Trentasei anni fa, quasi per gioco ma anche per ricordare che il cinema come industria italiana non era nato a Roma, tre giovani uomini coraggiosi inventarono il “Filmfestival” di Torino. Due giornalisti, Gianni Rondolino e Ansano Giannarelli insieme con il filosofo Gianni Vattimo ai quali si aggiunse il critico Steve Della Casa diedero vita ad una manifestazione che, nel corso degli anni, si è imposta come un irrinunciabile evento internazionale pari alla Mostra di Venezia o a quella dei Nastri d’argento. La prossima settimana, il giorno 23, nel capoluogo piemontese che fu appunto la culla del cinema con gli studi Fert si aprirà la trentaseiesima edizione della Rassegna.

In gara e fuori concorso opere realizzate da grandi registi e interpretate da celebri attori con il coordinamento del guest director Pupi Avati. Il filo conduttore della Mostra sarà quello del genere “apocalittico” senza, però, concessioni al “catastrofismo” di tipo americano ma semmai alle lettura della nostra società e di quella futuribile attraverso la macchina da presa. Come autore ci sarà anche Nanni Moretti, già presidente del “Filmfestival” in passato e prima di Gianni Amelio, con un’opera ispirata dal golpe in Cile e dall’assassinio di Salvador Allende. Grande attesa e curiosità anche per l’esordio di Valerio Mastrandrea come regista di un film da lui scritto e diretto. La locandina-poster della rassegna è dedicata alla grande e bellissima Rita Hayworth in omaggio ai numerosi ospiti che arriveranno da tutto il mondo.
Anche lo sport, come da tradizione consolidata, sarà presente al Festival con un docu-film di grande suggestione e attualità. “Ragazzi di stadio quarant’anni dopo” è il titolo dell’opera scritta e realizzata da Daniele Segre il quale con questo nuovo lavoro intende chiudere la trilogia inaugurata con “Ragazzi di stadio” e con “Perché il potere deve essere bianconero”. Ancora una volta i protagonisti della pellicola saranno i ragazzi della Curva, giovani e meno giovani, e in particolare quelli della Juventus. Verrà riproposta la storia dei Fighters e poi quella dei Drughi ma soprattutto verranno messe a nudo le loro anime di tifosi comunque particolari, spesso eccessivi, talvolta violenti eppure pur sempre ragazzi di stadio. Con questo film, che nulla ha a che vedere con l’inchiesta di tipo giornalistico, Segre intende scendere nelle profondità umane dell’ultras e di portare alla luce i percorsi personali di ciascuno toccando corde intime e segrete. Un’occasione, preziosa e imperdibile, per tentare senza pregiudizi la radiografia di persone diventate nel tempo simbolo di un fenomeno controverso e comunque complesso nato dalla passione per il calcio.

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