Da più parti e con crescente convinzione viene scritto, detto e riferito che la nuova Inter in via di formazione avrebbe già raggiunto la Juventus nella griglia di partenza per il prossimo campionato. E il merito di questa crescita esponenziale sarebbe da attribuire per intero all’effetto Conte, un allenatore vincente che sa trasformare i gruppi in squadre e i punti in imprese. E’ un’opinione come un’altra e, in linea di massima, più che condivisa va analizzata. Di per sé non è sorprendente ritenere un allenatore migliore di un altro e, dunque, capace di arrivare subito al proprio obiettivo. Nello specifico, però, mi permetto di dissentire perché, dall’altra parte del campo, c’è Maurizio Sarri.

E’ vero che non ha vinto lo stesso numero di titoli di Conte, ma è altrettanto vero che il nuovo allenatore della Juve, l’anno scorso al Chelsea, è riuscito a conquistare una Europa League, cioè un trofeo internazionale, che Conte finora ha visto con il binocolo. Questo per dire che i titoli e le imprese vanno soppesati oltre che enumerati e un titolo nazionale, per esempio la Coppa d’Inghilterra, unico trofeo di Conte nell’ultima stagione in cui il Chelsea arrivò quinto in Premier, vale assai meno dell’Europa League, torneo al quale partecipano un numero infinito di squadre, più le retrocesse della Champions League.
Ora, se è del tutto fortuito che Sarri abbia ereditato la stessa squadra da Conte, non è per niente casuale che il Chelsea dell’uno (Conte) non sia arrivato all’accesso in Champions League, mentre quello dell’altro (Sarri) invece sì.

Sono convinto che non basti solo questo per dire che Sarri sia meglio di Conte, però è strano che nell’anno in cui la Juve disarciona Allegri per passare all’ex allenatore del Napoli, la critica esalti il fattore Conte trascurando il fattore Sarri. Ma non ci si limita a questo. Chi esplicitamente, chi un po’ meno indica in Sarri il punto debole della futura Juve, come se la ricerca di un gioco appassionante e appagante confliggesse con il risultato. Ai deboli di memoria vale la pena di ricordare che il Napoli di Sarri, due stagioni fa, totalizzò 91 punti, quattro in meno della Juve, nonostante l’assenza di un cannoniere (Sarri si inventò Mertens al posto dell’infortunato MIlik) e qualche decisione arbitrale (vedi la mancata espulsione di Pjanic in Juve-Inter giocata il giorno prima del disastroso Fiorentina-Napoli) assai poco favorevole. Sgombrato il campo dal fatto che Sarri sia un perdente (ha vinto al Chelsea ed è stato l’unica vera alternativa alla Juve, finendo a quattro punti e non ad un abisso di distanza), io credo che la Juve attuale, con tutti i suoi eccessi ed esuberi, sia superiore all’Inter dal punto di vista meramente tecnico e che lo sarà anche alla fine di un mercato tribolato per colpa dei molti rifiuti alle cessioni. Perciò - mi chiedo - Sarri è davvero l’elemento che farà rallentare la Juve a beneficio dell’Inter? E la “colpa” sarà della ricerca del bello oltre che dell’utile. A me sembra una teoria bizzarra a meno che la dirigenza della Juve abbia abbandonato la tradizionale razionalità per un progetto avventuroso e, dunque, pieno di incognite. Che Sarri sia poco organico al club bianconero e irregolare rispetto ad un tipo di calcio paludato e lucente è vero, ma mi rifiuto di pensare che non sappia dove si trova e soprattutto ignori quali siano le relazioni personali e quelle aziendali all’interno di un grande club.

Ammesso che ancora sia così, imparerà. Di certo non sprecherà la grande occasione per dimostrare che, non solo è diverso da Allegri, ma può vincere quanto Conte. E con un gioco addirittura migliore.