Tra i tanti giocatori lanciati dallo scomparso Mino Favini c'è anche Massimo Donati, che esordì tra i professionisti con la maglia dell'Atalanta in Serie B nella stagione 1999-2000. Nella sua carriera ha poi vestito diverse maglie prestigiose, tra cui quelle di Milan e Celtic, prima di ritirarsi l'anno scorso e intraprendere l'attività di commentatore per DAZN. Calciomercato.com ha raggiunto telefonicamente Donati per approfondire l'importanza della figura di Favini nello sviluppo del calcio italiano, attraverso la sua attività a Bergamo.

Donati, iniziamo con un pensiero per Mino Favini.

"Era una persona unica per il suo modo di lavorare: ha fatto la storia del calcio italiano. Proprio così. Aveva una visione importantissima dei giovani: le fortune di molti giocatori sono state merito suo."

Ci può raccontare un aneddoto in particolare?

"Ve ne racconto due. A 14 anni ero al mio primo anno lontano da casa e molti allenatori volevano rimandarmi a Udine. Lui si oppose perché vide in me qualcosa di importante e le cose andarono benissimo. Se sono rimasto a Bergamo, lo devo a lui."

Ecco il secondo. Era la finale di un campionato Primavera: Atalanta-Empoli. Peraltro dalle mie parti, a Lignano Sabbiadoro, quindi avevo parenti e amici che erano venuti a vedermi. Noi perdemmo e piansi tantissimo a fine partita. Lui venne in doccia mentre piangevo come un disperato, e riuscì a tirarmi su. E poi ho saputo che disse: "Diventerà un calciatore al 100%"."
Concretamente, per quali aspetti un personaggio come Favini fa la differenza nello sviluppo di un settore giovanile così importante?

"Avere occhio nel capire quali ragazzi possono diventare calciatori. Questa è infatti la cosa principale: capire, tra tanti ragazzini bravi, chi lo è davvero. E poi saper dire la parola giusta, saper dosare carota e bastone. In definitiva, sapere che tratti con dei ragazzi e non con degli adulti."

Durante la gestione di Favini, un giovane giocatore decideva di andare all'Atalanta anziché in un'altra società anche grazie alla sua presenza?

"Sicuramente. Andare all'Atalanta è una garanzia perché sai di essere in ottime mani: prima pensano alla persona e poi al giocatore. E se il settore giovanile atalantino è così importante è anche grazie a lui."

Vedremo a breve Massimo Donati su una panchina?

"Vedremo, sto cercando il progetto giusto e la società giusta. Quest'anno lo sto dedicando a vedere molte partite, anche grazie al lavoro di commentatore. Sicuramente nella mia vita voglio fare l'allenatore."