Sembra una storia ai titoli di coda quella tra Edin Dzeko e la Roma, una storia che molto probabilmente si concluderà con il passaggio del bosniaco all'Inter e un addio ad una città che non ha mai fatto mistero di amare, visto che non più tardi di un anno e mezzo fa rinunciò al Chelsea di Conte pur di non abbandonare la Capitale. Ma nel calcio le cose cambiano in fretta e 18 mesi a volte possono sembrare 18 anni, cosi questa volta Dzeko non dirà di no per la seconda volta ad Antonio Conte, perché se ne vuole andare soprattutto da una piazza della quale pure si era innamorato, ma che vive solo di passioni viscerali e suggestioni irrealizzabili. Roma è da sempre la capitale del calcio parlato, ma di sicuro non di quello giocato, e questo Dzeko lo ha capito a proprie spese in particolar modo nel corso di questa sua ultima travagliata stagione romanista, una stagione nella quale al netto del suo rendimento (senza dubbio al di sotto delle aspettative), ha dimostrato soprattutto un certo malessere verso l'ambiente circostante, che si è manifestato in atteggiamenti di insofferenza e nervosismo nei confronti di avversari e talvolta anche compagni, un atteggiamento che ha spiazzato quei tanti che si erano abituati all'immagine del gigante mansueto e indolente, ma che quest'anno in più di un'occasione ha fatto letteralmente tremare le pareti dello spogliatoio giallorosso.

E così sta per consumarsi nell'indifferenza dell'estate romana una partenza che col senno di poi, potrebbe lasciare un vuoto difficile da colmare, perché in questi giorni tormentati, segnati soprattutto dal secondo addio di Totti, in pochi si rendono conto, che un attaccante in grado di sostituire Dzeko, sul mercato attuale non esiste. Infatti i nomi che si fanno per l'attacco della Roma, si dividono in due categorie: quella dei sogni irrealizzabili alla Icardi o Higuain, e quella dei Petagna, un nome che con tutto il rispetto non tirerebbe su il morale di una tifoseria depressa come quella giallorossa  e che avrebbe come unico e deleterio effetto quello di irritare ancor di più una piazza che già di suo è stanca, delusa ed esausta, dal brusco e repentino mutamento che sta stravolgendo l'identità della Roma. Un mutamento caratterizzato dall'addio di due bandiere come Totti e De Rossi, un mutamento che però potrebbe continuare con effetti ancor più disastrosi sul presente, visto che un altro addio come quello di Dzeko si tradurrebbe immediatamente in un ulteriore impoverimento della cifra tecnica della squadra giallorossa. 

I tifosi della Roma infatti, nonostante la stagione deludente del bosniaco, sanno benissimo che un attaccante del genere è praticamente insostituibile per la Roma attuale. La proprietà americana infatti nelle ultime due stagioni ha rinunciato a delle pedine che all'ombra del Cupolone erano maturate fino quasi ad arrivare alla soglia  della categoria campioni fatti e finiti, salvo poi venderli un attimo prima e vederli diventare giocatori di statura mondiale altrove, mi riferisco soprattutto a Salah e Alisson, che si sono laureati campioni d'Europa, per di più con il Liverpool, forse l'unica squadra europea veramente odiata dai romanisti e ancora tra le favorite in Champions e Premier League nelle quote delle scommesse sportive Per questo motivo, anche se ormai l'affare tra Inter e Roma sembra inevitabile, dalle parti di Trigoria qualcuno dovrebbe avere il coraggio di far capire a Pallotta, che per una volta forse sarebbe il caso di rinunciare ad una cessione sicuramente vantaggiosa economicamente, ma che dal punto di vista tecnico potrebbe rivelarsi un vero e proprio salto nel buio; perché se è vero che Fonseca punterà molto su un gioco moderno e spettacolare, di sicuro non potrà farlo affidandosi a delle scommesse. Dzeko quindi quasi sicuramente la prossima stagione vestirà i panni di una Beneamata che coltiva folli propositi di riscossa nei confronti dell'eterna dittatura juventina, ma alle spalle si lascerà le rovine di un sogno come quello della Roma americana, che però col passare degli anni si sta tramutando solo in una sorta di Peplum, uno di quei film che tanto colpivano l'immaginario collettivo d'oltreoceano, uno di quei film in cui si voleva narrare l'idea americana che si aveva di Roma...ma Roma era ed è un'altra cosa.

@Dragomironero