle ruote ora Gonalons, ora German Sanchez, ora Domingos Duarte. Con le buone e con le cattive (tre punizioni dal limite, senza esito) la difesa del Granada limita i danni. La "Pulce" tuttavia è molto ispirata e le sue guizzanti serpentine aprono golosi varchi che il giovanissimo (17 anni) Ansu Fati e l'esperto Griezmann non riescono a trasformare in oro. Si avverte la mancanza di un attaccante di peso come Suarez, padrone dell'area di rigore, e il gioco in agilità della squadra di Setién non conosce alternative efficaci al "dai e vai" centrale ispirato dal numero 10 argentino. Il rapido Ansu Fati peraltro nei primi minuti ha due volte il pallone per spezzare l’equilibrio, sul diagonale malizioso del 5' il portiere Rui Silva su allunga a deviare il pallone e al 10', in capo ad una fantastica combinazione avviata da Messi e rifinita da Jordi Alba, il destro del ragazzino fischia ben oltre la traversa. La terza palla-gol capita sul sinistro magico di Messi al 44' ma la battuta è appena troppo larga e il pallone quasi rade la faccia esterna del palo; 0-0 all’intervallo.

Ripresa. La pressione del Barcellona si fa asfissiante, le ondate blaugrana sospingono all'indietro le due dighe andaluse sistemate da Diego Martinez. E' un monologo che all'8' produce curiosamente un estemporaneo contropiede quattro contro due sprecato da Vidal. Al 20', improvvisamente, il Granada esce dal bunker e con Eteki, imbeccato da Puertas, appena subentrato a Vadillo, schianta il pallone sul palo a Ter Stegen battuto. Brivido! La svolta matura dopo 4', l'arbitro madrileno Pizarro Gomes punisce con un cartellino giallo un'entrata fallosa di German Sanchez su Messi. Il centrale di Martinez era già stato ammonito nel primo tempo e viene espulso. Decisione invero alquanto severa che peserà sull'esito della partita. Altri 6' e una giocata da biliardo Busquets-Griezmann-Vidal (tacco) libera Messi in area, il destro piazzato (!) della Pulce fulmina Rui Silva al paletto, 1-0 Barça. Troppo tardi per il Granada per tentare la rimonta è anzi il suo portiere e negare il raddoppio a Messi volando a cavar via dal "sette" il solito missile teleguidato. Ricomincia il duello in vetta alla Liga. E buon divertimento ai gourmets del pallone.